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Ascoli, il 17 ottobre 1960 arrivò Mazzone,
che con Rozzi cambiò la storia del club

CALCIO - Mezzo secolo d'amore e numeri record per Carlo in bianconero: 580 presenze (211 da calciatore e 369 da allenatore). Un personaggio unico

Bruno Ferretti

Tre mesi fa, il 18 luglio, Bruno ci ha lasciato. Un vuoto incolmabile per la sua famiglia, i suoi cari, gli amici, tutti quelli che avevano avuto la fortuna di conoscere e apprezzare le immense doti di un uomo buono, sempre disponibile ad ascoltare e aiutare gli altri, e di giornalista preparato e umile, due doti che in questo mestiere stanno ormai scomparendo.

Oggi, 17 ottobre, Bruno avrebbe compiuto 67 anni. Se non fosse stato vinto da un male maledetto, avrebbe sicuramente continuato a inondarci ogni giorno dei suoi consigli, ma soprattutto dei suoi articoli e dei suoi reportage di sport, raccontandoci passato presente e… futuro dell’Ascoli Calcio. Un binomio, questo, che è ha caratterizzato tutta la sua esistenza.

Oggi sarebbe stato, anzi è, il suo compleanno. E ci pace ricordarlo riproponendo un suo articolo pubblicato un anno fa su “Cronache Picene”, il giornale che ha contribuito a creare e poi lanciare.

Un “pezzo”, come li chiamiamo noi umili artigiani della penna, nel quale ricordava il 17 ottobre 1960 quando arrivò ad Ascoli, da Roma, la sua città, un giovane calciatore per rafforzare la difesa dell’allora Del Duca Ascoli. Quel ragazzone si chiamava Carlo Mazzone. Un personaggio che non ha bisogno di presentazioni e che, da quel giorno, non ha più lasciato Ascoli, guidando la squadra prima in campo per dieci anni come capitano e poi da allenatore conquistando in ventiquattro mesi, dal 1972 al 1974, la prima storica Serie B e poi la prima storica Serie A. Senza dimenticare incredibili salvezze nel massimo campionato che equivalevano a scudetti.

Bruno, che aveva solo 7 anni, non poteva sapere che Mazzone dopo qualche anno sarebbe anche diventato suo zio. Ma questa è un’altra storia.

Ciao Bruno. Auguri di buon compleanno. 

Carlo Mazzone il giorno dell’inaugurazione della Tribuna Est del “Del Duca” che porta il suo nome. Sulla destra la moglie Maria Pia e il pronipotino Cristian, in maglia rigorosamente bianconera (Foto Edo)

di Bruno Ferretti

Arrivò ad Ascoli il 17 ottobre 1960. Esattamente 59 anni fa. Doveva restare un anno per fare esperienza in Serie C e poi tornare alla Roma dove, a venti anni, aveva già disputato due partite in Serie A contro Torino e Fiorentina. E invece ad Ascoli ha messo le radici e non é andato più via. Carlo Mazzone, personaggio simbolo e bandiera della squadra bianconera. Prima come calciatore, poi come allenatore. Fu Costantino Rozzi, da poco eletto presidente, a dargli fiducia affidandogli la panchina. E mai fiducia fu così ben ripagata perché Mazzone e Rozzi, in pochi anni, portarono l’Ascoli addirittura in Serie A. Una favola da raccontare a figli e nipoti.

Mazzone (sulla destra) e Rozzi lasciano il “Ballarin” di San Benedetto dopo un derby sotto la neve nel 1971

Tutto cominciò quel 17 ottobre 1960 quando Carlo, l’uomo che ha cambiato la storia dell’Ascoli, arrivò per la prima volta in città.
«Fui chiamato da Anacleto Gianni, presidente della Roma – racconta – ero poco più di un ragazzo e non sapendo cosa volesse dirmi, andai da lui con un certo timore. Mi disse: Carlo devi farmi un favore. Devi andare a giocare ad Ascoli nella Del Duca. Un altro campionato in Serie C ti servirà per crescere ancora, poi tornerai alla Roma. Ovviamente accettai».

É il ricordo nostalgico di Carlo Mazzone, che si è ritirato dalle scene alcuni anni fa per dedicarsi alla famiglia. La sua ultima apparizione calcistica é stata il 4 maggio scorso quando il Comune di Ascoli e la dirigenza bianconera, gli hanno dedicato la nuova Tribuna Est dello stadio “Del Duca”. I tifosi quel giorno gli hanno riservato una calorosa, commovente, accoglienza. Una straordinaria manifestazione di affetto.

Mazzone e Rozzi all’inizio degli anni ’80: l’avventura va avanti già da un pezzo

Ma torniamo al 17 ottobte 1960. «Mio padre Edmondo mi accompagnò a prendere la corriera per Ascoli e mi salutò dicendomi: vai tranquillo, sei bravo e sai come comportarti – ricorda ancora Carlo – non sapevo niente di Ascoli, neppure dove stava. La corriera si fermò in Piazza Arringo. Scesi, presi le mie borse, attraversai Piazza del Popolo e rimasi colpito dalla sua bellezza. Dissi fra me e me: aoh ma qui è bello come a Roma! Poi raggiunsi la sede della Del Duca». Era situata in corso Mazzini, a Porta Romana, nell’edificio che ospitava allora la caserma dei Vigili del fuoco. «Fui accompagnato a vedere la stanza che sarebbe diventata il mio primo alloggio ascolano – aggiunge – nel vicino Corso di Sotto dove c’erano anche altri giocatori giunti da fuori».

Mazzone dona al presidente dell’Ascoli, Giuliano Tosti, la maglia celebrativa delle due 795 panchine in Serie A: un traguardo impossibile da raggiungere

Iniziò così l’avventura di Mazzone ad Ascoli, più di mezzo secolo fa. In verità non fu accolto benissimo. Alcuni tifosi alla vigilia della partita contro la capolista Lucchese entrarono di notte nel vecchio campo Squarcia, dove giocava la Del Duca perchè il nuovo stadio era in fase di costruzione, e segarono i pali delle porte. Era il 27 novembre 1960. Una clamorosa forma di protesta contro la scelta di schierare il romano Mazzone, centromediano (oggi difensore centrale) al posto di Giuliano Torelli, ascolano e beniamino dei tifosi bianconeri. I due, successivamente, giocarono anche insieme nella difesa della Del Duca Ascoli diventando grandi amici. Un’amicizia che il tempo non ha scalfito.

Mazzone aveva esordito il 13 novembre 1960 in Livorno-Ascoli 1-1. Ecco la sua pagella su “Il Messaggero”: “Mazzone è stato superlativo. Non si è quasi mai accontentato di spezzare le azioni degli avversari con tempestivi interventi di testa, ma si è preoccupato di costruire l’azione per i propri compagni appoggiando i laterali e sulle ali, spingendosi con la palla al piede fino al limite dell’area avversaria”. Al termine di quel primo campionato ad Ascoli, tornato a Roma, fu Mazzone a recarsi da Gianni. E gli disse: «Presidente, adesso sono io a chiederle un piacere: mi lasci ad Ascoli». Fu accontentato. Carlo non solo si era trovato bene, ma ad Ascoli aveva anche incontrato Maria Pia, ovvero il grande amore della sua vita. Un felice idillio che si é consolidato negli anni e dura ancora.

Per Carlo Mazzone parlano le cifre. Con l’Ascoli ha disputato 580 partite: 211 da calciatore in Serie C e 369 da allenatore in Serie C, B e A. Numeri irripetibili. Carletto oggi, a 82 anni, é impegnato in famiglia come marito di Maria Pia, padre di Sabrina e Massimo, nonno di Vanessa, Alessio e Iole, bisnonno di Cristian. Non va più allo stadio, ma l’Ascoli è sempre nel suo cuore.

Riscaldamento prepartita della Del Duca: Mazzone è pronto per il debutto allo Squarcia

L’immagine di Mazzone mentre si scaglia contro la curva dell’Atalanta nel 2001: è quella che l’ha reso famoso in tutto il mondo

Allo stadio “Del Duca” tra il presidente dell’Ascoli Giuliano Tosti e il figlio Massimo


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