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“Il terremoto di Mario”
al Festival dell’Appennino
Una storia d’amore
all’ombra del Vettore

MONTEGALLO - L'artista romano Francesco Eleuteri ha ricordato Antonella Zarletti, nel suo Agrimusicismo ad Astorara, trascinando il pubblico nei ricordo d'amore e coraggio di voler ricostruire luoghi da cui tutti fuggivano dopo la notte del 24 agosto 2016

Francesco Eleuteri con Mario Alessandri

 

di Walter Luzi

Festival dell’Appennino, non solo trekking & performances. Mattinata sui sentieri all’ombra del Vettore con le guide Tito Ciarma e Niko Orsini, pomeriggio con teatro e  buona musica.

Ma la tappa di Montegallo all’Agrimusicismo “Cantantonella” è vissuta soprattutto di emozioni e commozione.

Si sapeva.

Mario Alessandri

La maggioranza di chi non è voluto mancare a questo appuntamento di Astorara del Festival, conosceva già la storia, eroica e malinconica, di Mario Alessandri e Antonella Zarletti.

Molti avevano già seguito in teatro, fra Ascoli e Roma, in questi ultimi due anni, l’intensa trasposizione teatrale della loro bella storia, d’amore e di vita, sceneggiata e interpretata da Francesco Eleuteri.

Romano con origini montegallesi, come Antonella, anche lui.

Chi sapeva non è voluto mancare proprio per questo. Per lo spettacolo annunciato appunto, “Il terremoto di Mario”, certo, ma, soprattutto, per altro ancora.

Per ricordare Antonella innanzitutto, che di questo posto era innamorata.

Per la loro fiera determinazione di rimanere, pur nel dramma generale dell’immediato dopo terremoto.

Per il coraggio ulteriore e il grande cuore di Mario, che non ha voluto tradire mai il sogno della sua compagna di vita. Nemmeno dopo la sua tragica e prematura morte.

E’ caduto proprio qualche giorno fa il terzo anniversario della scomparsa di Antonella, vittima di un incidente stradale.

«Una concomitanza di date non voluta – sottolinea in apertura di spettacolo Carlo Lanciotti – quindi casuale, ma che arricchisce di ancora maggiore emozione e significato questo giorno. Mario e Antonella avevano scelto di rimanere qui in un momento nel quale solo concepirne l’idea poteva essere giudicata come una follia».

L’emozione, visibile e forte, è anche dell’attore e regista romano Francesco Eleuteri.

Un altro irriducibile, un altro con Montegallo tatuato nell’anima. «Con lo spettacolo di oggi – commenta con gli occhi lucidi – è come se si chiudesse un cerchio.

A due anni dal debutto di questo spettacolo. Qui.

Proprio qui.

Dove le vicende che vi si narrano sono realmente accadute.

Dove Antonella ha dato corpo alla sua visione, creando questo bellissimo Agrimusicismo che sta appena qualche metro più in là.

Dove insieme a Mario hanno scommesso, mettendo in gioco le loro vite, sul futuro di questo territorio, di queste montagne così amate. Da dove tutti stavano scappando. E dove loro, due forestieri, sono stati di esempio per molti altri di non mollare.

Di resistere. Di credere, nonostante tutto, in una rinascita di questi luoghi».

Francesco ci mette l’anima in questo monologo. Come sempre. Più di sempre.

Perchè non è attore oggi.

Non c’è recita di un personaggio.

Interpreta sè stesso, con tutto il suo personale vissuto.

Da quella maledetta notte del 24 agosto 2016, quando il sisma sorprese anche lui, nella sua casa poco lontano da qui, in poi.

Con le paure e i paradossi, le macchiette e i drammi, veri e surreali, dei suoi compaesani.

Uno spaccato di vita montegallese pre e post sisma che Eleuteri porta in scena in maniera divertente e drammatica al contempo, amaramente ironica e spesso irriverente, ma dal quale traspare sempre, quasi tangibile, tutto l’amore per la sua terra. Che è immenso.

Mario Alessandri intervalla il suo racconto cantando, come sa fare lui, dei brani ad hoc.

Attingendo al suo sterminato repertorio di cantante melodico e popolare in una carriera che è stata lunga e luminosa. Una voce che ha colpito in passato anche molti grandi e celebri operatori del settore.

Una voce che migliora, se possibile, invecchiando. Come il buon vino.

Alla tastiera lo accompagna il maestro Alessandro Olori.

Tutto intorno allo spoglio ma essenziale palcoscenico allestito all’aperto, seduti sull’erba seguono attenti la bella storia di Mario e Antonella anche i bambini. Hanno smesso di rincorrersi e giocare a pallone.

E’ più interessante e divertente anche per loro stare ad ascoltare questa testa pelata con il microfono che, ogni tanto, mentre racconta questa storia un po’ triste, sembra commuoversi.

Veramente si commuovono un po’ tutti quando, per il gran finale, alla tastiera si siede Valerio.

Il figlio di Antonella e Mario, dai quali ha ereditato il talento musicale.

Valerio Lysander, il figlio di Mario e Antonella

Artisticamente meglio conosciuto come Valerio Lysander, compone e incide, prevalentemente in inglese, nel Regno Unito. Ruba la scena al padre proponendo alcuni suoi brani molto applauditi.

Per questa occasione speciale non è voluto mancare a questo omaggio alla mamma e all’Agrimusicismo che porta il suo nome.

Un luogo dell’anima.

Per loro, ma un po’ anche per tutti quelli che hanno la fortuna di capitarci.

Un ambiente caldo e famigliare, un porto sicuro anche per tanti giovani turisti con tenda e sacco a pelo che qui trovano, in libertà, la più squisita ospitalità. E, dopo la buona tavola, la buona musica.

Così come l’aveva pensato Antonella.

Così come era riuscita a goderselo solo per novantanove giorni. Gli  ultimi della sua vita.

Dal cielo, giusto giusto per l’inizio dello spettacolo, ha fatto capolino, fra le nuvole, finalmente, anche il sole ad illuminare, come un caldo sorriso, il “CantAntonella” di Astorara Colleluce.

Arriva da Lassù. Non può essere un caso.

Antonella canta ancora ad Astorara


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