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Ci mancava solo
il “porno-pontino”:
il degrado regna
nel cuore della città

SAN BENEDETTO - Per giorni, una fotografia pornografica è stata sotto gli occhi di tutti, bimbi compresi, nel frequentatissimo Pontino Lungo. Tra writers, urina, e cancelli installati e mai utilizzati, quel punto attende risposte definitive sul fronte del decoro
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di Marco Braccetti

Ci mancava solo il porno-pontino. Si arricchisce di un nuovo, scabroso, tassello il puzzle di degrado che, da troppi anni, caratterizza quel punto del quartiere Marina Centro. Per giorni, una fotografia pornografica stampata in bianco e nero su foglio A4 è rimasta sotto gli occhi di tutti, bambini compresi, nel centralissimo passaggio ciclopedonale tra le vie Calatafimi e Paolini.

Il pontino incriminato

L’immagine erotica (una donna e tre uomini, intenti in un atto sessuale molto spinto) riaccende i dubbi sulle frequentazioni di quel particolare punto urbano, già più volte finito al centro di episodi sgradevoli. La speranza è che il pontino non sia diventato pure ritrovo di pornofili.

Per tagliare la testa al toro, servirebbe l’installazione di un sistema di videosorveglianza. Se ne parla ormai da troppi anni: soprattutto dopo il tentato stupro del 2013 che ebbe inizio proprio sotto il pontino, con epilogo nel vicino giardino di via Paolini. Ben due sindaci (Giovanni Gaspari e Pasqualino Piunti) innumerevoli proclami ma, finora, zero fatti concreti. Così, soprattutto di notte, quello spazio continua ad essere “terra di nessuno”. Con buona pace dei cancelli, fatti installare in fretta e furia nel 2017 con l’idea di chiudere quel passaggio nelle ore notturne. Idea, appunto, rimasta nel mondo delle idee.

Giusto pochi giorni fa, l’ennesimo episodio di vandalismo, con le mura del pontino totalmente imbrattate con graffiti, scarabocchi e perfino bestemmie scritte a lettere cubitali. Il Comune era corso ai ripari, ripulendo tutto. Ma quanto durerà?

Secondo il sindaco Piunti, chiamato a commentare l’ennesimo sfregio compiuto dagli imbrattamuri, il dibattito pubblico è troppo incentrato sulle sorti di quella piccolissima porzione della città. Nel corso degli anni, però, il pontino è diventato quasi un simbolo. Uno specchio delle troppe nefandezze che si perpetrano (quasi sempre impunemente) lungo tutto il territorio. Dalle risse, agli atti vandalici di varia natura, passando per gli angoli di strada trasformati in orinatoi. Troppi fattacci si ripetono a ritmi preoccupanti.

«Le telecamere sono previste nel piano di videosorveglianza portato avanti dalla mia amministrazione, ma veniamo da un lockdown totale – dice il primo cittadino -. In Comune un dipendente su tre è ancora in smart working e non finirà il 31 luglio. Quando metteremo le telecamere? Non do date, ma vi assicuro che prenderò io in mano il problema del pontino e lo risolverò».

I cittadini aspettano e sperano. Intanto il Comitato di quartiere morde il freno e torna a chiedere la chiusura: «Se si deve chiudere, si chiuda – taglia corto la vicepresidente Mery Micucci -. Io chiedo solo che si attui un orario adatto alle esigenze dei pescatori che ancora utilizzano quel passaggio per recarsi dal centro al porto per imbarcarsi, spesso prima dell’alba. Inoltre, il compito di aprire e chiudere il pontino non può essere assegnato a noi volontari del Comitato».

Quella dei cancelli al pontino lungo è una querelle degna di “Beautiful”. Se ne sono occupati vari assessori, tra cui Filippo Olivieri. «Insieme all’assessore al Bilancio, stiamo trovando le risorse per appaltare il servizio di apertura e chiusura dei cancelli ad una ditta di vigilanza privata: una spesa di 100 euro al mese. Prima che parta questo servizio come promesso il pontino sarà interamente pulito e sanificato». Sono parole che l’assessore pronunciò a ottobre 2018. Sono passati quasi due anni, risultati zero.

L’idea iniziale era di affidare il compito di aprire e chiudere ad un gruppo di volontari civici: soluzione poi naufragata poiché non si è trovato nessuno disponibile. Intanto, al di là di tutto…per transitare lì sotto serve davvero la mascherina, non per difendersi dal Coronavirus, ma dall’afrore di urina che, col caldo, diventa davvero insopportabile. Si attende un intervento di profonda sanificazione. E come se non bastasse, sul lato di via Paolini, il malfunzionamento di qualche impianto idrico sulla rampa del pontino continua a dare i suoi effetti negativi, col percorso ormai quasi del tutto ricoperto da muschio.


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