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Piceni nel Mondo: Michela e Salvatore talenti a Valencia

CRESCIUTI a San Benedetto, tra gli stessi locali ma senza incontrarsi mai, si conoscono all'Università di Bologna. Si sposano, hanno un figlio, si trasferiscono a Londra e poi in Spagna. Lui ricercatore, lei laureata in Farmacia ha invece aperto un ristorante
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di Francesca Aquilone

Michela Capoferri e Salvatore Sauro, classe 1977, cresciuti a San Benedetto tra gli stessi locali ma senza incontrarsi mai, si conoscono alla fine dell’Università come relatore e laureanda a Bologna. Salvatore è un ricercatore stimato in tutto il mondo e questo li ha portati a girare sino ad arrivare a Valencia.

Tra tutti paesi proprio la Spagna, come mai?

M.: «Abbiamo vissuto diversi anni a Londra perché Salvatore è un ricercatore, un classico caso di cervello in fuga. Ha svolto il dottorato al King’s College di Londra e io, che studiavo farmacia a Bologna, l’ho seguito.

A San Benedetto ci siamo sposati e abbiamo avuto nostro figlio, ma abbiamo vissuto a Londra per poi trasferirci a Valencia grazie alla cattedra a lui assegnata al CEU Cardenal Herrera.

Le doti di Salvatore ci potrebbero portare in altri posti del mondo, come Stati Uniti e Russia, ma abbiamo preferito rimanere qui per nostro figlio, Christian di 10 anni, che si è inserito benissimo in questa città stupenda, piena di verde e con un ottimo sistema scolastico e sanitario. Come mamma la scelta di restare era quasi scontata!

E inoltre il clima spagnolo è molto simile a quello italiano… rispetto a Londra un bel cambiamento!».

E tu Michela ora cosa fai a Valencia?

M: «Ho studiato Ragioneria ad Ascoli poi farmacia a Bologna ma qui in Spagna mi sono buttata sulla ristorazione. Ho aperto un ristorante italiano con mio cognato nel centro di Valencia, il “Nostrano”.

Nella mia attività ho cercato di portare le nostre tradizioni culinarie, anche se non ho trovato nessuno chef che sappia fare le olive all’ascolana! In Spagna c’è un’impronta più simile alla nostra cucina».

La vostra italianità vi ha aiutato in qualche modo?

S.: «Noi italiani abbiamo una marcia in più, ma senza retorica. Abbiamo un quid che ci fa essere più reattivi, sarà genetica, storia o il modo in cui siamo cresciuti…noi usiamo l’istinto e riusciamo a risolvere le situazioni anche in uno stato di ansia o forte stress. Senza fare polemica, un inglese o un francese si fermano a calcolare, gli spagnoli sono molto molto più lenti…noi agiamo».

M.: «A Londra i responsabili in ruoli di spicco erano quasi tutti italiani e questa cosa fa rabbia: perché in Italia queste persone non hanno opportunità mentre nel resto del mondo fanno la differenza?».

Tornerete nel vostro paese di origine?

«Per ora non abbiamo questa intenzione per Christian, nostro figlio, nonostante abbiamo ricevuto delle proposte: è giusto che lui continui a crescere qui, con due lingue, spagnolo e italiano, è una buona dose di inglese.

L’idea di tornare c’è costantemente…(ridendo) diciamo sempre che la pensione la faremo a casa nostra!».

Cosa vi manca di più?

M.: «Vivo all’estero ma sono innamoratissima della mia San Benedetto e della mia Ascoli. C’è nostalgia e cerco sempre di fare una scappatina quando si può. Poiché si sente il richiamo della nostra terra e dei nostri affetti».

S.: «Tutto! Ovunque andiamo stiamo molto bene, qui abbiamo la Costa Blanca e le Baleari ma il nostro territorio è unico. Il calore delle persone, il modo di relazionarti con loro…avete mai pensato alla bellezza di scambiare quattro chiacchiere con i marinai al porto?. Il nostro mare Adriatico, la nostra montagna hanno un richiamo diverso, ci siamo cresciuti.

Infine, sul nostro cibo non ci sono paragoni! Trovatemi un degno sostituto della nostra tradizione culinaria! Ogni volta che torniamo scatta un piccolo conto alla rovescia per pizza, tortellini e olive».


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