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Lotta alle insidie del Coronavirus,
Vittorio D’Emilio (direttore Pneumo Covid):
«Cure appropriate prima del “viraggio”»

ASCOLI - L'infezione può peggiorare rapidamente. Con 18 posti letto il primario e la sua equipe lavorano senza tregua per tenere i pazienti lontani dalla Rianimazione: «Molti hanno tra 55 e 75 anni, uno anche 41. Ricoveri in leggera flessione. Non abbiamo smesso di scovare tumori»
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di Maria Nerina Galiè

Il dottor Vittorio D’Emilio

La seconda ondata della pandemia, nel Piceno, più dell’altra ha messo a dura prova il sistema sanitario. La causa sta ovviamente nell’innalzamento dei numeri, 290 contagiati fino al 16 maggio, 4.046 oggi (qui il bollettino del Servizio Sanità regionale). Il 5% ha bisogno di ospedalizzazione, stando ai dati nazionali dai quali non si discostano quelli locali. I conti sono presto fatti.

Gli ospedali locali ce la fanno a reggere la pressione? E a che prezzo per il personale e i malati di altre patologie?

Sono 18 i posti letto Pneumo Covid dell’ospedale “Mazzoni” di Ascoli. C0n 5, 6 letti per la terapia semi intensiva e 12, 13 per i ricoveri ordinari ma predisposti anche per la semi intensiva, con prese per la ventilazione meccanica. A dirigere il reparto nella palazzina ex Malattie Infettive, il dottor Vittorio D’Emilio, primario di Pneumologia, “spostata” nella nuova ala allestita per fronteggiare la pandemia.

Non ci sono più ora i 15-20 ricoveri al giorno come accadeva fino a 2 settimane fa.

«Gli effetti delle restrizioni – afferma il primario – si stanno manifestando. Negli ultimi stiamo ricoverando 5, 6 persone».

E non è vero che si tratta solo di persone con patologie pregresse e in là con gli anni.

«Abbiamo assistito tante persone tra i 55 ei 75 anni. Giusto oggi, (1 dicembre, ndr) ho ricoverato un ragazzo di 41 anni».

Qual è la degenza media per ogni paziente?

«Siamo a 9, 10 giorni. Pochi per una polmonite. Devo dare atto alla direzione sanitaria, al dottor Giancarlo Viviani in particolare, di avermi messo a disposizione un’ottima equipe, con cui nonostante il momento difficile sto lavorando molto bene».

Il compito dell’equipe composta dal primario, 4 pneumologi, 2 infettivologhe, 1 internista, cardiologi che si alternano alla consulenza, 22 infermieri e 6 oss è quella di allontanare il più possibile i pazienti dalla Rianimazione.

Il Covid, ormai si sa, colpisce l’apparato respiratorio. La cosa che più spaventa i positivi è l’improvviso peggioramento provocato dall’infezione da Coronavirus. Una “semplice influenza”, nel giro di poche ore, può trasformarsi in polmonite per poi dare seri problemi respiratori.

«Insieme con i medici di medicina generale, siamo costantemente in contatto, dobbiamo percepire quando siamo vicini al viraggio, cioè al peggioramento. E’ quello il momento in cui il paziente deve venire in ospedale ed essere trattato con cure appropriate per scongiurare il rischio che debba essere intubato (in questo caso sarebbe trasferito al “Madonna del Soccorso” di San Benedetto, ndr). Per capirlo è necessario tenere sotto stretto monitoraggio febbre, saturazione dell’ossigeno e frequenza respiratoria».

Ma nel Piceno c’è anche chi si ammala di altre malattie insidiose, non solo di Coronavirus.

Per questo D’Emilio e colleghi non si stanno risparmiando. I turni finiscono tardi e iniziano presto. Oltre ad assistere i Covid, fanno consulenza al Pronto Soccorso, per tutti i nuovi contagiati che arrivano e, per volere dello stesso primario, continuano a tenere aperto l’ambulatorio di pneumologia per visite urgenti e brevi ma anche differibili, non hanno interrotto l’endoscopia e la pneumo interventistica.

«I tumori vanno scovati  – dice il primario senza mezzi termini – e se un paziente (non Covid, ndr) ha bisogno di essere ricoverato per malattie all’apparato respiratorio va a Medicina. Lo curiamo lì».


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