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Misure anti Covid, Laura Gabrielli:
«Danni irreparabili
per i negozi dei centri commerciali»

ASCOLI - La vice presidente del Gruppo Gabrielli e ad di Fg Gallerie: «Ingiustificato accanimento». «Se no si interviene non sappiamo cosa potrà accadere». Le lacrime delle titolati della camiceria del Battente, aperta il 4 dicembre e rimasta chiusa per 4 giorni

 

 

 

Il centro commerciale “Al Battente” pieno di auto in epoca lontana dal Covid

Le misure anti contagio da Coronavirus stanno penalizzando tutto il tessuto economico del Paese, con imprenditori e commercianti divisi tra l’esigenza di rispettare e far rispettare le regole e le gravi perdite economiche che devono affrontare. Il Natale è per tutti un atteso momento per recuperare, andare avanti, rimpinguare le casse. Aspramente penalizzati, stavolta, i negozi all’interno dei centri commerciali che hanno obbligo di chiusura nei prefestivi e festivi.

Calendario alla mano, con la festa dell’Immacolata, le attività commerciali non autorizzate, sono rimaste chiuse dallo scorso venerdì 4 dicembre per riaprire solo domani, 9 dicembre. Quattro giorni clou degli acquisti natalizi, che negli altri anni richiamavano tantissimi avventori.

Insorge a loro difesa Laura Gabrielli, vice presidente del Gruppo Gabrielli e ad di Fg Gallerie.

«Amareggiata e delusa per il contenuto di questo provvedimento, anche in nome dell’importanza del rispetto e della tutela della salute di tutti. Dicembre rappresenta una parte importante del fatturato annuo per le attività che sono all’interno dei centri e parchi commerciali. Non è solo liquidità che viene a mancare ai negozianti, ma è anche un  grave danno occupazionale. Proprio sotto l’aspetto dell’orario di lavoro, nei centri commerciali è prevista una drastica riduzione per quei dipendenti già da mesi in cassa integrazione.

Dopo un lungo periodo di sofferenza, i negozianti contavano proprio sul Natale per recuperare quella liquidità necessaria almeno per far fronte ai costi fissi e ridimensionare gli effetti nefasti della crisi subita a causa dell’emergenza pandemica, ed invece per loro sono previsti soltanto 18 giorni di apertura nei giorni feriali.

Ci si dimentica spesso che i negozi dei centri commerciali sono di proprietà di imprenditori locali, molti dei quali utilizzano la formula del franchising ma che  rischiano in prima persona. Conseguenze pesanti anche per l’indotto. Sono preoccupata per la drastica diminuzione del giro d’affari  nel suo complesso, che avrà ripercussioni molto negative anche per le casse dello Stato per le minori imposte che entreranno.   Questo Dpcm sta provocando  danni irreparabili e molte attività rischiano di chiudere.

C’è un ingiustificato ed incomprensibile accanimento nei confronti del mondo dei  centri commerciali che hanno dimostrato, sin dall’inizio della pandemia, totale adesione alle misure stringenti per il contenimento del contagio, dando dimostrazione di riuscire ad attivare misure di sicurezza anche più rigorose rispetto al dettato normativo.

Perché allora sono state prese queste decisioni? Perché una parte del commercio viene penalizzata senza nessun fondamento proveniente dal mondo scientifico? Non si rischia piuttosto in questo modo di peggiorare il rischio della diffusione dei contagi creando assembramenti altrove? Esiste un equilibrio tra domanda ed offerta ed anche se quest’anno le persone spenderanno meno per ovvi motivi se tutto rimanesse aperto ci si potrebbe distribuire molto meglio.

Prima dell’emanazione del Dpcm, era appunto stato annunciato di voler allungare l’orario dei negozi per evitare assembramenti: invece, dopo poche ore, si è saputo che ad una parte consistente del mondo del retail non food sarebbe stata negata la possibilità di aprire nei giorni festivi e prefestivi che nel solo mese di dicembre saranno in totale pari a tredici. Non ci si è preoccupati, a mio avviso, di dare un corretto equilibrio tra le misure utilizzate per contrastare l’emergenza sanitaria e le esigenze dei cittadini.

Ad esempio, penso alle strutture che erogano i servizi alla persona, come i centri estetici  e i parrucchieri presenti nei centri commerciali, i quali a causa del precedente Dpcm in tutto il mese di novembre sono stati costretti alla chiusura nei fine settimana, come tutte le altre attività non ritenute beni di prima necessità. Trovo ingiusto che venga penalizzata  una parte delle attività di commercio e di servizio e che non si tenga conto della tenuta di 3.600 attività commerciali, del posto di lavoro di 780.000 persone e anche delle reali esigenze della clientela come ci si aspetterebbe da un Paese lungimirante».

La resilienza dei commercianti che cercano di far fronte alle conseguenze della pandemia è ricca di esempi importanti come quello del centro commerciale al Battente di Ascoli. «Le titolari del negozio di camiceria  sono state costrette a chiudere dopo il primo lockdown per problemi dell’azienda con cui avevano il contratto di franchising – ha detto Laura Gabrielli – eppure hanno trovato la forza ed il coraggio di cambiare insegna, di reinvestire. Hanno lavorato giorno e notte per poter aprire prime delle festività natalizie, inaugurando il negozio ad insegna Camicissima venerdì 4 dicembre, con le lacrime agli occhi dopo aver appreso la sera prima che sarebbero state costrette a chiuderlo per quattro giorni consecutivi dal 5 all’8 dicembre e poi ancora nei weekend del 12 e 13, e in quello del 19 e 20, il giorno della Vigilia, ed ancora  il 27 e il 31 dicembre.

Qui non si parla solo della tenuta economica, ma anche di quella psicologica dei titolari e dei loro dipendenti. Mi auguro che qualcuno riesca a fare qualcosa affinché i 1.3o0 centri commerciali possano rimanere aperti nei giorni festivi e pre-festivi almeno per recuperare il recuperabile: altrimenti, non so davvero come andrà a finire».

 


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