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Vecchio leone ci mancherai
Con Mimmo Del Moro
se ne va l’ultimo dei grandi

SAN BENEDETTO - Il ricordo di un grande personaggio che ha fatto la storia. Dall'esperienza da calciatore nelle file della Samb all'organizzazione delle prime feste studentesche alla “Casina delle rose”. Arriveranno poi concerti e le gloriose finali di Miss Italia. Fu anima della città
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Mimmo con le sue miss

di Walter Luzi

Con Mimmo Del Moro se n’è andato anche l’ultimo dei grandi sambenedettesi. Quelli che ne hanno fatto la storia. Quelli mai troppo celebrati, e che non dovranno essere mai dimenticati. Nei nostri articoli lo avevamo definito negli anni “inaffondabile”, “inossidabile”. E, in fondo, lo credevamo davvero invincibile. Dal male, e dallo scorrere delle tante primavere.

Con Miriam Leone

Aveva sempre superato infatti i suoi tanti, e gravi, problemi di salute, e qualche intervento chirurgico. La sua cartella sanitaria era diventata, via via, un faldone. Ma Mimmo, il vecchio leone, ne era sempre uscito vincitore. Ogni male combattuto e spazzato via dalla sua incontenibile vitalità. Dal suo amore per il bello e per la bellezza. Ogni volta.

Pare di rivederlo ancora, alla fine di ogni inverno, seduto a godersi il primo sole di primavera al Club 23. Con il solito sorriso sornione e le poche parole. Perchè Mimmo Del Moro alle parole ha sempre preferito i fatti.

Classe 1937, quarto di cinque figli, perde troppo presto, ancora bambino, il papà Gentile. Da ragazzo milita anche nella Sambenedettese, è una mezz’ala niente male, mentre completa, nel 1956, gli studi da geometra al “Carducci” di Fermo.

L’anno prima ha già aperto i battenti l’Hotel “Giancarlo”, una pensioncina di dodici camere a gestione famigliare. E’ fra i primi alberghi della riviera, e fra i pochi a continuare ad essere gestito, dopo oltre sessant’anni, dalla stessa famiglia.

Mimmo mezzala della Samb

Un vanto non da poco. Già da studente Mimmo Del Moro comincia ad organizzare le prime feste studentesche alla “Casina delle rose” di Fermo. Una passione per il mondo dello spettacolo che non lo abbandonerà più. Con la sua città sempre più votata, brillantemente, al turismo estivo di massa, prende a movimentare le notti sambenedettesi in riva al mare. Insieme a Giacomo Biondi e Mario Polidori rileva il “Cavalluccio Marino”. Una location sotto le stelle destinata a rimanere nella storia della città. Sono i mitici anni Sessanta, e non c’è big della canzone, complesso di grido o grande orchestra da ballo che non sia passata di lì.

Pomeriggio riservato alla musica per i giovanissimi, soirèe destinata invece ad un pubblico più maturo. Notti magiche davvero per chi ha avuto la fortuna di viverle. Nasce in quegli anni anche il forte legame, che travalica abbondantemente quello di semplice parentela, fra Mimmo e il nipote Dario Gabrielli. Insieme passano a gestire la gloriosa “Palazzina Azzurra” altro storico tempio della San Benedetto by-night. Crocevia estivo di big della canzone nazionale e internazionale. Sull’onda crescente dei successi, e delle presenze turistiche in riviera Mimmo passa a gestire anche il mitico Kursaal di Grottammare e, con Pietro Guidi Massi, Giuseppe Giobbi ed Enrico Illuminati, apre il “2+2”, poi “Tiffany”, primo locale invernale al chiuso.

Con Daniela Ferolla

L’amore della sua vita arriva dal Trentino all’inizio degli anni Settanta. Si chiama Giovanna De Pedri. Bellissima turista innammorata, intanto, del mare di San Benedetto, che non può sfuggire all’occhio lungo di Mimmo. Si sposano nel dicembre del 1975. Lo renderà due volte padre. Di Piergiorgio, nel 1977, e di Silvia nel 1980.

Mimmo Del Moro è un vulcano in continua attività. In questo ricorda molto il suo fraterno amico Marcello Camiscioni, un altro grande, che, come lui, non dovrà mai conoscere l’oblìo. Dal 1986 al 1996 contribuisce ai tanti successi dei galà benefici della Croce Verde. Dal 1995 al 1997, al vertice dell’Azienda di Promozione Turistica Sambenedettese, vara il Giro d’Italia in barca a vela.

La P.A.I., società di produzioni artistiche con il nipote Dario Gabrielli, è intanto nata nel 1980. Organizza concerti musicali di tanti big della canzone de le prime finali di concorsi di bellezza, Miss Marche, e Miss Ingambissime, quest’ultima proprio sulla centralissima Rotonda Giorgini. Nel 1984 il primo incontro di Mimmo con Enzo Mirigliani, il patron storico del concorso di bellezza più amato. Miss Italia. Un incontro molto burrascoso. Mimmo e Dario vogliono strappare la finale del concorso a Salsomaggiore, ed hanno già versato anche una robusta caparra, ma dalla città emiliana hanno rilanciato e ora il buon Mirigliani vuole rimangiarsi l’accordo.

Alla Casina delle Rose

Dall’alterco alla amicizia fraterna il passo sarà però breve. La P.A.I. diventa esclusivista del marchio di Miss Italia per Marche ed Abruzzo. Le prefinali del concorso sulla Riviera delle Palme arriveranno quattordici anni dopo. Il grande sogno di Mimmo Del Moro si realizza nel 1998. Ci riesce insieme ad altri due personaggi a cui San Benedetto deve molto. Paolo Perazzoli e Domenico Mozzoni. Comune e Assoalbergatori al fianco di Mimmo per consegnare alla Storia della città una epopea irripetibile. Il connubio fra Miss Italia e San Benedetto del Tronto sarà lungo otto, indimenticabili, estati. Quando i soldi non basteranno più, e anche la volontà politica verrà meno, Mimmo sarà il primo a soffrirne.

Con Enzo e Patrizia Mirigliani

Arriveranno la laurea honoris causa in Economia, il Gran Pavese Rossoblu, massima onoreficenza cittadina. Arriveranno, soprattutto, i due nipoti a restituirgli il sorriso. Edoardo, che oggi ha tredici anni, e Marco, che ne ha otto. I due figli di Sivia. Piergiorgio vive da anni all’estero, fra la Francia e gli States. Cominciò presentando le selezioni di Miss Italia alle feste di paese. Oggi è un casting director di grido. Armani, Cervino, Versace, solo per citare le maison più prestigiose, si fidano di lui. Ha preso il primo volo da Parigi.

Arriverà da Civita Castellana anche l’ultima sorella di Mimmo, Milena. Per dirgli addio. Lo piangeranno Dario Gabrielli, socio di una vita, il personale del Club 23, il suo chalet della bellezza, e dell’Hotel Giancarlo. Lo piangerà Ivria Montedoro, la sua più stretta collaboratrice alla P.A.I. da un ventennio almeno. I tanti amici e collaboratori, anche ex, che non lo hanno mai dimenticato. Lui e quel suo fare, anche ruvido a volte. I suoi modi spicci e le sue battute taglienti. Ma anche quella sua umanità, e generosità, che venivano sempre fuori.

Lo piangerà una città intera. La sua città. Mascherine e distanziamenti renderanno, forse, meno caldo l’abbraccio. In questo 2020 da dimenticare, ricco di ansie, paure e tanti lutti se ne va un altro grande. Giù il cappello San Benedetto. Ciao Mimmo. Ci mancherai.

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