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Acqua, ritardi sui nuovi allacci:
la Ciip manda diffida
alla Provincia

ANCORA PROTESTE nei confronti della società che gestisce la risorsa idrica. Ma stavolta passa la palla all'ente che non ha rilasciato l'autorizzazione ad intervenire sulle strade pubbliche nei trenta giorni previsti. Si tratta di una quindicina di pratiche rimaste "appese". Ecco i motivi spiegati dal dirigente Celani
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Giovanni Celani e Sergio Fabiani, rispettivamente dirigente della Ciip e presidente della Provincia di Ascoli

 

Bufera sulla Ciip spa non solo per le bollette in acconto e ravvicinate arrivate nelle ultime settimane ai cittadini.

Le proteste arrivano anche dagli utenti che da mesi hanno fatto richiesta per nuovi allacci senza trovare la strada per vedersi accontentati.

Si tratta nella maggior parte dei casi, una quindicina in tutto, di spostamenti di contatore dovuti a lavori di ristrutturazione anche di case danneggiate dal sisma.

Prima dei lavori i contatori magari erano all’interno della casa o del condominio. Ora la tendenza è di posizionarli all’esterno. La pratica dello spostamento, per qualcuno, risale ai mesi di ottobre e novembre.

A maggio ancora nessuna risposta da parte della società che gestisce la preziosa risorsa ma che, sentita, ha dato la sua versione dei fatti.

«Si tratta di opere che richiedono, da parte nostra, interventi su strade comunali o provinciali che passano all’interno del centro abitato.

Dobbiamo chiedere l’autorizzazione dell’ente.

Di pratiche come queste ne facciamo 150, 200 l’anno».

A parlare è Giovanni Celani, dirigente della Ciip, che sottolinea di come la domanda, «se passa attraverso i Comuni anche piccoli va avanti senza problemi nei 30 giorni previsti, proprio dal regolamento provinciale».

«Negli ultimi mesi – afferma Celani – si sono inceppate le pratiche con la Provincia di Ascoli. La nostra società  infatti ingloba 59 Comuni tra il Piceno ed il Fermano.

Noi abbiamo avviato la domanda ed ottenuto l’assenso del tecnico di zona della Provincia picena.

Ma poi tutto si è fermato. Probabilmente a causa del Coronavirus, anche in questo caso.

Più volte abbiamo sollecitato senza però avere riscontri.

Sappiamo che l’ente si è avvalso, per qualche settore, dello smart working. E’ pensabile che l’inghippo si sia creato per questioni organizzative?

Non lo possiamo sapere né è nostra intenzione fare illazioni.

Però abbiamo bisogno di risposte.

Tanto che siamo stati costretti ad inviare una diffida alla Provincia di Ascoli per sbloccare le autorizzazioni».

Il sistema dello smart working, messo a punto per andare incontro alle esigenze di azienda e lavoratori durante la fase clou dell’emergenza sanitaria, non è stato applicato dalla Ciip spa che ha utilizzato ferie e cassa integrazione per far stare a casa, laddove possibile, i dipendenti.

«E’ stato il caso – dice il dirigente della Ciip – di coloro che lavorano nell’ufficio progettazione e lavori, nel momento in cui tutta l’Italia era ferma.

Non sono stati a casa, ad esempio, i fontanieri.

Adesso stiamo mettendo a punto lo smart working da adottare, se ci sarà bisogno, in una fase di eventuale recrudescenza del virus in autunno».

m.n.g.


© RIPRODUZIONE RISERVATA


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