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Le mie “Vacanze Romane”… però in Lambretta (Tutte le foto)

ASCOLI - Un sogno "partorito" in pieno lockdown e poi diventato realtà. La partenza davanti al Tribunale, tutte le tappe lungo l'antica Salaria, il mini tour nella Capitale, il ritorno sotto le Cento Torri dopo una giornata sulle due ruote e 400 chilometri percorsi
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Davanti al Colosseo

di Cristiano Fioravanti

Un sogno nasce sempre guardando verso l’alto, fissando il cielo, una stella o semplicemente un soffitto.

In pieno lockdown steso sul letto ho “partorito” il mio: “Vorrei fare le mie Vacanze Romane… in Lambretta”.

In Piazza del Popolo prima della partenza

Scrisse il Forbes: “Quell’Oscar vinto nel 1953 dalla Hepburn per “Vacanze Romane” sarebbe dovuto andare alla Vespa, perché mentre il giornalista Bradley corteggiava la Principessa Anna, il mondo intero si innamorava dell’altra Lei (la Vespa)” e di Roma aggiungerei.

Nasce così uno dei viaggi più belli della mia vita in sella alla mia “aragosta” con destinazione la città eterna, percorrendo la strada più cara a noi Piceni, la Salaria.

Una fresca mattina d’inizio estate alle prime luci dell’alba, dopo un bollente caffè davanti al Tribunale, immortalo la partenza con uno scatto in Piazza del Popolo per poi sgasare verso ovest attraversando la cara Porta Gemina.

La prima sosta d’obbligo ad Acquasanta dove l’odore sulfureo delle terme preannuncia un viaggio epico verso le città di Caracalla.

Immancabile la frenata prima dell’autovelox, lo scorcio sulla sinistra del paese dei Presepi e l’immarcescibile cartello di Quintodecimo illumato con le lampadine ed “appiccato” all’ultima casa sulla sinistra.

E poi davanti la Porta Gemina

Proseguo per Favalanciata, Trisungo, l’amata/martoriata/vilipesa Arquata che continua dignitosamente a ergersi con ciò che ne resta.

Il freddo dell’alba si trasforma in frescura ed i profumi della montagna inebriano la scalata di Torrita.

Dopo Posta, il saltello del passaggio a livello di Antrodoco, un veloce caffè con i passeggeri della Start, due chiacchiere con dei vecchi amici di mio padre che su quella strada ha davvero “sputato sangue” e via verso gli effluvi di Cotilia.

Le gallerie di Rieti aprono la via verso la campagna romana che scende dolcemente verso Monterotondo.

Siamo ad Acquasanta

La strada a doppia corsia, le lunghe file ai semafori ed il cartello Roma mi annunciano che dopo 4 ore sono “quasi” arrivato.

Stop a Piazza Barberini. Si respira l’aria della capitale e la mia Lambretta non teme ne l’acciottolato pavè ne il caldo “scipionico” ed allora inerpicandomi sul colle del Quirinale, rendiamo omaggio al Presidente della Repubblica Italiana.

Solcando le vie capitoline e carpendo la curiosità di tanti automobilisti in coda, rendiamo omaggio all’ “Altare della Patria”,  scattiamo un click alla “Fontana di Trevi”, porgiamo un inchino a “San Pietro”, eleviamo un saluto  al “Colosseo”, facciamo un salto sull’Isola Tiberina e sgranocchiamo un fugale snack a Trastevere.

Il meriggio volge al termine e i 190 chilometri della nostra via del sale ci aspettano. Un ultimo giro di giostra sfrecciando tra le vie consolari non senza un’affettuosa smorfia “d’in bocca al Lupo” al Brancaccio ed al Sistina.

Una breve sosta

La strada da fare è molta ma come dice un proverbio inglese “la manopola del gas si muove in entrambe le direzioni” e faccio fatica a lasciarmi alle spalle questo tramonto capitolino e quest’aria friccicarella.

Il display segna le diciotto e sono di ritorno da una gita, da una vacanza, da un’impresa che rimarrà indelebile nel mio cuore e dalla mia anima.

Ultima occhiata nello specchietto a salutare questo lungo giorno, sono le 9 p.m. (“3 ore secche”) all’arrivo. Nessun arco di trionfo da varcare e nessun alloro da indossore solo una cara “Lambretta arancione” da accavallettare, un sogno realizzato ed uno straorrdinario ricordo da riporre nel cassetto.

 


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