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Il Nursing Up del Piceno: a Milano per rivendicare aumenti e maggiori tutele

SANITÀ - Alcuni rappresentanti degli operatori sanitari di Ascoli e San Benedetto hanno aderito alla protesta nazionale indetta dal sindacato. Al centro della polemica quel riconoscimento economico tanto sbandierato dall'Asur ma mai realmente concesso. Tassi: «Indennità ferme agli anni '90»

La delegazione picena a Milanio. Al centro, il dirigente del Nusing Up di Ascoli e San Benedetto Marco Cornacchia

di Simone Corradetti

C’era anche una delegazione del Nursing Up  di Ascoli e San Benedetto, guidata dal dirigente locale Marco Cornacchia, lo scorso sabato 4 luglio in piazza Duomo a Milano.

Il sindacato degli infermieri italiani ha organizzato una manifestazione allo scopo di rivendicare i propri diritti e, allo stesso tempo, vedere concretamente riconosciuto il grande impegno profuso nella prima fase dell’emergenza sanitaria legata al Coronavirus.

Roberto Tassi, dirigente territoriale di Ascoli e San Benedetto, ha illustrato le principali motivazioni che hanno spinto gli infermieri del Piceno ad aderire alla protesta: «Come organizzazione territoriale abbiamo voluto partecipare a questa giornata di protesta per richiedere quegli aumenti in busta paga che meritiamo più di ogni altra categoria professionale. Noi siamo il numero più rappresentativo del sistema sanitario. Lo meritiamo non solo per quanto fatto sul campo contro la pandemia, ma soprattutto in nome di un riconoscimento professionale ed economico che manca all’appello da ormai vent’anni».

«Si consideri – prosegue il sindacalista – che le nostre indennità contrattuali sono ferme agli anni ’90. Per un turno di notte si percepiscono 2,75 euro lordi.

Concludo rammaricandomi profondamente con i vertici di Asur e di Area Vasta 5 che, nonostante abbiano pubblicizzato un bonus a tutti gli infermieri e operatori sanitari, purtroppo ad oggi non sono riusciti a garantirci neppure quella miseria. 

L’ unico sforzo che l’Asur è riuscita a sostenere è stato quello di elargire l’indennità di malattie infettive, di 5,10 euro lordi, giornaliera prevista dal contratto nazionale, applicandola però con degli pseudo-criteri che non riguardano tutti, come se in questa pandemia ci fossero operatori immuni e altri no».


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