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La sfida di Cinzia Peroni:
«Sogno una Regione smart
e il ritorno della Facoltà di Agraria»

ASCOLI - L'esponente politica di Castel di Lama scende in campo con la lista "Le nostre Marche - Il Centro con Mangialardi": «Il Piceno merita la terza azienda ospedaliera regionale. Le elezioni saranno decise dagli indecisi. A loro chiedo di non consegnare la Regione a chi va alle cene fasciste»
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Cinzia Peroni

di Renato Pierantozzi

Libera professionista (geometra) con studio a Castel di Lama e impegnata dal 1995 in politica nel suo Comune (ricoprendo, tra le altre cose, il ruolo di vice sindaco, presidente del Consiglio e ora consigliere comunale) e in Provincia dove è stata, unica donna eletta, vice presidente del Consiglio dal 2004 al 2009. Cinzia Peroni, 53 anni, ora è candidata alle elezioni Regionali nella lista “Le nostre Marche – Il Centro con Mangialardi” a sostegno del candidato presidente della coalizione di centrosinistra.

Quali sono i suoi irrinunciabili valori etici e politici di riferimento?

«Onestà e responsabilità quelli etici. Costituzionali quelli politici, perché abbiamo la Costituzione più bella del mondo»

I principali impegni programmatici per il Piceno sui quali intende concentrare la sua attività in Regione? Ha già in mente una proposta di legge specifica per migliorare la qualità della vita nella Provincia di Ascoli?

Cinzia Peroni al Consiglio comunale di Castel di Lama

«La tutela della salute quale impegno assoluto, chiedendo per Ascoli la terza azienda ospedaliera come quelle di Pesaro-Fano e degli Ospedali Riuniti di Ancona. Vogliamo avere gli stessi diritti degli altri cittadini marchigiani del Nord. Il mio impegno, per migliorare la qualità della vita sarà orientato alla realizzazione di un sistema sanitario territoriale di prossimità, alla realizzazione di un adeguato sistema infrastrutturale del nostro territorio anche nella prospettiva di un migliore e più agevole collegamento con Roma. Mi riferisco alla realizzazione del tratto ferrovia Ascoli Piceno-Rieti, la semplificazione e la sburocratizzazione dei rapporti tra le imprese e l’apparato regionale, il sostegno ai giovani supportando il loro impegno e cogliere le opportunità collegate alla green economy. Poi come ho già detto più volte pubblicamente “Io ho un sogno”: far diventare la Regione Marche la prima Regione Smart d’Italia. Il mio obiettivo è quello di dare “nuova vita” alla Regione e renderla produttiva creando lavoro e attrattività al fine di catturare turisti, imprenditori…».

Che cosa significa, in concreto, “Regione smart“?

«La fibra sta cambiando il modo di lavorare, tra poco verrà modificata la telefonia con applicazioni 5G uniche e rapidissime. Io vorrei approfittare del momento e delle infrastrutture esistenti sul nostro territorio ed inserire tecnologie complementari di ultima generazione con una soluzione tecnologica avanzata con sensori e sistemi di visione che offrono applicazioni e servizi di sicurezza, per creare una vera propria “regione smart”, modelli che tanto vorrebbero in Europa con collegamenti che vanno dalla rete delle scuole, agli aereoporti, agli ospedali, alberghi,  ecc. Questo porterà a pensare ad una nuova legge regionale sul lavoro e di conseguenza lavoro per tutti, e per i giovani …. i nuovi lavori. Chiaramente le Marche diventeranno molto attraenti a livello nazionale ed internazionale in quanto offriremo servizi fruibili per i marchigiani e non solo, rendendo la vita all’esterno più semplice per tutti. Tutto questo impatta su tutti i settori produttivi quali l’agricoltura, pesca, zootecnia, industria, sanità, logistica aumentando il benessere dei nostri cittadini. Il mondo cresce del 18% all’anno sui settori dell’ IOT, Smart city, cyber security outdoor in ambiente  di economia circolare migrando l’infrastruttura verso ad una piattaforma tecnologica “Cognitive region” con servizi in termini di efficienza e risparmio, videosorveglianza, comunicazioni, connettività diffusa, mobilità, ambiente, allarmi…porteranno una piattaforma abilitata con sicurezza (big data) verso le periferie (ultimo miglio). A mio parere in questo modo sarà possibile fare un vero e proprio salto per riportare l’economia fiorente per distribuire ricchezza e prospettive per noi e le nostre prossime generazioni».

Il bene e il male della Giunta di centrosinistra uscente in relazione soprattutto al Piceno

«Il programma della giunta Ceriscioli, già condizionato dalla grave crisi economica mondiale, è   stato “stravolto”, da due eventi di natura eccezionale. Poco dopo il primo anno dall’insediamento, l’evento imprevisto ed imprevedibile del terremoto, che ha sottratto alla programmazione politica molte energie amministrative ed economiche per affrontare l’emergenza e la successiva fase di ricostruzione, successivamente, sulla coda della legislatura, l‘emergenza sanitaria Covid. In questo contesto drammatico, Il Presidente e la Giunta regionale hanno saputo gestire tutte le emergenze, raggiungendo risultati che marchigiani hanno riconosciuto concreti, soddisfacenti e risolutivi.

Le rovine di Arquata del Tronto dopo il sisma 2016

Tra gli aspetti negativi penso che la Regione Marche, la più colpita dagli eventi sismici del 2016, non è riuscita ad ottenere un’adeguata semplificazione delle procedure per la ricostruzione generando molti disagi nei cittadini, lungaggini e ritardi delle pratiche. 

E’ mancata una chiara comunicazione di quanto progettato e realizzato come nel caso dell’erogazione (al Comune di Ascoli, ndr) di circa 30 milioni di euro per adeguamento sismico scuole, che i cittadini non conoscono). E’ mancato il rapporto diretto con i cittadini. Io ritengo che, in tempi brevissimi, gli enormi ritardi vanno colmati, rigenerando territori e comunità e contrastando i rischi dello spopolamento. La Regione deve recuperare un forte ruolo di coordinamento e controllo nella ricostruzione, garantendo massima attenzione, alle condizioni dei cittadini, vigilando sul rispetto della legalità. Qualora eletta chiederò al Commissario la costituzione di Ufficio per il monitoraggio dello stato di avanzamento delle pratiche rilasciate dagli uffici e relazioni mensili da comunicare al Presidente del Consiglio Regionale».

Cosa cambierebbe nella politica economica e culturale della Regione?

«Abbiamo avuto lo sviluppo dell’economia delle Marche con i cosiddetti Distretti industriali, dove si integravano le vocazioni culturali ed economiche delle province. Sono stati cancellati e nessuna nuova programmazione è stata definita negli ultimi 20 anni. Inoltre, come già ho detto, una legge nuova regionale sul lavoro, valorizzerebbe sempre di più i giovani»  

In questa tornata elettorale ci sono stati vari cambi di casacca. Come giudica in generale chi passa da una squadra all’altra? Evoluzione o opportunismo?

«La coerenza è per me un valore centrale della Politica, per il resto conta il giudizio dei marchigiani». 

Ritiene che la Provincia di Ascoli sia ancora penalizzata rispetto ad altri territori delle Marche? Cosa promette in particolare al suo territorio?

«Dobbiamo pensare a un nuovo modello di sviluppo differenziando le funzioni territoriali secondo le proprie vocazioni, sia vecchie che nuove. Oggi esiste solo la Regione-Ancona! No. Non ci sto! Penso anche alla terza corsia dell’A14 che è rimasta ferma a Porto Sant’Elpidio e la mancata bretella di San Benedetto».

L’ospedale “Mazzoni” di Ascoli (foto Vagnoni)

Qual è la sua ricetta per la sanità picena e marchigiana?

«La pandemia del Covid-19 ha dimostrato, alla destra che lo disconosceva, che è fondamentale la sanità pubblica, che deve saper coniugare una diffusione capillare nel territorio che faccia perno sui medici di base e importanti centri di eccellenza strutturati negli ospedali. Manca la terza azienda ospedaliera ad Ascoli che dobbiamo avere. Tra l’altro avrebbe un bilancio in attivo con la migrazione positiva dei comuni abruzzesi confinanti, al contrario delle fughe verso la Romagna dei pesaresi, nonostante l’azienda ospedaliera Marche nord che paghiamo con le tasse anche noi piceni».

Come è stata gestita dal presidente uscente Luca Ceriscioli l’emergenza sanitaria per il Covid 19 nelle Marche?

«Come già detto l’emergenza sanitaria è stata gestita bene dal Presidente Ceriscioli, e questo giudizio non è solo il mio ma è quello dei marchigiani viste le rilevazioni demoscopiche sull’ argomento».

Per la Vallata del Tronto quale può essere una ricetta per lo sviluppo futuro? Ancora industria o più verso l’economia green?

«Rivogliamo la Facoltà di Agraria a suo tempo scippata. La Vallata del Tronto è stata per molti decenni il polo agroalimentare e del freddo delle Marche. Possiamo tornare ad esserlo riconvertendo i capannoni industriali dismessi per specializzare il nostro territorio in serre idroponiche, con una filiera corta per la lavorazione di prodotti biologici di qualità e di gamma alta».

Con quanti punti di vantaggio vincerà la sua coalizione? Per il candidato presidente del centrodestra Francesco Acquaroli può essere un handicap la partecipazione alla famosa cena fascista di Acquasanta? Faccia un pronostico per la suddivisione dei 4 posti a disposizione nel Piceno

«La competizione sarà decisa dalla capacità di mobilitare gli indecisi e dalla capacità di convincere coloro che ritengono che nulla cambia e che andare a votare non è utile al proprio interesse.

A costoro voglio dire che con le elezioni regionali c’è la possibilità di consegnare le Marche agli eredi non pentiti di coloro che si ritrovano a fare cene fasciste e si pavoneggiano con “simboli” vietati dalla legge, senza nessuna vergogna. La “cena fascista” di Acquasanta Terme si giudica da sola. Non la commento e mi fermo qui, perché non mi piace vincere facile».

 


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