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Domenico Fanesi è tornato a casa:
«Il Coronavirus non è sparito,
rispettate le regole»

ASCOLI - Il dipendente comunale, coordinatore del'Ambito territoriale sociale 22, ha riabbracciato la sua famiglia dopo 84 giorni di ospedale, di cui 47 in terapia intensiva. E si sente di lanciare un appello a cittadini e operatori economici. I ringraziamenti a coloro che sono stati vicini a lui e alla sua famiglia e al personale sanitario
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Domenico Fanesi riabbraccia la sua famiglia dopo 84 giorni di ospedale

E’ tornato finalmente a casa Domenico Fanesi, coordinatore del’Ambito territoriale sociale 22 di cui il Comune di Ascoli è capofila, il secondo dipendente comunale del piceno (il primo è stato il dirigente Paolo Ciccarelli) che a causa del Coronavirus è stato sul punto di non farcela.

E’ lui stesso ad annunciare il lieto fino, affidando ai social la gioia di aver riabbracciato la sua famiglia dopo 84 giorni di  ospedale di cui 47 di terapia intensiva.

«La battaglia contro il virus è stata durissima, per diversi giorni ho rischiato di non farcela ma alla fine sono riuscito a guarire da questo terribile morbo», ha detto.

Al termine del percorso però, alla luce di quello che ha passato e con lui i suoi cari, il dirigente si sente in dovere di fare è un appello ai cittadini ed agli operatori economici.

E proprio nel momento in cui si rischia di abbassare la guardia perchè il nemico sembra domato e le riaperture ci danno la sensazione che tutto stia tornando alla normalità. 

«Rispettate il distanziamento sociale, utilizzate le mascherine e tutte le norme anti contagio.

Non è vero che il virus è sparito. E non è vero che è “poco più di un’influenza”.

Ammalarsi di Covid è un incubo. Ed è pericolosissimo».

Con grande coraggio e senso civico Domenico Fanesi esce allo scoperto su quello che ha vissuto per dare a tutti un messaggio chiaro, che non deve rimanere inascoltato.

«Durante la lunga degenza – racconta ancora il dirigente comunale – ho avuto modo di apprezzare le centinaia di persone (non esagero) che mi sono state vicine.
Colleghi, ex colleghi, vecchi amici, nuovi amici, ex compagni di scuola, famigliari degli amici e dei colleghi, persone che mi conoscono appena e persone che mi conoscono da sempre, un’intera comunità si è stretta attorno a me ed alla mia famiglia, e questo, in quei terribili momenti, è stato di grande aiuto.
Per questo voglio ringraziare tutti quelli che mi hanno dedicato una preghiera, un pensiero positivo, un momento di riflessione, perché sono sicuro che tutto questo è stato decisivo affinché questa terribile storia avesse un lieto fine.
Voglio ringraziare, inoltre, tutto il personale sanitario e non, dell’ospedale di San Benedetto del Tronto e del centro riabilitativo Santo Stefano di Ascoli Piceno che mi hanno curato con competenza sensibilità ed affetto.
Adesso si apre un altro capitolo della mia vita, consapevole che mi è stata concessa un’altra chance, che cercherò di vivere con il massimo della serenità cercando di apprezzare ogni singolo istante che la vita stessa mi concederà».


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