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Rifugio Zilioli,
la rinascita dopo il sisma
Partito il restyling sul Vettore

ARQUATA - La storica struttura costruita nel 1960 dal Cai era inagibile a causa del terremoto. Squadra di operai al lavoro per realizzare il nuovo bivacco, punto di riferimento per gli escursionisti dei Sibillini

Si lavora in quota

di Luca Capponi

Comincia una nuova avventura in quota. A 2.250 metri sul livello del mare. Si ricostruisce il rifugio montano dedicato a Tito Zilioli. Era lì, sul Vettore, dal 1960, grazie all’opera del Cai. Ci è voluto un terremoto, quello del 2016, per renderlo inagibile e inutilizzabile per il suo fine originario.

Un punto di riferimento per tutti gli escursionisti che era venuto a mancare. E che ora, finalmente, prova a ripartire. A dare l’annuncio è direttamente Paola Romanucci, presidente della sezione ascolana del Club Alpino Italiano.

«Dopo l’assalto agostano, re Vettore riconquista la sua quiete e una squadra di operai trentini, assieme a un bravo lattoniere piceno, salirà a realizzare il nuovo bivacco Zilioli -spiega-. Dirigeranno il lavoro gli architetti progettisti Valeriano Vallesi di Ascoli Piceno e Riccardo Giacomelli di Caldonazzo (Trento), usciti vincitori dalle numerose procedure burocratiche con la preziosa collaborazione del Comune di Arquata del Tronto, del Parco Nazionale dei Monti Sibillini e della Soprintendenza».

«Dopo un’estate segnata da troppi incidenti in quota, una struttura sicura e confortevole offrirà ricovero in ogni stagione a soccorritori, escursionisti e forestali -prosegue il presidente del Cai-. Gli appassionati di montagna diretti al nuovo rifugio troveranno ad accoglierli sulla loro strada le comunità di Arquata, Montemonaco, Montegallo Roccafluvione e Acquasanta Terme».

Anche da qui la montagna prova a voltare pagina. Sperando che civiltà ed educazione non trovino più spazio tra le vette e che il rispetto che si deve ai giganti della terra sia sempre vivo. Anche per questo il Cai rinnova un piccolo appello di collaborazione.

«Vi chiediamo di dare il vostro contributo, rispettando il lavoro disagevole in quota ed evitando di salire allo Zilioli nelle prossime settimane -conclude Romanucci-. Grazie alla Fondazione Carisap, all’Avis provinciale, alla Sat e ad altri donatori privati, grazie all’impegno anche gratuito di tanti amici, finalmente ricostruiamo il piccolo grande rifugio dei Sibillini. Assieme, per tutti».

 


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