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Galanti (Pmi Autotrasporto):
«Accelerare i pagamenti alle imprese,
mancano 15/20.000 autisti»

FASE 2 - Il segretario nazionale dell'associazione delle imprese che movimentano le merci: «Nemmeno il crollo del prezzo del petrolio ci sta aiutando visto che in Austria il diesel costa 0,89 euro al litro. Come facciamo a competere?»
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di Renato Pierantozzi

Emergenza Covid-19, ristoranti e bagni chiusi fino a pochi giorni fa, turni massacranti, liquidità scarseggiante e blitz della Magistratura contro le imprese fuorilegge. La situazione in cui versa il settore dell’autotrasporto resta sempre molto tesa. «Ci appelliamo alle imprese -afferma il segretario nazionale della Pmi-Autotrasporto, l’ascolano Roberto Galanti- affinché non ritardino i pagamenti alle aziende che movimentano le merci altrimenti andiamo in difficoltà e siamo costretti a lasciare i mezzi fermi visto che poi il sistema produttivo deve ripartire. Nella nostra zona va un po’ meglio grazie all’agroalimentare». Nemmeno il crollo del prezzo del gasolio, passato in pochi mesi da 1,50 a 1,15 al litro, sembra essere risolutivo.

Roberto Galanti

«Ci sta dando una mano -dice sempre Galanti- ma mi sono giunte alcune foto dall’Austria dove il diesel sta a 0,89. Per non parlare poi del costo del lavoro in Italia. Come facciamo a reggere la concorrenza?». Galanti non dimentica nemmeno le recenti inchieste che al Nord Italia ha scoperchiato una realtà fatta di turni massacranti per gli autisti mettendo a rischio anche gli automobilisti. Uno scenario non proprio sconosciuto nemmeno al Piceno e allo steso Galanti che nel 2011 scrisse un libro-denuncia.

«In un momento -afferma il segretario Pmia- in cui il costo della manodopera proveniente dai paesi dell’estero (non solo dall’est) nettamente inferiore a quello in vigore in Italia, molti hanno estero-vestito le proprie aziende. Controlli pressoché vicini allo zero e concorrenza sleale nei confronti di quelle che caparbiamente hanno continuato a mantenere il Made in Italy.

Risultato: molte chiusure (altre chiuderanno), aggravate oggi da problemi alcuni dei quali storici ed altri evidenziati in questi 80 giorni di “arresti virali” aggiunte alle evidenti non volute difficoltà aziendali, si è incrementato un pericoloso movimento di riduzione in schiavitù. Nel 2011 io scrissi (raccolsi racconti e testimonianze dalla strada) e “denunciai” tutto in un “manuale dell’Autotrasporto dopato (tutto quello che accade e che non si deve fare)”. Il materiale mi veniva da segnalazioni di strada.

Tale manuale fu ripreso alcuni anni dopo anche da una autorevole rivista specializzata (sistemi di Logistica) . In questo caso ricevetti molti apprezzamenti, ma in sostanza, da allora vista la cronaca, non è cambiato molto. La nostra zona non rimase immune da questo mal costume! Molte aziende avevano nel proprio organico autisti esteri i quali, seppur con enormi difficoltà, trovavano in Italia una condizione decisamente migliore di quella dei loro paesi. Un autista italiano costava molto di più rispetto, parità di lavoro, a quelli esteri.

Risultato: quando gli autisti, per ovvie ragioni, sono rientrati nei loro paesi, l’autotrasporto italiano si è trovato in difficoltà per reperire manodopera “nostrana”.  Ecco perché oggi il settore necessita, sull’intero territorio, di almeno 15/20.000 ”braccianti” del camion».

Galanti si appella anche alle altre associazioni di categoria del comparto. «Non è l’autotrasporto -afferma- che ho rappresentato in tanti anni di presenza sindacale sulle strade e che non intendo rappresentare (quello illegale), ma una domanda “Lubranica” mi sorge spontanea: cosa si è fatto per eliminare il malcostume e soprattutto sarei curioso di sapere da quelle associazioni “snobbistiche” (non tutte ovviamente.

C’é chi ha denunciato, da agenzie, questi avvenimenti) che pretenziose di rappresentare, a prescindere, tutto e tutti (cosa assolutamente non vera), e che oggi, in molti, sulle piazze (quello che si vede dai servizi televisivi e si legge dalle cronache giornaliere) definiscono quelle alberganti nell’Olimpo, cosa e come hanno operato, strada facendo, per denunciare i fatti che si conoscevano? Credo poco o nulla di particolarmente concreto. Necessario e giusto anche dire che si possono “denunciare” fatti, ma poi altri devono operare. I fatti dei giorni scorsi ne sono prova. Il mio modestissimo pensiero -conclude Galanti- va nei confronti di chi non ha “fatto” e non fa ovviamente!

Cosa fare oggi secondo me? Lavorare tutti insieme, ognuno per la parte che rappresenta ovviamente al fine di revisionare o addirittura contribuire ad eliminare quella parte di autotrasporto dopato che per fortuna non è tutto (moltissime nostre aziende lavorano in modo professionale e corretto), ed assistere, in ogni modo, la crescita di quelle sane. Chissà se la mia è una ipotesi utopistica o percorribile?».


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