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Verso i maxi collegi elettorali,
nelle Marche da 24 a 15 parlamentari

APPROVATO il decreto legislativo dopo la riforma che ha portato da 945 a 600 i rappresentanti in Parlamento. Nella nostra regione per il Senato 2 collegi uninominali e 3 seggi plurinominali, per un totale di 5 seggi. Per la Camera 4 e 6 per un totale di 10. Nel primo caso la provincia di Ascoli è inserita con Fermo e Macerata

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di Luca Patrassi

Approvato il decreto legislativo sulla base della proposta della commissione tecnica guidata dal presidente dell’Istat con un gruppo di docenti universitari di varie materie (Diritto costituzionale, Geografia, Sociologia tra le altre), la riforma dei collegi elettorali attende i tempi tecnici di conversione.

Se si dovesse andare al voto con il sistema attuale, le Marche si troveranno immerse in maxicollegi elettorali che esprimerebbero 15 parlamentari contro i precedenti 24. In Italia si passa da 945 parlamentari a 600.

Per la Camera dei deputati le Marche, con una popolazione di 1.541.319 abitanti al censimento del 2011 e 227 comuni alla data della relazione, sono incluse in un’unica circoscrizione elettorale che comprende le province di Ancona, Ascoli Piceno, Fermo, Macerata e Pesaro Urbino. La legge 51/2019, applicata secondo le modifiche introdotte dalla legge costituzionale 1/2020, assegna alla circoscrizione Camera 4 collegi uninominali (385.330 la popolazione media per collegio uninominale) e 6 seggi plurinominali, per un totale di 10 seggi.

Per il Senato della Repubblica le disposizioni di legge richiamate assegnano alla regione 2 collegi uninominali e 3 seggi plurinominali, per un totale di 5 seggi. Dunque i marchigiani potrebbero trovarsi ad esprimere una preferenza solo in 4 collegi uninominali della Camera e in due del Senato. Al collegio uninominale del Senato, Ascoli è inserita con Fermo ed Macerata.

elezioni-voto-3-325x212«Per la formazione – è scritto nella relazione dei tecnici – dei collegi uninominali della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica viene infatti calcolato l’ammontare medio della popolazione dei collegi della circoscrizione e sono determinati i valori soglia (+/- 20% rispetto alla media) da rispettare. La continuità territoriale all’interno dei collegi è assicurata garantendo che essi aggreghino sempre unità amministrative con parte di perimetro in comune. Il criterio relativo alla non divisibilità del territorio di un comune è rispettato, salvo i casi imposti dalla dimensione demografica come avviene per i comuni capoluogo di città metropolitana con popolazioni elevate».

«Viene favorita l’integrità delle unità amministrative (province e città metropolitane) e funzionali (sistemi locali) sulle quali i collegi insistono. In particolare – continua la relazione – ovunque possibile il collegio uninominale coincide con il territorio di una provincia, ovvero di una sua parte, ovvero include integralmente due o più province fino a raggiungere la dimensione demografica consentita; qualora l’inclusione integrale delle unità amministrative non permetta di rispettare le soglie di popolazione, vengono utilizzati i sistemi locali che vi insistono, minimizzando il numero di province da frazionare, procedendo alla “cessione/acquisizione” di sistemi locali interi e privilegiando la ricomposizione di quelli inter-provinciali. Il ricorso ai sistemi locali, indicato espressamente per la Camera dei deputati, viene utilizzato, in generale, anche per il Senato della Repubblica in modo da facilitare il raccordo fra le geografie elettorali delle due camere parlamentari».


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