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Pas, un seme piantato nella terra
Inclusività ed accoglienza contro la povertà

ASCOLI - Una rete nata nel 2017 riunendo un gruppo associazioni impegnate nella lotta al disagio. La casa, gli spazi e la mensa di via De Gasperi e la nuova sfida del Covid. Il presidente Felicetti: «Il focus non sono i servizi ma le relazioni, a formare un tessuto sociale che generi solidarietà»

di Stefania Mistichelli

L’associazione Pas nasce ad Ascoli nel 2017, per riunire e coordinare l’attività di un gruppo di associazioni impegnate nella lotta al disagio e alla povertà. Questa rete di realtà diverse tra loro e che, mantenendo la propria autonomia, collaborano nel segno della solidarietà oggi conta diciannove associati e dall’inizio del 2020, grazie al consistente sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli, ha anche una casa, “casa Pas” in viale De Gasperi, a due passi dall’ente seminario, che ha concesso l’immobile in comodato triennale.

«Un seme piantato nella terra – aveva commentato il vescovo Giovanni D’Ercole all’indomani dell’istituzione del Pas – perché germogli in città una cultura della solidarietà e dell’accoglienza».

Al momento della nascita le associazioni fondatrici della rete erano tredici e le adesioni sono andate costantemente crescendo, così come il numero dei volontari impegnati in questa missione.

«Il Pas – spiega il presidente Giuseppe Felicetti – non è la somma delle nostre associazioni. Il focus non sono i servizi, che pure continuiamo ad erogare, ma le relazioni, quasi a formare un tessuto sociale che generi accoglienza e solidarietà. Grazie alla concessione in comodato trentennale dall’Ente seminario, proprietario dell’immobile di via De Gasperi, e l’importante contributo della fondazione Carisap, oggi abbiamo una “casa” completa di una sala mensa in grado accogliere 80 persone gestita da Zarepta, la cucina, un ambiente diurno, spazi per il servizio d’ascolto e per i servizi medici, come l’ambulatorio odontoiatrico, che a breve ripartirà».

Un progetto che dà una risposta concreta ad un bisogno vero e che, da circa un anno, può contare anche su una sinergia ufficiale e formalizzata con i servizi sociali del Comune di Ascoli: un accordo firmato lo scorso 11 novembre, giorno dedicato a San Martino, il santo dedito proprio alla lotta alla povertà, sottoscritto dal Pas, dall’amministrazione comunale, dall’Associazione “Il Mattino”, dall’Associazione “Le Querce di Mamre”, dall’Ente Pastorale “Caritas Diocesana”, dall’Associazione “Banco di Solidarietà Arca”, dalla Casa di Procura dell’Istituto delle Suore Oblate del SS Redentore.

Volontari Pas

Un accordo sottoscritto per formalizzare una rete attiva sul territorio già da anni, perché diventi sempre più inclusiva ed accogliente, partendo dalla convinzione che il disagio sociale sia una problematica complessa che richieda interventi personalizzati e “cuciti” sulla persona.

Ad oggi, aderiscono al Pas Azione Cattolica, Acli, Betania Onlus (Caritas), B&B Foundation, Centro accoglienza vita, Cooperativa Sociale Aquerò, Croce Rossa Italiana, Associazione Hope Corner, Iom Ascoli Piceno Onlus, Associazione Laboratorio della Speranza, Movimento Diocesano, Associazione Società di San Vincenzo De Paoli, Unitalsi Marche sottosezione di Ascoli Piceno, Associazione di Volontariato Zarepta Onlus, Associazione La Meridiana Onlus, Associazione Amolamiacittà Onlus, Gocce di Carità, Kairos e Croce Verde.

In prima linea nella lotta alla povertà per missione, il Polo di Accoglienza e Solidarietà non si è lasciato intimidire dall’emergenza Covid, cercando e trovando soluzioni alternative per continuare a stare vicino ai suoi utenti. Come evidenziato dagli stessi volontari del Pas, il Covid non si è limitato a portare malattia e morte, ma ha anche aggravato il disagio non solo di chi già prima viveva una situazione precaria, ma anche delle famiglie che normalmente vivevano del loro stipendio.

Infatti, durante il lockdown le richieste di assistenza sono aumentate e le associazioni, pur nel rispetto delle necessarie precauzioni, sono rimaste presenti sul territorio nell’erogazione dei servizi di assistenza e sostegno, svolti in sinergia con i servizi sociali del comune e la protezione civile. Per dare qualche numero, in un mese dall’inizio del lockdown fino a Pasqua poco meno di 40 volontari hanno predisposto oltre 1.500 pasti e più di 800 pacchi contenenti viveri sufficienti per una settimana, ponderati in base al numero dei componenti la famiglia e della tipologia degli stessi.

Un lavoro reso possibile anche dalla vera gara di solidarietà di tanti – grandi e piccoli esercenti, artigiani o privati – che hanno donato viveri, denaro, buoni spesa eccetera: dall’imprenditore che ha offerto un carico di ravioli, riso e pelati che le suore Benedettine di clausura, del monastero di Sant’Onofrio, hanno trasformato in tanti caldi pasti da distribuire ai poveri alla macelleria del centro storico che ha donato tanta carne macinata trasformata in ragù alla bolognese ai negozi o catene di ristorazione che hanno portato tutto quanto di fresco avevano, ormai non più utilizzabile direttamente poiché chiuse per decreto.

«Oggi – racconta Felicetti – quello che osserviamo è un aumento costante di richiesta dei pasti, un 20% in più del solito, con punte di novanta pasti al giorno che prepariamo e distribuiamo, non potendo accogliere le persone nella sala mensa. In questi giorni, inoltre, sto ricevendo tante segnalazioni di persone che sono in isolamento fiduciario o in quarantena e che, quindi, non possono venire a ritirare i pasti. Bisognerà attivare un canale di monitoraggio sul territorio e organizzarci con la protezione civile per la consegna dei pasti a casa. Inoltre, con i fondi Covid ricevuti da Betania, Pas e Zarepta, stiamo lavorando per realizzare un gazebo esterno per poter ricominciare ad ospitare nuovamente le persone, in sicurezza, per il pranzo».

 


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