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Le pizzerie lanciano l’allarme:
«Lavoriamo solo nel weekend»

VALLATA DEL TRONTO - I titolari delle attività tracciano il magro bilancio di queste settimane di chiusura forzata. Speranze riposte esclusivamente nel fine settimana, in attesa di una svolta che evidentemente il ritorno alla zona gialla non può rappresentare: «Non riusciamo nemmeno a programmare il lavoro»

di Federico Ameli

Con un nuovo Dpcm ormai alle porte e in attesa di conoscere il destino della nostra regione – che in molti ipotizzano tinto di giallo – c’è già chi sogna di riaprire una volta per tutte i battenti e chi, purtroppo, non può farsi troppe illusioni.

Se, con tutta probabilità, bar e ristoranti potranno finalmente alzare le saracinesche e riprendere da dove avevano lasciato qualche settimana fa, diverso è il discorso per chi è abituato a puntare tutto sul servizio serale, che al netto delle richieste avanzate al Governo da parte del presidente Acquaroli sulla possibilità di estendere l’orario di apertura al pubblico (leggi l’articolo) dovrà probabilmente continuare a basarsi esclusivamente sull’asporto.

Lo staff della pizzeria “La rosa dei venti”

Data la situazione, abbiamo cercato di capire che aria tirasse in pizzeria, andando a fare un giro nei locali per scambiare quattro chiacchiere con i titolari. Come prevedibile, la situazione non è proprio delle migliori e diverse attività preferiscono tenere aperto solo nel fine settimana. Vuoi per qualche serranda abbassata, vuoi per il poco entusiasmo, non è facile trovare gestori disposti a spiegare come stanno le cose. Alla fine, però, la nostra pazienza viene premiata.

«La quantità di lavoro è diminuita in maniera esponenziale – ci dice Maria Samanta Azzarone della pizzeria “La rosa dei venti” di Pagliare -. “Lavoricchiamo” il sabato, mentre negli altri giorni si fa molta più fatica del solito. Abbiamo attivato il servizio di consegna a domicilio nei giorni feriali per dare una possibilità anche a chi non può spostarsi da casa, pur con tutte le difficoltà del caso».

Lavorando al taglio oltre che d’asporto, con il ritorno alla zona gialla “La rosa dei venti” potrà riprendere quantomeno il servizio al banco nelle ore pomeridiane, che nelle scorse settimane aveva concesso un po’ di respiro all’attività in un momento tutt’altro che semplice. «Finché siamo rimasti in zona gialla siamo riusciti tutto sommato a reggere bene l’impatto della chiusura serale, mentre le attuali limitazioni agli spostamenti ci stanno condizionando molto, anche perché in giro c’è molta confusione».

Maria Samanta Azzarone

In che senso? Maria Samanta si spiega meglio: «Il primo giorno di zona arancione diversi clienti mi hanno chiesto se si potesse entrare o meno nel locale per ritirare l’ordine d’asporto, sono stata io a spiegar loro che potevano farlo, a differenza di quanto avvenuto a maggio con l’asporto a porte chiuse».

«Noi ristoratori studiamo i Dpcm e rispettiamo le regole per cercare di contenere i contagi -continua-. In linea di massima condivido le decisioni del Governo, ma quando sento parlare di riapertura delle scuole il 14 dicembre o di scuole aperte il sabato e la domenica penso che ci sia qualcosa che non va. Per me il vero problema è quello dei trasporti: mia figlia studia a San Benedetto e so bene che i ragazzi viaggiano ammassati sui mezzi pubblici (leggi l’articolo)».

Il secondo locale sulla nostra lista, il cui titolare preferisce rimanere anonimo, non è poi così lontano da “La rosa dei venti”, e anche le opinioni esternate dal proprietario sono per certi versi sulla stessa lunghezza d’onda delle precedenti.

«Lavoriamo quasi esclusivamente nel fine settimana. Oltre ad essere il titolare sono anche il pizzaiolo e per questo posso permettermi il lusso di tenere aperto tutti i giorni, altrimenti non ne varrebbe la pena».

La situazione a Piazza Kennedy intorno alle 19. La pioggia non aiuta, ma oltre alle macchine in sosta non si vede nessuno in giro

Dalle parole dell’uomo non possiamo non notare un filo di amarezza mista a rassegnazione per i provvedimenti promossi dal presidente Conte, che inevitabilmente vanno a penalizzare gli affari di una piccola pizzeria di provincia. «Purtroppo non possiamo far altro che rispettare le decisioni del Governo. Abbiamo cercato di adeguarci alle normative sfruttando i tavoli all’aperto e limitando i posti all’interno del locale, ma non è bastato. Dispiace dover chiudere, anche perché abbiamo rispettato la legge quantomeno al 95% – siamo umani, possiamo sbagliare. Sono convinto che stiamo pagando per gli errori di questa estate, quando a tutti è stato permesso di lasciarsi un po’ troppo andare, ma ormai non possiamo farci niente».

Prima di concludere il nostro piccolo tour facciamo tappa a Colli del Tronto, dove Simone di Pietro, titolare della pizzeria “Saturnia” ci accoglie a braccia fin troppo aperte. «Tanto non ho niente di meglio da fare» scherza, sdrammatizzando con una battuta il momento amaro che lui, come tanti colleghi, sta vivendo negli ultimi tempi.

«Si lavora soprattutto nel weekend e nelle ore di punta, nelle quali con il triplo dell’attrezzatura si potrebbero fare anche grandi numeri». Nei giorni feriali, invece, calma piatta, proprio come negli altri locali della zona. “Colpa” dell’emergenza sanitaria che ha finito per mettere i bastoni tra le ruote ai ristoratori, ma anche di un territorio non ancora pronto alla novità rappresentata dalla consegna a domicilio.

La pizzeria Saturnia nei suoi giorni migliori

«Purtroppo le nostre strutture sono pensate per il servizio al tavolo e per sfornare un prodotto che deve essere consumato caldo -spiega Di Pietro-. Abbiamo iniziato a proporre la consegna a domicilio richiamando i ragazzi in cassa integrazione: facciamo il possibile, ma i clienti sono molto esigenti e non sempre si riesce a garantire la consegna puntuale al minuto».

Per quanto riguarda le decisioni che arrivano dall’alto, Simone si limita a prendere atto delle scelte del Governo. Non che ci sia molto altro da fare, in fin dei conti. «Io so fare a malapena la pizza, non posso certo esprimermi sulla bontà delle direttive -continua-. Quello che posso dire, però, è che questo continuo cambiamento ci impedisce di programmare il lavoro. Fosse stato per me, probabilmente d’estate avrei optato per la chiusura delle frontiere e per un lockdown totale in questi mesi, che storicamente sono i più complicati per noi ristoratori. Mi sembra di essere tornati all’illusione delle riaperture di qualche mese fa, con il rischio di dover poi fare un nuovo passo indietro a gennaio».

Pur con la zona gialla in vista, per la pizzeria “Saturnia” le cose non sono purtroppo destinate a cambiare, ma il titolare coglie l’occasione per rivolgere un appello agli altri rappresentanti della categoria. «Siamo tutti sulla stessa barca, purtroppo, e mi auguro che da ora in poi ci sia più rispetto e collaborazione reciproca -conclude Di Pietro. Dobbiamo coalizzarci e far fronte comune in un momento storico senza precedenti, condividendo le normative, nel bene e nel male, e facendole rispettare. D’altra parte, a noi spetta solo la decisione sulla qualità del prodotto, che resta la cosa più importante del nostro lavoro».

La conversazione è ormai giunta al termine e, data la grande disponibilità dimostrata da Simone, chiediamo di poter scattare qualche foto per inserirla nel pezzo. Sorridendo, ci suggerisce che forse è meglio evitare: i tavoli, lasciati soli ormai da qualche settimana, non sono molto “fotogenici” ultimamente e si rischierebbe di far passare un’immagine sbagliata della pizzeria, stravolta dall’emergenza sanitaria un po’ come le vite di tutti coloro che abitualmente lavorano dietro un bancone. Vada dunque per una foto “di repertorio”, nella speranza che quei tavoli abbandonati a sé stessi possano presto ritrovare la bellezza di un tempo.


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