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Confindustria scrive a De Micheli:
«Sostenga il nostro territorio
è l’imbuto della costa adriatica»

RICHIESTE - Al centro dell'appello del presidente di Confindustria Centro Adriatico, Simone Mariani, e dei presidenti Associazione Nazionale Costruttori Edili di Ascoli Piceno e di Fermo, Massimo Ubaldi e Stefano Violoni, A14 e rete ferroviaria

Prendono carta e penna e scrivono una lettera a firma congiunta indirizzata al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli.

Stiamo parlando del presidente di Confindustria Centro Adriatico, Simone Mariani, e dei presidenti Ance (associazione nazionale costruttori edili) di Ascoli Piceno e di Fermo, Massimo Ubaldi e Stefano Violoni.

E l’appello è tutto nell’ultima riga della missiva: «Sostenga il nostro territorio, prima che sia troppo tardi».

Una lettera inviata per conoscenza anche ai senatori e deputati interessati dall’argomento, al commissario straordinario per la Ricostruzione, Legnini, al presidente della Regione, Ceriscioli e agli assessori regionali Cesetti e Sciapichetti.

«Pur rallegrandoci dell’importante stanziamento di risorse nazionali previsto dal nuovo “Piano infrastrutturale” recentemente presentato nel corso degli ‘Stati Generali’, siamo costretti a constatare che per gli imprenditori e i cittadini del Sud delle Marche e del Nord dell’Abruzzo, da anni “territori imbuto” della costa adriatica, non ci sia alcun motivo di esultare.

E’ inaccettabile che – si legge nella lettera – nell’ambito dei 196 miliardi del Piano #italiaveloce siano stati individuati interventi prioritari per il miglioramento di numerose strade, autostrade, ferrovie, mentre nulla sia stato destinato, ad esempio, al completamento della terza corsia dell’A14 o, meglio ancora, alla sua variante.

Ci risulta, infatti, che ad oggi non sia stato previsto alcun investimento da Porto Sant’Elpidio a Pescara, tratto ormai sottoposto ad un transito che va ben oltre il livello di sostenibilità.

Un percorso che come il ministro ben sa, è impegnato quotidianamente da migliaia di persone e mezzi con milioni di tonnellate di merce, collegando Abruzzo, Molise, Puglia e buona parte della Basilicata: una cerniera fondamentale di collegamento tra il Nord e il Sud d’Italia.

Una rete infrastrutturale, datata e fragile, con numerose gallerie e viadotti, per molti chilometri in sovrapposizione con la linea ferroviaria e con la Strada statale 16, quest’ultima al collasso per via delle continue congestioni autostradali che costringono un pesante traffico in molti tratti di centri abitati costieri, centri storici e riserve naturalistiche.

Simone Mariani

Siamo da anni in attesa di investimenti sulla rete ferroviaria, indispensabili per accedere all’alta velocità, e questo determina un ritardo nello sviluppo di tutte le attività del territorio.

Sarebbe infatti superfluo ricordare i disagi vissuti a partire dal sisma, avendo il ministro ricoperto il ruolo di Commissario straordinario alla ricostruzione del Centro Italia, come anche il dramma (sulla circolazione) vissuto per mesi dopo il sequestro giudiziario dei viadotti autostradali.

Altrettanto inutile sarebbe richiamare i tanti progetti negli anni già discussi e che permetterebbero un significativo miglioramento dei trasporti anche nelle direttrici est-ovest, verso l’entroterra e verso Roma.

Il rischio è quello di assistere, ancora una volta, ad una ridistribuzione delle risorse che non soddisfi l’effettivo bisogno di migliorare le connessioni tra tutti i territori e di adeguarle a migliori standard nazionali.

Al contrario è concreta la possibilità che aumenti il divario che ci separa dal resto d’Italia e con esso l’effetto imbuto lungo la dorsale adriatica.

A quanti altri morti, a quanti altri terremoti, a quante altre delocalizzazioni aziendali dovremo assistere, prima che qualcuno finalmente riconosca l’estrema urgenza di investimenti infrastrutturali in questo dimenticato tratto d’Italia?

Cos’altro è necessario per essere inseriti tra le priorità nazionali?

Chiediamo al ministro di volerci ascoltare e supportare per colmare finalmente questo “gap infrastrutturale” che ci vede e che senza una vera e propria inversione di marcia nell’allocazione delle risorse ci vedrà ancora per anni, lontanissimi dall’obiettivo dell’ora di distanza dell’alta velocità che il piano del ministro vorrebbe raggiungere. Confidiamo in un suo positivo riscontro perché occorre aiuto. Subito. Sostenga il nostro territorio, prima che sia troppo tardi».


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