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Quando il “no alle armi”
era un crimine
«Io, in prigione insieme a Kappler»

SAN BENEDETTO - La vicenda di Carlo Spaccasassi, 29 mesi di carcere tra il 1972 e il 1974 con quattro processi a carico e trasferimenti da una prigione militare all’altra. Questo per essere stato obiettore di coscienza. L'incontro col criminale nazista a Boccea

«Ricordo benissimo tutto, anche sono passati quasi cinquant’anni. Appena feci il mio ingresso nel carcere militare di Forte Boccea a Roma mi venne incontro Herbert Kappler che era recluso lì da tempo, e visto che avevo capelli biondi, esclamò: “Deutsche?”».

Carlo Spaccasassi in una foto d’epoca

Carlo Spaccassi, settant’anni, ha ancora scolpito nella mente le vicissitudini da obiettore di coscienza Testimone di Geova. Ventinove mesi di carcere tra il 1972 e il 1974 con quattro processi a carico e trasferimenti da una prigione militare all’altra. Questo per avere detto”no alle armi”.

In Italia sono oltre 14.000 gli obiettori di coscienza che hanno scontato 9.732 anni di prigione . E′ questo il risultato di un recentissimo sondaggio realizzato fra i Testimoni di Geova, su quanti di loro hanno pagato il rifiuto alle armi e quanto sia costata loro questa decisione. Si tratta indubbiamente di un prezzo altissimo per il no espresso chiaramente tra la fine degli anni ’60 e la fine degli anni ’90. La giurisprudenza internazionale riconosce l’obiezione di coscienza al servizio militare come uno dei diritti umani fondamentali ma non è stato sempre così.

Le Marche hanno dato il loro “contributo” con 632 obiettori per quasi 600 anni di reclusione.

Kappler

A proposito della sua esperienza di recluso, Spaccasassi afferma: «Non ho rimpianti per aver aderito al principio evangelico di “non uccidere” rifiutando l’addestramento militare, anche se questo mi ha privato della libertà in un momento importante e delicato come quello che va dai 19 ai 23 anni».

Riguardo alla detenzione insieme a Kappler, il cosiddetto “boia delle Fosse Ardeatine”, criminale di guerra tedesco delle SS. «A volte parlando con lui spiegavo le motivazione della mia condanna e della pena che scontavo -spiega Spaccasassi-. A lui sembrava molto strana la nostra posizione. Sono sempre rimasto sorpreso dal fatto che lui non pensava di avere colpe particolari per le sua azioni militari, anzi asseriva di aver semplicemente eseguito gli ordini».

Anche il contributo di obiettori come Spaccasassi spinse le autorità ad approvare, dopo anni di discussioni e rinvii, una legge che sanciva nel 1998 il pieno riconoscimento giuridico dell’obiezione di coscienza. Il servizio di leva obbligatorio è stato poi sospeso nel 2005.


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