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I pusher non si sono mai fermati:
passeggiate con i cani per spacciare
Dopo il lockdown la droga torna a uccidere

IL COMMENTO - Dodici le vittime nell'ultimo mese in Italia, tre nelle Marche, l'ultima ieri a Macerata. Per far fronte ai minori guadagni gli spacciatori hanno iniziato a vendere sostanze più tagliate e si sono organizzati con nuovi modi per consegnare lo stupefacente
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L’avvocato Giuseppe Bommarito

di Giuseppe Bommarito*

Nelle Marche solo nell’ultimo mese tre le morti per overdose, su un totale di 12 decessi riguardanti l’Italia intera. Un nuovo morto per overdose ieri, questa volta nel pieno centro della città di Macerata a ricordarci che certe tragedie continuano a svolgersi senza sosta e senza pietà, colpendo indifferenziatamente giovani e meno giovani.

Mentre infatti il Coronavirus sta arretrando in maniera vistosa (anche se non mancano i timori per una recrudescenza autunnale), il virus venefico della droga, dopo una leggera flessione nel periodo più rigido del lockdown, sta riprendendo a colpire con violenza inusitata, specialmente nelle Marche, da sempre al centro di traffici di stupefacenti di grande portata. Ormai infatti trafficanti e spacciatori si muovono con una relativa libertà, e non sono più costretti a rischiare in maniera eccessiva per le consegne, negli ultimi tempi rese difficili, anche se non impossibili, dai divieti e dalle limitazioni di circolazione, sia a piedi che in auto, vigenti dal 10 marzo al 4 maggio scorso. Non che in questi 50 giorni il mercato della droga si sia fermato.

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Il rinvenimento del corpo di Massimo Buresta a Macerata

Tutt’altro! Lo spaccio si è ben presto organizzato, in primo luogo tagliando di più le varie sostanze per far fronte alla riduzione complessiva della disponibilità della “merce” e, in parallelo, aumentando i prezzi in considerazione della maggiore rischiosità.

Poi inventandosi nuove modalità di consegna, ad esempio, oltre alle spedizioni di merce varia tramite corriere, le passeggiate a piedi e soprattutto quelle con i cani, che davano meno nell’occhio – specialmente se effettuate nelle ore notturne – e consentivano maggiore mobilità, e soprattutto la consegna del cibo a domicilio effettuata da pseudovolontari, quando non si poteva contare sulla complicità di qualche esercente rimasto aperto per la tipologia dei prodotti venduti. Il tutto alla faccia del rischio contagio, certamente favorito non solo dai contatti ravvicinati necessari per la consegna al consumatore e il conseguente pagamento in contanti, ma anche e soprattutto – allorché questa è stata la modalità – dalla cessione di eroina racchiusa nelle famigerate palline contenenti la sostanza, tenute in bocca dal pusher sino ad un attimo prima della cessione.

ViaPiave_Morto_FF-2-650x434 L’eroina, in particolare, ha ripreso ad uccidere, come sembra avvenuto anche nell’ultimo caso registrato a Macerata, quello di Massimo Buresta, 52 anni di Belforte (domani è fissata l’autopsia). Anche perché la mortalità da overdose è più frequente dopo un periodo più o meno lungo di forzata astinenza.

E la strage, ancora una volta, ha colpito le Marche più che altrove, per motivi che – come più volte illustrato –non sono casuali, ma derivanti dal fatto che il territorio marchigiano è, in Italia, uno degli approdi principali dell’eroina proveniente sia dall’Asia che dal Nord Europa. Nelle Marche, di conseguenza, la sostanza costa di meno ed è di più facile ed immediata reperibilità per le varie organizzazioni italiane e straniere che praticano il mercato della morte.

Basti pensare che, non certo a caso, su dodici decessi per droga avvenuti nell’ultimo mese, ben tre si sono verificati nel territorio delle Marche, uno a Jesi, uno nel Fermano e l’ultimo a Macerata, quello verificatosi nella notte tra sabato e domenica, così consolidando ancora di più la seconda posizione (dopo la Valle d’Aosta) della nostra regione nella tragica graduatoria del tasso di mortalità da overdose.

Va aggiunto che, nella graduatoria nazionale delle morti per droga, che da gennaio ad oggi registra sessantuno decessi, non sono state ancora inserite le dodici morti per probabili overdose da metadone (nove nel carcere di Modena e tre in quello di Rieti) accadute pochi giorni dopo il 10 marzo nel contesto di una serie di violentissime rivolte carcerarie, sicuramente organizzate, conclusesi con diverse evasioni e, per quanto qui interessa, con l’assalto alle infermerie degli istituti penitenziari e con l’asportazione di metadone dalle infermerie, assunto nell’immediatezza e in dosaggi eccessivi, con esiti letali in molti casi. Le analisi tossicologiche sono ancora in corso e quindi una diagnosi precisa non è ancora disponibile al riguardo, ma tutto lascia pensare che in quei giorni così difficili la droga abbia mietuto vittime nell’universo carcerario in una misura spaventosa, aggiungendo così dramma al dramma.

* Presidente dell’associazione “Con Nicola, oltre il deserto di indifferenza”  

 


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