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Piceno Calcio Balilla: dai successi a biliardino al decoro di Piazza San Tommaso

ASCOLI - Con una serie di importanti risultati conseguiti nel panorama nazionale, per quanto poco pubblicizzata, è una delle più belle realtà dell’universo sportivo ascolano. Oggi “L’altro sport” vi porta al "St. Thomas Club" di Piazza San Tommaso dove, tra una partita a biliardino e l’altra, c’è anche il tempo di parlare di decoro urbano e rispetto degli spazi comuni, tema piuttosto caldo da quelle parti

Alessandro Del Moro (primo a destra) durante un match misto disputato al “Little Bar” di Ascoli

di Federico Ameli

Quella del calcio balilla è senza dubbio una passione tutt’altro che fuori dal comune. Saranno ben pochi, infatti, a poter confessare di non aver mai giocato anche solo una partita a biliardino – sì, pare che nemmeno i puristi si facciano troppi problemi a chiamarlo così. Eppure, siamo certi che saranno altrettanto pochi a potersi vantare di aver raggiunto risultati di un certo livello partendo dal tavolo dello chalet di fiducia o del bar sotto casa. Non è certo questo il caso di Alessandro Del Moro, gestore del St. Thomas Club di Piazza San Tommaso nonché presidente e giocatore del Piceno Calcio Balilla, l’associazione sportiva dilettantistica ascolana che nel recente passato si è tolta ben più di una soddisfazione nel mondo del biliardino, anche a livello nazionale.

IL PERCORSO – «Il nostro percorso – racconta Del Moro – è iniziato circa cinque anni fa, quando abbiamo pensato di dar vita all’associazione con l’obiettivo di far crescere il movimento a livello locale. Ogni mercoledì sera, io e alcuni ragazzi più esperti cercavamo di allenare i più giovani insegnando loro le tecniche di tiro, arrivando nel giro di due o tre anni ad aumentare notevolmente il tasso tecnico di tutti i nostri associati».

Un cammino, quello del Piceno Calcio Balilla, che ha poi preso una piega che lo stesso presidente non esita a definire “inaspettata”. «Con il passare del tempo abbiamo iniziato a disputare qualche torneo anche a livello nazionale, portando a casa dei risultati piuttosto importanti che ci hanno spinto ad alzare sempre di più il livello della competizione».

Torneo dopo torneo, coppa dopo coppa – «in sede abbiamo cinque o sei trofei di tutto rispetto» rivela, con un certo e più che giustificato orgoglio il presidente – il nome Piceno Calcio Balilla è arrivato a circolare anche nelle più alte sfere del calcio balilla nazionale, con la vittoria del campionato italiano di squadra nel 2017 che ad oggi rappresenta il fiore all’occhiello del nutrito palmares dell’associazione ascolana. Un successo che, anche a distanza di anni, sembra avere dell’incredibile.

«Non eravamo neanche lontanamente i favoriti – ammette Del Moro – e nessuno credeva nella nostra vittoria, neanche noi a dirla tutta. Per rendere meglio l’idea, è stato un po’ come se l’Ascoli fosse riuscito a vincere lo scudetto. È stata davvero una soddisfazione immensa arrivare a sollevare quella coppa e portare alla ribalta il nome della nostra città anche nel calcio balilla».

Già, perché se si parla di calcio balilla, pare proprio che Ascoli non possa vantare quella tradizione sportiva che invece altre città o regioni d’Italia hanno alle spalle, una caratteristica che, oltre a fare del Piceno Calcio Balilla l’ospite ideale di “L’altro sport”, rende ancora più speciale il successo di Alessandro e dei suoi ragazzi. «Le Marche, insieme all’Abruzzo e all’Umbria, sono una delle regioni in cui il calcio balilla è più radicato, almeno se si parla di Centro Italia – dichiara – ma devo dire che in alcune zone in particolare, come ad esempio la Campania e la Sicilia, ma anche il Piemonte, la Lombardia e l’Emilia-Romagna, il calcio balilla è molto più “sentito”, c’è una carica emotiva diversa quando si gioca contro squadre di queste regioni».

Eppure, a prescindere dalla provenienza, quando si parla di sport neppure una bacheca di tutto rispetto riesce a rivalutare il calcio balilla agli occhi dell’opinione pubblica. «Fino a qualche anno fa – sostiene Del Moro – il nostro era uno sport riconosciuto a livello nazionale, poi negli ultimi tempi qualcosa è cambiato a livello organizzativo. Ad ogni modo, è difficile che l’italiano medio riconosca una componente sportiva nel biliardino, che viene visto esclusivamente come un divertimento».

«In realtà non è affatto così – prosegue – anche perché, a differenza di altri sport altrettanto ingiustamente svalutati come le freccette o le bocce, il calcio balilla è estremamente dinamico. Ad esempio, in un torneo capita spesso di trovarsi costretti a cambiare anche più di una maglietta per via della foga agonistica dei match. Capisco che far passare il giocatore di calcio balilla come uno sportivo professionista possa far sorridere, ma in effetti è proprio così».

I SACRIFICI – A questo proposito, c’è da dire che certi traguardi non si raggiungono certo per caso. Se è vero infatti che Roma non è stata costruita in un giorno, è altrettanto vero che per raggiungere certi traguardi, nello sport così come nella vita, servono dedizione, sacrifici e tanta pratica.

«Ci vediamo due o tre volte a settimana – spiega Alessandro – per giocare ore e ore a biliardino, è questo il nostro allenamento. Esistono tante varianti di gioco, da quella tradizionale, ormai inesorabilmente sul viale del tramonto, fino ad arrivare a quella del “volo” o a “tre tocchi”, nelle quali il gioco si fa più dinamico proprio per via delle limitazioni imposte dal regolamento. Bisogna farsi trovare sempre pronti: tra le diverse tipologie di biliardino c’è un abisso, è necessario allenarsi su ogni superficie e per ogni tipologia di partita e l’unico modo per farlo è giocare di continuo, cercando di alternare il più possibile le regole del gioco e le coppie in gara».

Si è già detto che, almeno da noi, il calcio balilla non gode della massima visibilità. Viene dunque spontaneo chiedersi, da profani del gioco, se anche nel biliardino, che nasce per tentare di riprodurre nei limiti del possibile le dinamiche dello sport più popolare al mondo, siano in qualche modo riconoscibili degli stili di gioco tipici del calcio, come ad esempio il contropiede o il possesso palla. Alessandro tarpa ben presto le ali della nostra fantasia: «Ad alti livelli esistono solo determinate tipologie di tiro che bisogna necessariamente saper fare, ma non ci sono filosofie di gioco particolari, così come non esistono determinati approcci offensivi o difensivi. Quello che posso dirti è che, di fronte a un avversario più forte e tecnico, bisogna necessariamente puntare su un gioco più aggressivo e di giocare di prima, cercando di spostare la partita dal piano tecnico a quello della velocità».

UNO SPORT POVERO – Sfumato il sogno di conoscere i principi tattici del calcio balilla, proviamo a fare un altro ardito parallelismo con il mondo del calcio “vero”, questa volta passando a un aspetto più delicato, quello economico. È possibile guadagnarsi da vivere con il biliardino? La risposta – e stavolta potevamo aspettarcelo – è tutt’altro che positiva, anche se il presidente del Piceno Calcio Balilla non se la sente di escludere a prescindere l’ipotesi di un possibile ritorno economico. «Il nostro è uno sport nato povero – spiega – ma non escludo che qualcuno possa riuscire a vivere di rendita. Certo, si tratta di una cerchia di pochissimi eletti, ma anche nel nostro piccolo abbiamo partecipato a dei tornei con in palio dei premi in denaro e so per certo che alcuni dei giocatori più ambiti e preparati percepiscono dei rimborsi importanti dalle società. Noi lo facciamo esclusivamente per passione, ma c’è anche chi ha la possibilità di avere in casa sei o sette biliardini diversi e quindi di potersi allenare di continuo».

Piazza San Tommaso

PIAZZA SAN TOMMASO – L’intervista sarebbe finita qui, ma proprio quando stiamo per salutarci, Alessandro coglie l’occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa e fare chiarezza sulle attività del suo locale. Perché va bene lo sport, ma il bene e il decoro della città sono ben più importanti. «Nel 2018 – dichiara – ho preso in consegna il St. Thomas Club di Piazza San Tommaso, che è diventato il nostro principale punto di ritrovo. Mi preme molto sottolineare che, ad oggi, nonostante le voci dicano il contrario, la situazione è molto diversa rispetto a quella di qualche anno fa».

«In passato – spiega – mi è capitato spesso di dovermi difendere dalle accuse dei cittadini sulle mie presunte responsabilità sullo stato di abbandono della piazza, quando invece io sono il primo a cercare di tenerla pulita e a tentare di mantenere l’ordine, ovviamente nei limiti delle mie possibilità. Ho sentito tante cattiverie in questi anni, ma ora posso dire che Piazza San Tommaso è principalmente un ritrovo di ragazzi per bene, restando pur sempre una piazza pubblica, il che va oltre le mie possibilità. Ho sempre ripulito gli spazi pubblici dalle bottiglie e in generale dai rifiuti abbandonati con scarso senso civico e non ho mai consentito il consumo di alcolici da parte dei soci al di fuori degli spazi del mio locale, negando contestualmente e categoricamente l’accesso ai minorenni e cercando comunque di preferire la via del dialogo a un atteggiamento da “sceriffo”. Il St. Thomas è un locale a misura di ragazzo, ma pur sempre nel rispetto delle regole del vivere comune: sono in costante contatto con le forze dell’ordine e le tante telecamere, sia all’interno che all’esterno del locale, mi permettono di monitorare la situazione, ma per fare un ulteriore salto di qualità serve uno sforzo da parte delle istituzioni».

Il St Thomas Club in Piazza San Tommaso

LA SOLUZIONE – Secondo Del Moro, potrebbe essere rappresentata dall’implementazione dell’illuminazione pubblica. «Servono assolutamente dei nuovi lampioni – spiega – che possano tenere lontano chi ha qualcosa da nascondere. Con la complicità del buio è inevitabile che possano verificarsi episodi spiacevoli, il che va inevitabilmente a vanificare i miei sforzi e quelli dei residenti. Devo dire che la maggior parte ragazzi ha capito la situazione; purtroppo qualche mela marcia c’è ancora, ma sono certo che un potenziamento del sistema di illuminazione scoraggerebbe gli ultimi malintenzionati. Posso garantire che da parte nostra c’è grande disponibilità e il massimo impegno a cercare di garantire il decoro della piazza e degli spazi comuni, ma è necessario che anche il Comune faccia la sua parte, per il bene della città».


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