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Turismo consapevole e sicuro con il Cai

ASCOLI - La sezione di Ascoli dal 1883 organizza iniziative per valorizzare e proteggere le nostre montagne. Per il post quarantena, in programma passeggiate alla riscoperta degli Appenini sconosciuti
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di Stefania Mistichelli

La sezione ascolana del Club Alpino Italiano nasce in città nel 1883, appena venti dopo la fondazione del Cai a livello nazionale ad opera di Quintino Sella nel 1863. Tre le sezioni più antiche, almeno del centro sud, nasce come strumento elitario, gestito e guidato dalla borghesia e dalla nobiltà cittadina, e fin dall’inizio lavora per far conoscere e valorizzare il territorio.

Paola Romanucci

«La sezione Cai di Ascoli – spiega l’attuale presidente Paola Romanucci – è stata sempre consapevole dell’importanza del suo ruolo nella promozione del turismo “lento”, basato su due pilastri: preservare la montagna e sostenere l’economia delle comunità che vi vivono e lavorano».

Negli anni la sezione ha vissuto un’evoluzione; sono entrate nell’associazione locale delle attività più moderne (come l’alpinismo, lo sci alpinismo, l’arrampicata) che all’inizio provocarono forti contrasti con il Cai tradizionale ascolano, tanto da provocare una frattura.

«Siamo negli anni Cinquanta – racconta la presidente – e i giovani di allora (Tito Zilioli, Maurizio Galibani, Francesco Saladini ed altri) formarono un gruppo a sè, il gruppo alpinisti piceni, spinti dal desiderio di introdurre delle novità, attività che erano considerate da scavezzacollo e pericolose. Alla fine la sezione si è ricomposta, il gruppo degli alpinisti è rientrato nel Cai e nel frattempo c’è stato un episodio che ha segnato profondamente questa fase: la morte di Tito Zilioli, giovane alpinista, cui è dedicato il rifugio sul Vettore. A questo proposito, stiamo attendendo il titolo edilizio che consentirà di ricostruire il rifugio».

Il Cai, oggi, si occupa di far conoscere la montagna attraverso attività formative: corsi, uscite con accompagnatori che illustrano il territorio, gruppi che fanno attività specialistiche. Tra questi la scuola di sci-alpinismo e di alpinismo e l’alpinismo giovanile.

«Dedicato all’età evolutiva – spiega Paola Romanucci – riguarda il rapporto più giocoso con la montagna. Si tratta di un’attività molto educativa, perché i ragazzi apprendono i valori della solidarietà, della consapevolezza, dell’autonomia. Da questo punto di vista, una straordinaria struttura di appoggio è il Rifugio Paci, in co-proprietà con la provincia di Ascoli, che due anni fa ci ha garantito l’approvvigionamento diretto dell’acqua (prima usavamo le cisterne). Il Rifugio Paci è la nostra base per attività come A tutta Natura ed è l’unico centro di educazione ambientale presente nel territorio del Comune di Ascoli».

Nel corso dell’anno, il Cai promuove attività per tutte le quattro stagioni e per tutti i livelli, dalle passeggiate semplici per chi comincia a quelle che richiedono una maggiore preparazione, adatte a chi desidera percorsi più impegnativi con maggiore dislivello e tante ore di camminata.

«Nei nostri programmi – illustra Paola Romanucci – pensiamo ai più piccoli, ai più anziani, alle famiglie, agli esperti eccetera. Inoltre, fin da dopo terremoto, ci siamo molto impegnati a sostenere le comunità maggiormente colpite, come i Comuni di Arquata del Tronto, Montegallo, Roccafluvione, Acquasanta, Montemonaco. Infatti, abbiamo puntato molto sulle uscite realizzate in collaborazione con le associazioni locali, prevendendo soste nelle trattorie del posto e acquistando i prodotti locali. Abbiamo stabilito un rapporto forte con le Amministrazioni e con le associazioni che si occupano del recupero dei sentieri (Arquata Potest, il Cammino delle Terre Mutate ecc). Con la Pro Loco di Arquata abbiamo fatto l’iniziativa “Sostegno orti”, dando un contributo a circa duecento orti tra Arquata e Montegallo: un progetto importante perché il legame delle persone (soprattutto anziane) si tratta di un’attività terapeutica, positiva, che segna proprio l’avere le radici in un luogo. Abbiamo, infine, sostenuto la fondazione di una Cooperativa di comunità che ha sede a Roccafluvione e che abbraccia i comuni del Ceresa».

Inoltre, il Cai organizza una serie di eventi in ambito culturale, come il ciclo degli Incontri d’Autunno, che per molti anni si è tenuto alla Libreria Rinascita e che questo anno, per la prima volta, si sposta alla Bottega del Terzo Settore. Si tratta di incontri con esperti non solo di temi legati alla montagna ma anche alla scienza, alla ricerca, alla storia del territorio e sono aperti alla città.

Il Covid e la quarantena hanno messo in stand by le attività e costretto tutti ad un ripensamento profondo sul modo di frequentare la montagna.

«Noi certo abbiamo un vantaggio – afferma la presidente – la montagna, infatti, è il luogo elettivo del distanziamento. Non si va in montagna a fare assembramento. Si va in montagna in poche persone. Da sempre noi prediligiamo attività che non richiamino grandi numeri, perché questo ci consente un rapporto con l’ambiente più rispettoso e più equilibrato e ci permette di interagire con l’accompagnatore. Adesso stiamo ripartendo con le uscite, ovviamente rispettando il protocollo di sicurezza che riguarda il modo di stare insieme, il fatto di mettere la mascherina quando non è possibile distanziarsi, ecc. In particolare, in questo periodo, per i nostri soci e a ranghi ridotti, stiamo facendo itinerari “minori”, cioè meno concosciuti. Infatti, stiamo notando che in tanti hanno riscoperto la montagna. A livello locale, in molti si sono recati sugli itinerari più conosciuti (dal Vettore al Lago di Pilato salendo da Foce di Montemonaco fino alla girella sopra Ascoli). È positivo che tanti scoprano la bellezza della montagna. È negativo che molti, purtroppo, ci vadano con una mentalità usa e getta, un atteggiamento che porta tanti numeri, ma rischi e incidenti. La montagna (ma anche il mare) è pericolosa se non siamo consapevoli dei rischi».

Ecco quindi una serie di consigli e raccomandazioni per poter affrontare al meglio le uscite in montagna. «In primo luogo, è necessario preparare sempre l’uscita, studiando il percorso, abbigliandosi in modo adeguato (con un’attenzione alle calzature), portando con sè la giusta quantità di acqua e di cibo.

Se si è totalmente digiuni di montagna, una buona idea è quella di affidarsi ad una guida, o di iscriversi ad una sezione del Cai e partecipare alle nostre iniziative o anche cercare, per le prime esperienze, i tanti itinerari facili anche se meno frequentati. Per chi si vuole documentare, oltre al web ci sono anche le guide di Editrice Ricerche, la casa editrice fondata proprio da tre soci Cai di Ascoli. Infine, non posso esimermi dal raccomandarmi di rispettare gli ecosistemi. Ovunque noi andiamo, troviamo specie animali e vegetali invisibili, piccolissime. Per esempio, in tanti stanno andando sul Lago di Pilato e si avvicinano troppo all’acqua. Bisogna stare lontani dalle sponde dei laghi naturali, la fascia umida è molto fragile, perché popolata da specie che non vedi ad occhio nudo, come è il Chirocefalo Marchisonii. Se andiamo a Castelluccio, rispettiamo le coltivazioni e i coltivatori: le foto saranno bellissime anche se ci teniamo ai margini della fioritura. Infine, dobbiamo portarci a casa tutti i rifiuti, compresi quelli organici: la buccia di banana è biodegradabile – è vero – ma deve biodegradarsi nei luoghi appositi, nei compostaggi o nelle isole ecologiche. Buona regola, poi, è dare sostegno alle comunità e agli operatori locali, perché sono loro che mantengono vivi gli Appenini».

A causa del Covid, adesso, le attività sono rivolte in particolare soci (450 prima della quarantena, in questi giorni è in corso il rinnovo del tesseramento), che hanno la precedenza al momento della prenotazione delle uscite. Per conoscere il programma, si può consultare la pagina Facebook CAI Ascoli.

 


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