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Gli ascolani
e la bestemmia infinita

ASCOLI - La riflessione di un cittadino «sull’incrudimento di questo biasimevole fenomeno riscontrato nell’ultima ventina d’anni. Qualora non dovessero essere a conoscenza di questa piaga, voglio informare il vescovo, o il sindaco: potrebbero pure intervenire»

di Enzo La Marca

(cittadino ascolano)

Francamente, non ne posso proprio più. Qualche anno fa, mi rivolsi alla stampa ascolana per lamentare una piaga che, soprattutto d’estate, si acuisce gravemente nella nostra città, come, di certo, in tutte le altre città italiane, e forse del mondo. La piaga di quegli infernali motorini maledetti che sogliono rompere timpani e altro… un po’ a tutti, sfrecciando diabolicamente per le strade. Riferendo, inoltre, di come tale piaga, suscitò, ciò che trovo alquanto scandaloso, enorme indifferenza sulle facce annoiate di alcuni tutori dell’ordine, ai quali mi permisi di segnalarla. Naturalmente la mia lamentela, anche una volta riportata dai quotidiani che gentilmente la ospitarono, è rimasta, a tutt’oggi, lettera morta.

     Ma ciò su cui vorrei ora si ponesse l’attenzione di tutti, o, perlomeno, di tutte le persone di buon senso, riguarda qualcosa di ancor più grave, a mio avviso, dei motorini, di ancora più increscioso, e nefando. E che temo interessi, almeno per quanto mi sia dato conoscere, in particolare, proprio la bellissima, ma, ahimé, da ciò che sto per denunciare, “deturpata” nostra città, del resto facente parte di una regione, credo anch’essa, più o meno tutta, deturpata allo stesso modo.

Non importerà a molti saperlo, ma io amo ascoltare le partite di calcio alla radio, durante le quali, però, vengono infilati brevi spot pubblicitari riguardanti la nostra regione, il cui slogan conclusivo recita: “… Marche, bellezza infinita”. Ebbene, io vorrei tristemente mutarlo, dicendo “Marche… bestemmia infinita”. Proprio così, purtroppo.

     Sono nato qui, e qui ho vissuto la maggior parte della mia vita, e mi pare di aver riscontrato, nell’ultima ventina d’anni, un incrudimento di questo biasimevole fenomeno. La nostra è una terra dove si mangia bene, e si vivrebbe bene, ma dove si bestemmia tanto, e continuamente. E, perlopiù, senza alcun motivo. Qualcuno dirà “non è vero, provi ad andare in Veneto, per esempio”.

Oh, certo, lo faranno anche lì, ma, a parte il fatto che ci sono stato già diverse volte per lavoro, e, ogni volta, non per pochi giorni, così come in Toscana, anche, e non ricordo di aver mai sentito niente di sgradevole né in una, né in un’altra di queste regioni, in modo, perlomeno, più fantasioso lo faranno, e più colorito del nostro, addirittura, perfino, divertente, quasi.

     Da noi, invece, la bestemmia è fissa e incolore. Dio in persona, sebbene uno e trino, è sempre Lui solo, il bersaglio preferito. Ripetutamente, compulsivamente, e a voce odiosamente alta. Assai meno “gettonata” (scusate il termine scherzoso e forse un po’ sacrilego) è, invece, chissà perché, la Santa Vergine Maria.

Qualche sera fa ero in un ristorante del nostro circondario, all’interno, per fortuna, poiché all’esterno c’era una terribile tavolata, dalla quale, dentro mi giunse, molto netta e chiara, una sola bestemmia. Ma non appena uscii fuori per fumarmi una sigaretta, fui letteralmente travolto da una mitragliata di imprecazioni che sempre il buon Dio riportavano al centro del “dibattito”.

Pareva un campo di battaglia, dove i poveri resti delle altre parole giacevano inerti. A comporre la lieta tavolata erano una ventina di malnati, tutti, grossomodo, trentenni, e che potevo, dunque, fare io, con il mio quasi doppio di anni? Provare a zittirli? Un suicidio sarebbe stato, poiché non solo a parolacce sarei stato preso, ma, a giudicare dall’aspetto dei componenti quel mucchio selvaggio, probabilmente anche malmenato. Se avessi avuto accanto Clint Eastwood, per esempio, o Bud Spencer, forse non avrei avuto nulla da temere. Ma uno è, purtroppo, parecchio anziano, ormai, e l’altro è morto.

   Ciò che mi rattrista, di questo malcostume, è notare che tanta gente “perbene” pare che non se ne lamenti, o che finga di non sentire, come ha certamente fatto, dato che si trovava alla cassa, e quindi in posizione assai prossima, rispetto alla mia, a quelle “spingarde”, la titolare del ristorante, alla quale, prima di andarmene, e dopo che, grazie al Dio reiteratamente e brutalmente offeso, se n’erano andati pure quei teppisti, ho riferito la cosa, protestando le mie ragioni in maniera alquanto vibrata ma, ne sono certo, anche civile.

Costei, però, ha sostenuto di non aver udito nulla. Mentiva, senz’altro; quelle bestemmie erano sparate con tale virulenza da udirsi a chilometri di distanza, per poi planare “dolcemente” sulle colline del nostro amato territorio, nella “quieta” notte estiva. Avrebbe, io credo, anche potuto risparmiarmi, la gentile signora, oltre alle sue menzogne, anche, non dico tutto, ma una certa parte del mio conto. Non lo ha fatto.

     Personalmente, non posso dire di essere molto credente Magari lo fossi! Mi convincerei così, che quella teppaglia avrà un giorno la sua “ricompensa”, e vivrei tranquillo, ben al sicuro, nella mia fede. Purtroppo, invece, non ho gran fiducia in un’auspicabile punizione divina che cada a piombo su ogni testa di quei “nostri cari ragazzi”, per i quali, capisco bene, sarebbe piuttosto difficile articolare un discorso qualsiasi senza aiutarsi con il loro intercalare prediletto. Non gliela farebbero proprio, si sentirebbero come privati della facoltà di parola, poveri figli. Muti, insomma, e zoppicanti assai nel faticato muoversi della vita stessa.

Cionondimeno l’orribile piaga va ostacolata e vinta. Benché io ne disperi. Qualcuno d’importante, però, non so, Sua Eccellenza il vescovo, o il signor sindaco, potrebbero pure intervenire. Anzi, vado subito ad informarli della piaga suddetta, qualora non dovessero esserne a conoscenza.  


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