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Scuola al via,
genitori preoccupati per i figli:
«Speriamo che siano sereni»

ASCOLI - L'anno scolastico bussa alle porte tra distribuzione di mascherine e i dirgenti che diramano informative. Si va verso un avvio molto particolare
di Stefania Mistichelli
«Speriamo in primo luogo che i bambini siano sereni». Questa la preoccupazione principale dei genitori, a tre giorni dalla riapertura della scuola.
E mentre la ministra in conferenza stampa annuncia la distribuzione a tutti gli istituti di undici milioni di mascherine e i dirigenti si affrettano a diramare informative per chiarire che – no, non sono ancora arrivate, per favore procuratele voi e obbligatoriamente quelle chirurgiche – con le farmacie prese d’assalto, i genitori sono alle prese con la vita vera,  che comprende anche il rassicurare i propri ragazzi su un avvio del tutto particolare.
«A mio figlio ho detto di stare tranquillo qualsiasi cosa accada – afferma la mamma di un bambino dell’Isc Ascoli Centro D’Azeglio, che lunedì inizierà la quarta elementare – gli ho detto quali sono le regole e di stare tranquillo che a breve comunque finirà, non può durare per sempre. E sono convinta che una volta a scuola sarà tutto più semplice di quanto lo sembri adesso, così da lontano».
Tema non trascurabile, del quale si parla troppo poco, è quello della didattica, di se e come la scuola – privata della relazione interpersonale – dovrà cambiare.  «Io confido nel buon senso delle famiglie e degli insegnanti. Il rispetto delle procedure e dei protocolli – afferma Anna, mamma di un bambino iscritto alla prima media – non è questione banale, richiede un addestramento, come sanno tutti quelli che lavorano in ambiente medico. In questi mesi abbiamo appreso e interiorizzato alcune norme, il lavaggio frequente delle mani, indossare la mascherina in luoghi chiusi. Ma alla scuola è richiesto uno sforzo ulteriore, una modifica delle dinamiche consuete. Quanto tempo impiegheranno gli insegnanti per far comprendere ai ragazzi e ai bimbi (peggio) che non è possibile prestare una penna o un libro, dividere la merenda con il compagno che l’ha dimenticata, che il gesto di approvazione non sarà più una pacca sulla spalla o battere il cinque? Il mio timore più grande è che la scuola perda il suo grande ruolo di educare alla vita di comunità, alla solidarietà e alla condivisione. L’altra paura è che tutto questo necessariamente tolga tempo ed energie alla didattica. E non è poco…».
Altro grande tema è quello delle fragilità, come sottolinea la mamma di un bambino con lievi problemi di apprendimento alle prese col primo anno della scuola secondaria inferiore. «Ho ricevuto informazioni – afferma – sull’orario di entrata e di uscita, su quale ingresso dovrà utilizzare mio figlio per accedere all’istituto scolastico e su quando dovrà indossare la mascherina, ma ad oggi non ho ancora avuto rassicurazioni in merito all’insegnante di sostegno, cioè non so ancora se potrà esserci un affiancamento fin dal primo giorno di scuola».
Intanto sui social, come accade di consueto, si scatena l’ironia sui pur serissimi protocolli diramati dalle scuole a tutti i genitori attraverso le diverse chat di classe. Ed ecco che i ragazzi della 3A si lanceranno sul tetto dell’edificio con il paracadute per entrare in classe attraverso la finestra e quello della terza E utilizzeranno il carrello porta vivande; perché riderci tu sarà la chiave di volta per affrontare tutti con più leggerezza il primo giorno di scuola più impegnativo di sempre.

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