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Yuri Gaspari: agevolare chi crea posti di lavoro, dall’artigianato all’industria, dal commercio ai servizi

ASCOLI - Il giovane imprenditore ascolano: «Viviamo in un territorio nel quale sicurezza, ambiente, paesaggio e cordialità non mancano: vorrei fosse un luogo dove giovani, famiglie, anziani, ma anche universitari, turisti o residenti saltuari possano trovare condizioni di vita più favorevoli grazie a lavoro, eventi attrattivi, spazi pubblici e residenze consoni alla nostra contemporaneità. Dobbiamo guardare alle best-practices, a chi ha fatto, coinvolgendo menti ed eccellenze, nazionali e non»
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di Piersandra Dragoni

Yuri Gaspari è un architetto, con il papà e la sorella (rispettivamente: Francesco geometra e Francesca ingegnere) si occupa della gestione dell’azienda di famiglia, la Gaspari Gabriele srl, una impresa di costruzioni ascolana molto conosciuta anche fuori dal nostro territorio. Ha 36 anni e con lui affrontiamo da subito uno dei problemi del Piceno.

I giovani se ne vanno, tu invece sei rimasto: perchè?

«Mi considero un privilegiato perchè ho avuto l’opportunità di mettermi alla prova in ambito lavorativo appena laureato mentre tanti amici e conoscenti, anche molto capaci, hanno dovuto andare altrove. Devo dire però che ciò è avvenuto nel momento peggiore per il settore delle costruzioni dal dopoguerra: l’azienda ha dovuto cercare il lavoro in giro per l’Italia e tante opere significative le abbiamo realizzate lontano da casa, in particolare negli ultimi 15 anni. Il mio auspicio è che in un futuro molto prossimo i giovani che vorranno possano tornare e trovare le condizioni per vivere serenamente esprimendo le proprie capacità e i propri talenti.»

Yuri Gaspari

Cosa si può fare per trattenere i giovani e per farne venire da fuori?

«Il territorio deve sostenere l’economia locale. Non c’è una ricetta singola perchè il mare è fatto di gocce, ma certamente occorre agevolare chi crea posti di lavoro a tutti i livelli, dall’artigianato all’industria, dal commercio ai servizi. Università, Azienda ospedaliera Marche Sud, infrastrutture, recupero dei centri storici con creazione di abitazioni a basso costo per giovani famiglie sono solo alcuni dei temi che la politica deve affrontare e degli ambiti in cui deve necessariamente intervenire. Per quanto ci riguarda, come azienda cerchiamo di dare un contributo continuando a crescere e a recuperare immobili da troppo tempo in disuso, per mancanza di manutenzione e investimenti.»

L’impresa che sopravvive è una impresa che sa cambiare: come è cambiata la tua impresa?

«La nostra famiglia lavora nel settore delle costruzioni dai tempi del mio bisnonno Francesco e l’impresa opera con continuità da quattro generazioni: negli anni si è dovuta adattare ai tanti mutamenti imposti dal mercato, abbiamo trovato il nostro equilibrio coniugando le maniere del fare dell’artigiano con l’organizzazione dell’azienda strutturata. In edilizia il cambiamento è la regola, chi non lo percepisce in tempo rischia di scomparire: in questi anni di crisi economica siamo riusciti a non smobilitare l’azienda e a non disperdere il know-how, costituito soprattutto dal capitale umano dei nostri collaboratori, questo anche quando rimanere operativi ha significato lavorare sacrificando i risultati economici.»

La pandemia vi ha indotto a fare ulteriori cambiamenti?

«Certamente. Oltre alle tante procedure imposte dalle norme per tutelare i nostri operatori diretti e per la filiera di terze ditte e fornitori, abbiamo cercato di mettere in campo sia buon senso e responsabilità sia quanto appreso nel corso degli anni: da decenni lavoriamo anche nell’ambito dell’edilizia farmaceutica e in presenza di rischio batteriologico, una esperienza che ci è stata utile per ripartire con più cognizione di causa.»

Com’è il Piceno che vorresti e che ti aspetti?

«Vorrei un luogo dove giovani, famiglie, anziani, ma anche universitari, turisti o residenti saltuari possano trovare condizioni di vita più favorevoli grazie a lavoro, eventi attrattivi, spazi pubblici e residenze consoni alla nostra contemporaneità. Questo perché già viviamo in un territorio dove sicurezza, ambiente, paesaggio e cordialità non mancano. Auspico che il Piceno non rimanga ingessato sulle posizioni che lo penalizzano ma riesca ad attrarre finanziamenti comunitari, investimenti e si sappia innovare. Infine, sai che condividiamo una passione: la musica rock. Abbiamo tanti luoghi che non devono invidiare nulla alle platee che spesso frequentiamo lontano da qui, quando tutto questo finirà vorrei che fossimo tra i primi a ospitare eventi musicali e culturali in genere: anche questo genera economia.»

Quale potrebbe essere una strategia di sviluppo per il Piceno che verrà?

«L’università e la sanità portano posti di lavoro e residenti e i residenti generano consumi, le università inoltre sono anche luoghi dove si forgiano cervelli e risorse necessarie per le aziende. Occorrono incentivi a chi assume, a chi investe per far crescere le aziende, a chi recupera edifici e parti di città degradate: le grandi trasformazioni urbane nel mondo hanno sempre generato lavoro, economia e trasformato aree abbandonate in posti fiorenti, è una lezione che non possiamo ignorare. Qui ci sono progetti di recupero urbano tenuti in scacco dalla burocrazia e dalla mancanza di spinta da parte delle istituzioni: è normale che chi vuole investire lo faccia altrove. Ci sono tanti ambiti su cui intervenire – scuole, infrastrutture e ricostruzione per esempio – che possono avviare un volano economico che migliori le condizioni di vita. Dobbiamo guardare alle best-practices, a chi ha fatto, coinvolgendo menti ed eccellenze nazionali e non. Noi in azienda facciamo così per continuare a imparare e crescere.»

 

 


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