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Reddito di Cittadinanza,
boom di domande nell’ultimo anno
Bianchini (Uil):
«Si rischia una bomba sociale»

PICENO - I dati dell’Osservatorio statistico parlano chiaro: nelle province marchigiane le richieste sono aumentate di oltre il 25% rispetto al report del 2020, in quella di Ascoli del 29,98%. L’esperto in sicurezza sul lavoro lancia l’allarme: «Prorogare il blocco dei licenziamenti e accertare i beneficiari illegittimi per garantire il sostegno alle famiglie in difficoltà»
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di Federico Ameli

Che l’emergenza sanitaria con cui da un anno a questa parte ci troviamo costretti a convivere avesse inevitabilmente stravolto non solo abitudini e relazioni sociali ormai consolidate, ma anche rapporti di natura economica e professionale, era già sotto gli occhi di tutti.

A distanza di un anno dall’avvento del Covid, tuttavia, tocca ora ai dati ufficiali testimoniare in maniera piuttosto inequivocabile il drammatico impatto del virus nel nostro Paese anche sotto il profilo lavorativo e occupazionale.

Qualche giorno fa, infatti, l’Inps ha reso pubblico il report relativo all’andamento delle domande di Reddito di Cittadinanza e Pensione di Cittadinanza.

Per chi avesse bisogno di un rapido ripasso, il Reddito di Cittadinanza (RdC) consiste in un sostegno economico finalizzato al reinserimento lavorativo e sociale attraverso un percorso di inclusione personalizzato. Qualora il nucleo familiare sia composto esclusivamente da uno o più componenti di età pari o superiore a 67 anni, si parlerebbe invece di Pensione di Cittadinanza (PdC).

Secondo i dati forniti dall’Osservatorio statistico sul Reddito di Cittadinanza, aggiornati al 7 gennaio 2021, il numero totale dei nuclei percettori dei due redditi in Italia – intesi come beneficiari che hanno percepito almeno una mensilità nell’anno di riferimento – ammonta a 1.249.809, di cui 48.804 nella nostra regione. In particolare, 45.791 di questi ultimi percepiscono il RdC – ben 10.439 in più rispetto allo scorso anno – per un importo medio mensile di 484,04 euro, mentre 3.013 cittadini beneficiano della PdC, con un aumento di 150 unità rispetto ai dati di inizio 2020 e un sussidio medio mensile pari a 228,14 euro.

Numeri importanti, che iniziano a preoccupare gli addetti ai lavori non in termini di cifre assolute, quanto piuttosto per il vertiginoso aumento delle domande fatto registrare nel giro degli ultimi mesi. Dal 2020 a oggi, infatti, nelle Marche il Reddito di Cittadinanza ha conosciuto un aumento del numero dei destinatari pari al 29,52%; percentuale che peggiora ulteriormente dando un’occhiata ai dati relativi alla provincia di Ascoli, dove attualmente 6.798 cittadini usufruiscono del RdC. Sono 1.599 in più rispetto all’anno scorso, per un aumento del 29,98% nel giro di dodici mesi.

Senza troppe sorprese, questo improvviso picco delle domande si spiega con le tante problematiche a cui negli ultimi mesi le imprese nostrane, in particolare quelle coinvolte nel settore turismo e della ristorazione, hanno dovuto fare i conti, con un inevitabile calo del mercato del lavoro.

«Risulta evidente – spiega Guido Bianchini, esperto in sicurezza sul lavoro della Uil di Ascoli –  che con l’acuirsi della crisi dovuta agli aspetti socio economici e all’emergenza sanitaria, privi di sostegno e ammortizzatore sociale di qualsiasi genere, tanti cittadini sono costretti a presentare domanda per avere un sussidio per vivere. Lo stesso vale, anche se con numeri diversi, per i pensionati, ovvero coloro che hanno una pensione e un ISEE ai limiti della sopravvivenza».

Come fa notare Bianchini, in una situazione già particolarmente delicata e a forte rischio data l’ormai imminente scadenza del blocco dei licenziamenti, le risorse previste dal Reddito di Cittadinanza, già di per sé lontane dal poter assicurare la stabilità economica ai beneficiari, rischiano di non soddisfare le richieste dei potenziali aventi diritto.

«I fruitori del sussidio sono in costante crescita in tutte le province marchigiane, a dimostrazione delle difficoltà della nostra gente -continua-. Difficoltà e ricorso che aumenteranno, poiché tra due mesi scade il blocco dei licenziamenti e urge assolutamente una proroga per scongiurare una bomba sociale e conseguentemente il rischio che questi strumenti implodano. Modeste sono inoltre le cifre percepite, che andrebbero riviste se si vuole realmente effettuare la lotta alla povertà ed evitare le diseguaglianze sociali».

Se è vero che prevenire è meglio che curare, Bianchini suggerisce alcuni accorgimenti utili per poter garantire il dovuto sostegno ai nuclei familiari in difficoltà.

«Occorre raggiungere una platea più ampia di beneficiari che ne hanno effettivamente bisogno, eliminando eventuali beneficiari illegittimi; è altresì necessario verificare i limiti e i margini degli interventi potenziali azioni per rendere lo strumento maggiormente efficace e accessibile alle famiglie bisognose -conclude Bianchini-. Sono inoltre necessarie sinergie con le politiche attive e con i progetti sociali di utilità, magari con un maggiore collegamento con i Comuni, gli enti sociali e il Terzo Settore. Attraverso le politiche attive è possibile favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro; che deriva dagli investimenti produttivi, dalla formazione e dal reinserimento nel mercato del lavoro. Il Recovery Plan è una grande opportunità per la quale anche il sindacato dovrà essere consultato e che non può andare persa se vogliamo davvero rispondere a queste povertà».


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