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Francesco Sabatini un acquasantano fra i “Và Sentiero”

ACQUASANTA - E' l'unico montanaro vero di una spedizione che le montagne italiane le sta attraversando proprio tutte. Da nord a sud, dall’arco alpino fino alle propaggini più meridionali dell’Appennino. Settemila chilometri in quindici mesi

di Walter Luzi

Il più meridionale dei camminatori di Và Sentiero è di Acquasanta Terme. In mezzo a una squadra composta di tutti cittadini nordisti, una decina in tutto, Francesco Sabatini, è l’unico montanaro vero di una spedizione che le montagne italiane le sta attraversando proprio tutte. Da nord a sud, dall’arco alpino fino alle propaggini più meridionali dell’Appennino. Settemila chilometri in quindici mesi. Una impresa vera, un proposito nobile. Aprire la finestra dell’attenzione sul lato più segreto della Natura italiana, le Terre Alte.

Trentuno anni compiuti a luglio, festeggiati in cammino con i compagni di avventura. Mamma fermana, papà acquasantano da secoli. I Sabatini. Una dinastia musicale legata indissolubilmente al complesso bandistico fra i più longevi del mondo, anno domini di fondazione 1873, del centro termale più conosciuto del Piceno. Da tre generazioni i Sabatini si succedono alla sua direzione. Il bisnonno di Francesco, Giovanni, avviò la saga nel 1906, il nonno Luigi subentrò nel 1946, il papà Mauro ha in mano la bacchetta del direttore dal 1996. I tempi sono oltremodo prematuri per parlare di successione. Candidato, in prospettiva, a raccogliere l’eredità di famiglia è il fratello maggiore Matteo Luigi in arte Babbutzi. Laureato al Conservatorio “Cherubini” di Firenze, dove vive da tredici anni, in basso tuba, dopo esperienze giovanili con clarinetto, sax e pianoforte. Ma, per ora, ha il suo bel da fare.

Musicista eclettico, innovativo, collabora attualmente, fra gli altri, con il gruppo musicale “Piceno Brass”. C’era, ovviamente, anche lui nella banda musicale diretta dal papà Mauro ad accogliere l’arrivo dei camminatori di Và Sentiero in frazione San Martino. In mezzo a loro, appunto, il più atteso era Francesco. Un ritorno a casa per lui zaino in spalla. «Dopo le scuole Elementari e Medie in Acquasanta – racconta Francesco – mi sono diplomato all’Istituto Tecnico Industriale di Ascoli. All’ateneo di Ferrara ho conseguito la triennale in Filosofia e quindi, a Torino laurea magistrale. Dopo un master a Milano in Filosofia del Cibo e del Vino, mentre frequentavo un corso di formazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino sull’avvio di nuove startup, ho fatto l’incontro che mi ha portato fino a qui».

Yuri Basiricò è cresciuto a Rho, interland milanese ricco di capannoni industriali e ciminiere. E’ un suo vecchio compagno di Università. Insieme a Giacomo Riccobono e Sara Furlanetto Yuri sta già lavorando ad un grosso progetto. Hanno bisogno di un esperto nel suo campo, e lui potrebbe essere la persona giusta. Giacomo è di Milano anche lui, Sara invece viene da Castelfranco Veneto. Sono loro tre a concepire il progetto Và Sentiero, sulle ceneri di Camminaitalia. Già nel 1981 Riccardo Carnovalini aveva intuito l’importanza di un escursionismo di lunga percorrenza. Ma ci vorranno quattordici anni di preparazione, promozione e organizzazione grazie al C.A.I. per far partire, nel 1995, la prima edizione di Camminaitalia. Partenza dalla Sardegna. Seimila chilometri, otto mesi di cammino. Anche la prestigiosa tv americana CNN constata che è il trekking più lungo del mondo. Due anni dopo un escursionista di Sesto San Giovanni ripete il percorso in solitaria. Nel 1999, grazie all’Associazione Nazionale Alpini, Camminaitalia fa il bis, ma, stavolta, con tremila chilometri in meno. Vent’anni dopo questo gruppo di giovani camminatori sognatori, entusiasti e temerari, raccoglie il testimone.

«Sono entrato nel progetto già nel novembre del 2018 – racconta Francesco – che parte dopo una campagna crowdfunding e la nascita dell’associazione Và Sentiero. Una no-profit che mira alla rivalutazione di questo lungo sentiero, da raccontare attraverso la nostra spedizione. I luoghi, le bellezze, ma anche le persone e le peculiarità, le tipicità eno-gastronomiche delle nostre terre alte delle aree interne».

Fra nuovi ingressi e forfait al gruppo che parte da Trieste si aggiungono anche Martina Stanga di Cremona e Andrea Buonopane di Magenta. Giovanni Tieppo è l’unico senior della squadra. Dopo una vita da camionista ora scorrazza per l’Italia spostando il pulmino di appoggio della spedizione, ribattezzato Santos, dai punti di partenza a quelli arrivo delle escursioni. Altri volontari dello staff lavorano …da remoto. Come Alberto Bianco, esperto di informatica, Diego Marmi, mago della videografica, e Giulia Valverde, addetto stampa.

«Anche noi camminatori – spiega ancora Francesco – abbiamo dei campi di azione specifici. Martina, che cura anche la parte social, è la fotografa della spedizione. Cerca volti e storie legati allo spopolamento delle nostre montagne. Nei filmati  di Andrea, il nostro videomaker, trovano spazio invece le persone o le associazioni che resistono sul territorio. Gente che prova a cambiare, reinventarsi, pur di restare nei luoghi dei loro antenati, a rinnovarsi nel solco delle tradizioni, oppure a vivere una vita semplicemente diversa. Non è facile, anche perchè la gente di montagna è molto chiusa, io la conosco. Qui è più difficile fare arrivare idee nuove. Io, come detto, mi occupo dell’aspetto enogastronomico delle zone che attraversiamo. Terra&Gusto si chiama la mia rubrica».

In occasione della tappa Colle d’Arquata-San Martino di Acquasanta obiettivo di Và Sentiero sulla rinomata Macelleria Petrelli del centro termale. «Uno dei nostri motti è “cammina con noi” – spiega sempre Francesco – uno stimolo in più per tante persone sconosciute, che diventano nostri amici affiancandoci sul sentiero e camminando insieme a noi. Molti i giovani che ci manifestano il loro desiderio di unirsi a noi. Ma la soddisfazione maggiore è quella di vedere l’impegno sui territori di tante associazioni composte da volontari che, soprattutto nelle zone terremotate, si battono per la salvaguardia dell’ambiente, la rivalutazione delle tradizioni e la rinascita economica e turistica delle proprie zone così duramente colpite. Per loro sentiamo di rappresentare un modello, un esempio a cui guardare».

Settemila chilometri di tesori nascosti, noti e meno noti, attraverso l’Italia intera. «C’erano già la Grande Escursione Appenninica o la Grande Traversata delle Alpi – spiega sempre Francesco –  ma non c’era in Italia qualcosa di paragonabile al Cammino di Santiago. L’idea era di realizzare un progetto di comunicazione. Come un sito Internet dove veicolare tutte le informazioni raccolte lungo il cammino. Come arrivare, ma anche cosa sapere quando si attraversa quel territorio, cosa mangiare, dove andare, cosa vedere. Il C.A.I. ci affianca con le varie sezioni locali, cammina con noi. E’ merito loro se molti sentieri sono ancora percorribili».

Alpi e Appennini. Due mondi diversi e lontani. «Lassù ci vivono abitualmente, regna il benessere, possono scegliersi i tipi di sviluppo – continua Francesco – qui, sull’Appennino che si spopola, stentiamo persino a trovare da dormire, non c’è un sistema che faccia vivere la montagna, che assista i camminatori. In compenso questo può essere interpretato anche come una opportunità per costruire uno sviluppo diverso. Perché anche i modelli più virtuosi non è che siano perfetti. In Piemonte, ad esempio, abbiamo visto vallate destinate al turismo di massa, anche sciistico, invernale, ed altre che hanno scelto di rimanere più selvagge. Non  si può dire quale sia migliore. Sono solo modelli diversi».

E il sud? «Quella sarà una bella scoperta. Prevediamo di avere gli stessi problemi del centro per un turista che si muove a piedi. Però credo siano più bravi poi nel proporre e difendere le proprie tipicità locali. Qui nel centro si fa più fatica a riconoscerle». Sembra incredibile che con tante, troppe minchiate che ci propinano in televisione, l’inflazione di reality in qualche caso ridicoli, sembra impossibile che una impresa del genere, epica e romantica per molti versi, non trovi sbocchi, spazi, la visibilità che merita nei palinsesti.

«Non è semplice entrare in quel mondo – prosegue Francesco – ci abbiamo anche provato in qualche modo, ma ci sono troppi canali e al di là di qualche collaborazione, o ospitata, non siamo riusciti ad andare. Però siamo ricchi di materiale, messo insieme in questi mesi di cammino per l’Italia. Immagini e testimonianze, che siamo pronti a mostrare non appena se ne presenti l’opportunità. Stiamo pensando anche di autoprodurre programmi per la tv. Perché la missione è impegnativa, e non è facile seguire tante cose insieme con un team di appena una decina di persone. Tutti volontari. Và Sentiero, con il tempo potrebbe diventare qualcos’altro, ma per adesso l’obiettivo primario è portare a termine questa spedizione».

A fine novembre stop temporaneo al cammino dopo l’arrivo a Santa Maria di Leuca. Per Campania, Basilicata, Calabria e le due Isole maggiori se ne riparlerà a primavera. Covid permettendo. I social Istagram e Facebook i loro canali di comunicazione privilegiati. Basta cliccarci su per camminare insieme a questi ragazzi. Come hanno scritto sulla loro pagina seguitissima web vasentiero.org. Osservando, ascoltando, raccogliendo le voci e i silenzi.

 


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