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Puzza dal depuratore di Caselle,
il giudice respinge la richiesta
di oblazione degli imputati

ASCOLI - In aula sono stati ascoltati l'ex direttore dell'Arpam Fabrizio Martelli e un tecnico dell'Agenzia regionale. Sotto accusa anche la quantità giornaliera di rifiuti smaltiti pari al doppio di quello consentito e le violazioni delle determine della Provincia

Puzze dal depuratore di Caselle, nuova udienza in tribunale per il caso dei cattivi odori provenienti dalla piattaforma del Piceno Consind e gestita dalla ditta Uniproject lungo la strada Bonifica del Tronto.

Il giudice del Tribunale di Ascoli Claudia Di Valerio aveva già respinto nel corso di una precedente udienza la richiesta di oblazione presentata dagli avvocati difensori degli imputati (il presidente dell’Uniproject Longino Carducci, l’amministratore delegato Fausto Latini e l’ex presidente del Consind, Luigi Merli) per alcuni dei capi d’imputazione per cui è possibile pagare un’ammenda ed evitare il processo.

In sostanza quello che era avvenuto poco tempo fa nel caso delle puzze derivanti questa volta dal depuratore di Villa Sant’Antonio per cui erano finiti a processo due degli imputati presenti anche nel caso di Caselle (leggi l’articolo). Nell’occasione l’0blazione si era tramutata nel pagamento di una sanzione di 100 euro.

L’avvocato Ines Nardini

Nel caso di Caselle i fatti contestati dalla Procura sono riferiti al periodo 2016-2018 e riguardano, tra le altre cose, lo smaltimento eccessivo di rifiuti non pericolosi (oltre due volte il limite di 350 mc autorizzati al giorno) con l’immissione nell’ambiente di “effluvi maleodoranti che cagionavano molestia, disturbo e stato di malessere alla comunità di Maltignano e zone limitrofe”.

Sotto accusa anche le violazioni delle prescrizioni delle determinazioni della Provincia oltre ad aver accettato “quantitativi di percolato superiori al 5% del carico idraulico dell’impianto” e aver messo in servizio un “nuovo pozzetto fiscale in carenza di autorizzazioni non effettuando correttamente le movimentazioni dei rifiuti pericolosi all’interno dell’impianto omettendo di compilare io registri di carico e scarico dei rifiuti pericolosi…”.

A Latini viene anche contestato anche di “aver impedito al personale dell’Arpam di visionare immediatamente i registri di carico e scarico dei rifiuti accettati dall’impianto anche con accesso diretto al luogo di conservazione degli stessi intralciando l’attività di vigilanza compromettendone gli esiti”.

Nel corso dell’udienza odierna sono stati ascoltati l’ex direttore dell’Arpam di Ascoli, Fabrizio Marrtelli, e un tecnico dell’Agenzia Regionale che hanno che hanno esposto le criticità emerse relativamente all’impianto.

I residenti sono assistiti dall’avvocato Ines Nardini, mentre gli imputati dai legali Francesco Marozzi (Merli e Carducci) e Giuseppe Le Pera (Latini). L’ udienza è stata poi aggiornata al prossimo 16 novembre.

rp

 


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