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Tumore diagnosticato in ritardo,
medico finisce a processo

ASCOLI - Sotto accusa la mancata rilevazione di una massa al polmone sinistro che nel successivo esame svoltosi nove mesi dopo si sarebbe rivelata non operabile. Prima udienza a maggio
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Una massa tumorale di cinque centimetri al polmone “sfuggita” all’occhio del medico, ma poi diagnosticata in un successivo esame svoltosi nove mesi dopo.

Toccherà a un giudice del Tribunale di Ascoli stabilire se c’è stata “colpa medica” in una vicenda risalente al 2016 e culminata, purtroppo, nella morte di un 61enne di Amandola (Fermo) avvenuta poi nel 2017.

Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Ascoli, Rita De Angelis, ha rinviato a giudizio per omicidio colposo un sanitario all’epoca in servizio all’ospedale di Amandola.

Secondo l’accusa, il quadro sanitario del paziente sarebbe già stato “sospetto” all’epoca del primo esame svoltosi nel mese di gennaio 2016 per la presenza di una neoplasia polmonare su cui, in quel tempo, si poteva intervenire.

L’ospedale di Amandola

Il successivo esame, anche istologico, svoltosi nel mese di settembre 2016 purtroppo confermò la presenza di un tumore al polmone, “in stadio IIIB”, non operabile.

Nonostante diversi cicli di chemioterapia, il paziente morì nel mese di settembre 2019.

I familiari sono assistiti dagli avvocati Emiliano Carnevali e Alessandro Casoni. La prima udienza del processo si terrà a maggio.

rp


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