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Castignano punta sul rilancio turistico e sui prodotti tipici del luogo

CASTIGNANO - Dopo il disastro del terremoto, sembrava si potesse tirare un sospiro di sollievo, ma l'emergenza Coronavirus è stato un duro colpo, anche se il paese è finora un dei pochi "Covid free" grazie ai cittadini e all'impegno di Amministrazione comunale e forze dell'ordine. Il sindaco Fabio Polini: «Io definito sceriffo sui social? Ho fatto solo il mio dovere»
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di Andrea Vagnoni (fotoservizio) e Simone Corradetti (testo)

E’ tradizione che il nome Castignano derivi dai meravigliosi castagneti e tale ipotesi si ritiene la più attendibile, visto che l’albero del castagno troneggiava nella piazza principale del paese, figura nel civico stemma e tuttora si erge imponente nel giardino della sede municipale in via Margherita.

Alcuni vogliono invece che tale denominazione derivi dalla castità dei costumi dei primi abitanti, altri ancora sostengono che il nome derivi dal Console romano Castino (424 a.C.), fondatore del paese.

Il paese, intorno all’anno 1000, era di ragguardevole estensione ma, a causa sia della sua posizione in declivio fra il fiume Tesino ed i torrenti Chifente e Acquachiara, sia della struttura geologica del terreno, costituita da strati di argilla e arenaria, metà dell’abitato sprofondò.

Venne così a crearsi l’alto dirupo a sud, fortificato con l’imponente muraglione con tredici arcate che oggi costituisce una delle principali caratteristiche del panorama. Altre devastazioni ha subito il paese nel tempo, per effetto di frane e di terremoti (nel 1335, nel 1574 e nel 1717) e, più di recente, per i terremo­ti del 1913 e del 3 ottobre 1943.

Nel secolo XI, Castignano entrò a far parte del presidiato dei Farfensi per passare, più tardi, sotto l’autorità del Vescovo di Ascoli. Un dominio, quel­lo di Ascoli, mai accettato dai castignanesi che intrapresero dure lotte e rivolte popolari per riconquistare la propria autonomia, alleando­si con Fermo, altra rivale di Ascoli. Tra il 1369 ed il 1380 Castignano subì anche la breve, ma dura, tirannia di Boffo da Massa. Intorno al 1400, passò sotto la giurisdizione della Corte Romana e, appena un secolo più tardi, nel 1493, ritornò sotto il domi­nio di Ascoli per mano del Papa Alessandro VI che vendette il ter­ritorio del Comune per 3000 scudi.

In seguito a tale misfatto, il Papa, nel 1538 restituì definitivamente l’indipendenza ai Castignanesi e nel 1585 Sisto V rese Castignano capoluogo libero anche dal potere temporale del Vescovo di Ascoli, ponen­dolo sotto la giurisdizione della Diocesi di Montalto Marche, mentre la frazione Ripaberarda e la contrada Castiglioni rimasero sotto la Diocesi di Ascoli.
Un territorio tutto da scoprire che punta sul rilancio turistico, e sui prodotti tipici del luogo. Dopo il terremoto del 2016, il paese è stato messo a dura prova, dovendo fare i conti con il calo demografico, e la ricostruzione di alcune edifici. Tutto sommato si poteva tirare un sospiro di sollievo, considerato che non ci sono state vittime, ma all’emergenza sismica, si è aggiunta quest’anno anche quella sanitaria della pandemia globale da Coronavirus.
Castignano, è rimasta fortunatamente una delle poche comunità senza contagi, anche grazie all’impegno dell’amministrazione comunale e delle forze dell’ordine. Si intravede una ripresa graduale per l’economia del paese, con gli esercizi pubblici che stanno riprendendo a lavorare normalmente, dopo due mesi di lockdown. Percorrendo le vie cittadine, possiamo osservare le mura castellane con le abitazioni addossate, e le suggestive piazze Umberto I e San Pietro, teatro di numerose manifestazioni e rievocazioni storiche, come il Carnevale e Templaria Festival.

Il sindaco Fabio Polini

A tal proposito, facciamo visita al sindaco Fabio Polini che si ritiene «fortunato perché Castignano è un comune “Covid free”, anche se non è stato possibile realizzare in sinergia con la pro loco, l’edizione 2020 del Templaria Festival che ha sempre richiamato migliaia di visitatori da tutto il mondo, e purtroppo sarà un introito in meno per la comunità».

E’ stato fatto il necessario per contenere l’emergenza? «Abbiamo fatto soprattutto prevenzione. Sono sceso in strada insieme all’agente della Polizia Municipale per far capire alla popolazione che non si trattava di un gioco, ma di una lotta per la vita, e mi appello alla responsabilità delle giovani generazioni, perché non bisogna abbassare la guardia, e dobbiamo restare uniti per vincere la battaglia contro il virus».
Cosa risponde a chi lo ha definito uno sceriffo sui social? «Ho fatto semplicemente il mio dovere, e i miei concittadini lo sanno, per il resto lascio perdere qualche “leone da tastiera” che fa sterili polemiche».

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