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Ai volontari
della Croce Verde di Offida:
«Grazie, quanto fatto per mio padre»

CASTORANO - Giulianna Ginnetti a due mesi dalla morte di Nazzareno, per tutti Zè. Tra i ricordi, le sono rimasti l'impegno e la cura con cui l'associazione offidana ha aiutato la sua famiglia. E scrive loro una toccante lettera: «La nostra casa sarà sempre aperta per voi»

Alcuni volontari della Croce Verde di Offida

 

Una storia come tante.

Triste perchè si parla un padre che non c’è più. Nazzareno Ginnetti di Castorano, conosciuto come Zè.

Bella perchè il vuoto che ha lasciato nella famiglia in parte si riempie della gratitudine nei confronti di coloro che lo hanno aiutato e reso meno difficile gli ultimi periodi. I volontari della Croce Verde di Offida.

Un aiuto che rientra nei compiti di chi sceglie di dedicare al prossimo un po’ del suo tempo.

Ma non c’è nulla di scontato in questo. Così come il porsi, pieni di rispetto e sincera empatia, di fronte all’assistito.

Tutto questo non è sfuggito a Giuliana Ginnetti, figlia di Nazzareno, che scrive una toccante lettera ai volontari della Croce Verde di Offida.

Eccola.

«E’ sempre difficile iniziare una lettera di ringraziamento, ancora di più quando si debbono vergare righe a favore di un’associazione di volontariato sociale, di un gruppo di persone che ogni giorno mettono a disposizione un po’ del proprio tempo per aiutare gli altri.

In una società che sembra non avere mai tempo, in una società che sembra sempre più individualista.

Non è così, almeno per l’esperienza che come famiglia abbiamo vissuto nei mesi scorsi.

Mi sono decisa a scrivere questa lettera, a distanza di due mesi dalla morte di mio padre Nazzareno (per tutti Zè).

Ed il motivo è presto detto: vorrei ringraziare di cuore tutti voi, a nome mio e della mia famiglia, per quanto avete fatto per mio padre, per la disponibilità che avete dimostrato ogni qualvolta vi abbiamo chiamato, e soprattutto per averlo fatto con il cuore.

E dire che espletare il servizio, ogni volta sobbarcandovi un peso di quasi cento chili su e giù per le scale di casa, non è stata certo cosa agevole.

Voi lo avete sempre fatto con il sorriso, con parole di incoraggiamento, con un atteggiamento sempre positivo. Queste sono cose che si “sentono” e mio padre in primis, seppur già stremato dalla malattia, le sentiva.

Tanto che, ci diceva, “vorrei che a portarmi in ospedale fossero quelli della Croce Verde di Offida”.

Lui, uomo semplice che veniva dalla terra, capiva che in quello che facevate (e fate) c’era un qualcosa che univa.

Era un atto di donazione vera, di vero altruismo.

Ed il solo scambiare due chiacchiere magari davanti ad un buon caffè serviva a rinsaldare quel vincolo di unione tra gli uomini, che sempre c’è stato e sempre ci sarà nonostante questi tempi un po’ così, dove dare (e ricevere) amore sembra sia visto come un atto di debolezza.

Mio padre non c’è più, la nostra casa adesso è un po’ più vuota, ma il nostro pensiero corre sull’onda dei ricordi ancora freschi, nitidi.

Ed è in questi pensieri, belli e brutti (è inevitabile), felici e tristi, che trovano posto anche persone come voi, il vostro impegno per quanto di buono avete fatto, in una semplicità che ci accomuna.

La nostra casa sarà sempre aperta per voi, magari solo per un caffè o per un crodino e due chiacchiere in nome di una persona che non è più tra noi ma che, siamo sicuri, ne sarebbe contento».

 

 


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