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Ubriachi alla guida:
una piaga senza rimedio

ASCOLI - Recrudescenza dell’allarme alcol in città dove, nel giro di pochi giorni, sono stati fermati (uno arrestato) quattro adulti per guida in stato di ebbrezza

di Andrea Ferretti

Un 60enne guida imbottito di alcol, zigzagando per le vie del centro di Ascoli con al suo fianco un 53enne inutilizzabile come “navigatore” visto che aveva bevuto forse più di lui. A distanza di poche ore, spunta un 34enne dopo aver fatto il pieno per tutta la notte, alla Polizia che lo blocca all’alba farfuglia che sta recandosi a ballare in un locale chiuso da un anno. Alè.

Tre ubriachi, due patenti ritirate, denunce per guida in stato di ebbrezza, auto sequestrate e anche allontanamenti dall’Italia, trattandosi i primi due di un rumeno e un albanese. Il terzo ubriaco è del vicino Abruzzo, ma poco cambia.

Poche ore e, purtroppo, si è confermata ad Ascoli la regola del “non c’è due senza tre”. Infatti, dallo zigzagare senza per fortunata investire nessuno (il primo caso dei due bloccati in vale Federici) e dal fuori strada alla rotonda dove è stato coinvolto un altro mezzo (il secondo caso del fermato in via Piceno Aprutina) ecco la tragedia sfiorata.

E’ quella che sulla Circonvallazione – ironia della sorte quasi davanti alla caserma dove ha sede il Comando provinciale dei Carabinieri – ha visto protagonista un 40enne ascolano il quale, oltre a non risultare astemio, ha conquistato anche la leadership degli “ubriachi al volante”. Il soggetto in questione non solo non è astemio, ma ha rischiato di uccidere due persone, una coppia di 70enni trasportati poi agli ospedali “Torrette” di Ancona (lui) e al “Mazzoni” di Ascoli (lei).

Sembra che l’ultima tappa del conducente dell’auto, che avrebbe invaso la corsia opposta, sia stato un bar non più lontano di un chilometro. E sembra addirittura che ad alcuni avventori del bar non era sfuggito lo stato tutt’altro che lucido dell’uomo che è ripartito alla guida della sua auto, tanto da allertare le forze dell’ordine. Ammesso che questo sia realmente accaduto, non c’è stato il tempo per intercettare il bevitore perché ha percorso solo poche centinaia di metri prima del frontale.

Mentre nei primi due casi sono scattate le denunce, in questo terzo caso c’è stato l’arresto, con tanto di piantonamento in ospedale diventato poi detenzione domiciliare.

Il problema non è arresti domiciliari o carcere, né tantomeno auto sequestrata e patente ritirata, se non sospesa o addirittura revocata, ma che questi elementi prima o poi possono tornano al volante, magari di una apparentemente innocua apecar o minicar.

La sostanza non cambia e il pericolo è lo stesso di prima, alla faccia di eventuali futuri controlli delle forze dell’ordine. Apecar, minicar, monopattini elettrici e bici possono diventare armi letali se guidati da ubriachi, spesso alcolisti cronici. Gente che meriterebbe una sorta di “castrazione chimica” applicata al codice della strada.

 


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