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Vaccini, Tonino Armata:
«La paura fa dimenticare
che grazie a loro
di alcune malattie
si è persa la memoria»

SAN BENEDETTO - Il coordinatore dell'Osservatorio per l'Infanzia e Adolescenza del Comune rivierasco racconta la sua esperienza di "vaccinato" e, attraverso la consueta analisi puntuale, ricorda: «Nessuna attività umana è esente da rischi»

Tonino Armata

di Tonino Armata 

(coordinatore Osservatorio permanente Infanzia e Adolescenza Comune San Benedetto)

Una premessa: oltre al tempo (2 ore e 30 minuti d’attesa causa anche richiamo seconda dose), nell’era della tecnologia, della cibernetica, della digitalizzazione, dell’informatica, degli algoritmi, del whatsapp e quant’atro, ho constatato che il sistema sanitario nelle Marche ma anche in Italia, è di una arretratezza inimmaginabile.

Dovendo andare a fare la puntura per il vaccino anti Covid, ho chiesto alla mia dottoressa di base un documento cronologico che specificasse le mie malattie, la risposta è stata: «E’ sufficiente riempire il modulo». Avete capito bene, «è sufficiente riempire il modulo».

Nel terzo millennio, nel quale, basta schiacciare un tasto del computer e avere tutte le informazioni possibili, ci troviamo a compilare tanti fogli cartacei per poter fare la puntura anti Covid, con il problema di alcuni anziani over 80, i quali, non sapevano da dove cominciare.

L’epidemia aggredisce il corpo, ma l’inefficienza fiacca lo spirito. Quello di tutti i marchigiani, non solo di chi abbia contratto il virus. E l’inefficienza a sua volta da una ferita al sentimento d’eguaglianza. Non è forse questa l’esperienza che stiamo vivendo? Non è forse ingiusta, arbitraria, incerta come una sciarada la campagna vaccinale che si pratica nelle nostre città?

Al netto di questa premessa, ora veniamo alla cronaca.

Sabato 20 marzo alle 10, accompagnato da mio figlio, sono andato con il foglio di prenotazione al PalaSport di San Benedetto a farmi inoculare il vaccino.

Mi aspettavo l’iniezione di Pfizer-Biontech o Moderna, invece la dottoressa mi ha spiegato che l’unico vaccino disponibile era AstraZeneca.

Di fronte alla mia perplessità (per non dire disperazione), la dottoressa mi ha spiegato che  ci sono state perplessità anche di alcuni medici di fronte alla responsabilità di inoculare il vaccino in questione a soggetti di età superiore agli 80 anni.

Mi ha anche detto che oggi è questo il medicinale destinato agli over 80, poiché le dosi di Pfizer Biontech e Moderna fin qui utilizzate per i più anziani sono state accantonate per essere impiegate per il richiamo a chi già avuto la prima dose.

AstraZeneca è un vaccino sicuro dai 18 anni in su e non ci sono motivi per avere esitazioni.

Quando si gestisce un’emergenza bisogna avere un atteggiamento diverso rispetto alla gestione della normale amministrazione.

Il giudizio sul nuovo vaccino per il Covid, non può essere lo stesso di un vaccino antinfluenzale, bisogna provare a dare un nostro contributo. Quindi il vaccino AstraZeneca è disponibile per tutti e non più solo per chi ha meno 65 anni.

AstraZeneca è dunque sicuro?

Nel comunicato dell’Agenzia europea per i medicinali si legge: “Il vaccino di AstraZeneca è sicuro ed efficace. I suoi benefici superano i rischi”.

Dunque, i rischi ci sono. Venticinque possibili casi, di cui 9 fatali, su 20 milioni di dosi iniettate in Europa e Gran Bretagna. Statisticamente insignificanti, per crudele che una frase del genere possa suonare.

Nelle confezioni di Cardioaspirina, benemerito medicinale da banco di larghissimo uso, è contenuto un foglietto illustrativo di 6 pagine in corpo 5. Leggo: “Aspetti sul sistema nervoso. A dosi elevate o prolungate possono comparire: sudorazione, mal di testa, confusione, emorragia cerebrale. Effetti sul tratto gastrointestinale superiore: esofagite, duodenite erosiva, gastrite erosiva, ulcera esofagea, perforazione”. Eccetera. Nessun medicinale è privo di rischi. La parola greca pharmakon, significa pianta curativa, ma anche droga o veleno. Ciò che cura può anche uccidere.

Allargo il tema: chiunque entri in autostrada per un sereno fine settimana in campagna con la propria famiglia e il cane che già uggiola di gioia, sa di avere una minima possibilità di non arrivare alla meta; chiunque salga a bordo di un aereo idem.

Non si salva da possibili rischi nemmeno chi se ne sta a casa sua, sbrigando banali faccende domestiche. Nel corso del 2020, anche a causa della pandemia e del confinamento, ci sono stati più incidenti e infortuni tra le quattro mura domestiche che sulle strade.

In pratica non esiste un’attività umana né di quiete né di moto, né all’aperto né al chiuso che sia esente da rischi.

Il primo rischio che ognuno deve affrontare è la vita stessa.

I vaccini però sono un caso particolare perché si basano su un paradosso.

Una medicina si prende per curare un male; il vaccino invece si prende da sani per evitare che il male arrivi. Il soggetto da vaccinare non è un paziente, è una persona in salute e proprio la vaccinazione potrebbe provocargli disturbi, di gravità variabile.

Già prima della pandemia il movimento no-vax si basava su questo timore alimentato dalla descrizione di effetti collaterali per lo più d’origine superstiziosa.

Quando però ha circolato la notizia di eventi fatali probabilmente causati da un vaccino, si è diffusa una paura difficilmente controllabile proprio perché fondata su elementi irrazionali, anzi ignoti.

Il Palasport di San Benedetto, con le seggiole tricolore e le 10 postazioni vaccinali

L’associazione mentale vaccino-morte è diventata, come si usa dire, virale prima ancora che si conoscessero i risultati delle autopsie sulle vittime.

Per una volta è stata la Germania la prima nazione europea a dare prova di un’emotività largamente immotivata. Con effetto domino altri Paesi, tra i quali il nostro, l’hanno imitata.

Il timore delle autorità è comprensibile. Nella situazione data, chi è al governo preferisce essere accusato di eccesso di cautela piuttosto che di imprevidenza o di inerzia.

Resta però un dato di fondo. L’intera letteratura sulle epidemie, da Sofocle in poi, ha un dato in comune: le pestilenze scatenano una paura difficile da controllare in quanto nasce dalla sensazione di un pericolo incombente tanto più minaccioso in quanto invisibile, pronto a colpire alla cieca.

Si può capire che in un individuo privo di sufficienti cognizioni scientifiche l’idea di farsi inoculare un male, anche se in forma attenuata, per combattere un male più grande, possa provocare una reazione di rigetto.

La paura nasconde gli immensi benefici che i vaccini hanno provocato nella salute di intere collettività. Chi li teme, vede i possibili (rarissimi) effetti collaterali trascurando il fatto che la loro diffusione ha fatto scomparire — almeno in questa parte del mondo — intere malattie di cui s’è perduto perfino il ricordo.


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