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Agroalimentare,
il Covid presenta il conto:
nel Piceno meno 20%

L'ANALISI di Coldiretti evidenzia il calo nel secondo semestre del 2020, quello del lockdown. Nelle Marche passivo di 1 milione e mezzo di euro. Tra i settori più colpiti, la pesca
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È di circa 1,5 milioni il conto che l’emergenza Coronavirus porta alle Marche dell’agroalimentare. Il dato è riferito al secondo trimestre 2020 quello, in pratica, dei mesi del lockdown, confrontato con lo stesso periodo dell’anno scorso.

Le performance peggiori riguardano il sud delle Marche: nelle province di Fermo e Ascoli i settori dell’agricoltura, della pesca e il manifatturiero agroalimentare hanno perso rispettivamente il 25% e il 20% del valore, secondo un’analisi di Coldiretti su dati Istat. In pratica il Covid ha azzerato un anno che poteva essere potenzialmente ottimo dal punto di vista degli scambi con l’estero.

L’olio extravergine di oliva, ad esempio, segna tra gennaio e giugno un calo del 25% rispetto allo stesso periodo del 2019. Segno negativo anche per il vino, settore trainante del nostro export, che perde il 2,2% nel semestre e l’ortofrutta lavorato e conservato (- 13%).

«Le difficoltà degli scambi con l’estero durante il lockdown – commenta Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Marche – hanno da subito compromesso l’economia delle aziende agricole che si sono ritrovate con i magazzini colmi di merce invenduta, anche per via del blocco delle attività commerciali e di ristorazione, o con l’impossibilità di portare a termine i processi di produzione e trasformazione. Per questo motivo come Coldiretti Marche ci siamo da subito impegnati per l’attivazione di bandi regionali con lo scopo di dare un ristoro economico a tutte le imprese del settore che hanno potuto beneficiarne in aggiunta alle misure del governo nazionale».

Sempre in tema di scambi con l’estero Coldiretti ha recentemente espresso estrema soddisfazione per la caduta del “segreto di Stato” sui cibi stranieri che arrivano in Italia, risultato storico ottenuto nel decreto Semplificazioni, convertito in legge dopo l’approvazione di Camera e Senato.

«Finalmente – spiegano da Coldiretti – sarà possibile conoscere il nome delle aziende che importano gli alimenti dall’estero dai quali dipende ben l’84% degli allarmi sanitari scattati in Italia nel 2019. Nel provvedimento è infatti inserita una norma fortemente sostenuta dalla Coldiretti che finalmente assicura la massima trasparenza sui flussi agroalimentari».

«Il decreto – è la conclusione – prevede che il Ministero della Salute renda disponibili, ogni sei mesi, attraverso la pubblicazione sul sito internet nella sezione “Amministrazione trasparente” tutti i dati relativi ad alimenti, mangimi e animali destinati al consumo in arrivo dalla Unione e dai Paesi extracomunitari. Inoltre saranno resi noti anche i dati identificativi “degli operatori che abbiano effettuato le operazioni di entrata, uscita e deposito dei suddetti prodotti».


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