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Infuria la polemica nel Pd ascolano:
dopo le consultazioni
si dimette la Merciai

ASCOLI - Alcuni iscritti ai Circoli della città prendono posizione, in netto contrasto con la direzione locale del partito. Si dimette Eloisa Merciai, segretaria del Circolo Porta Maggiore: «Ho lavorato per far ritrovare la propria identità al partito, che deve formare una classe dirigente capace e autorevole e costruire alleanze politiche sociali e territoriali alternative alla destra. Ma gli ostacoli sono stati tanti»
Dopo le consultazioni del Pd ascolano, alcuni iscritti dei quattro Circoli cittadini (Centro Storico, Porta Maggiore, Campo Parignano-Porta Solestà, Monticelli) prendono posizione politica, e la rendono pubblica, in netto contrasto con la direzione del Pd locale.

Aloisa Merciai

Lo fanno con un documento rivolgendosi agli iscritti, agli elettori e a tutti coloro che, da tempo, non si sentono più  rappresentati e hanno rinunciato non solo alla militanza, ma anche ad esercitare il diritto al voto.

“Intendiamo rappresentare la nostra contrarietà per l’aspetto organizzativo della consultazione che avrebbe dovuto riguardare i militanti e gli iscritti del Pd. È non solo auspicabile, ma necessario, così come il segretario nazionale indica, organizzare le Agorà Democratiche, in una fase successiva. La lotta interna al Pd è dovuta proprio alla debolezza strutturale di un partito che sempre più è il partito degli amministratori, dove gli elettori dei gazebo contano tanto o più degli iscritti e dei militanti. Una debolezza che riguarda pienamente anche il Partito Democratico di Ascoli, che affida la partecipazione e la direzione politica a gruppi sempre più ristretti. Il segretario nazionale Zingaretti si è dimesso rilasciando una dichiarazione esplosiva (“Mi vergogno dei comportamenti dei dirigenti del mio partito”), denunciando la degenerazione morale di una classe dirigente alla guida di un partito ormai vuoto di iscritti e spento di iniziative. Un partito che dà agibilità solo ai notabili ed ai carrieristi, rinunciando a lottare per le disuguaglianze e le ingiustizie crescenti, perché ormai non lo sappiamo più fare.
Questa rappresentazione amara – aggiungono – è però realistica e fotografa appieno il Pd cittadino. La segretaria del Circolo di Porta Maggiore-Sezione 3 Ottobre 1943, Aloisa Merciai, si è dimessa denunciando l’impossibilità di introdurre innovazioni nell’elaborazione politica e di esprimere con la pratica il sostegno al disegno strategico del segretario nazionale. La reazione a questa situazione è stato il silenzio. Alla Merciai esprimiamo piena solidarietà e la invitiamo a tornare sui suoi  passi.
Il Circolo Porta Maggiore invita tutti gli iscritti e gli elettori del Pd a mobilitarsi e a riflettere su cosa sia diventato quello che è stato il partito del mondo del lavoro e del riformismo italiano, per evitare la sua totale implosione. Il Pd deve tornare ad essere il luogo del confronto delle idee e delle proposte, lo spazio che include giovani, donne, lavoratori e pensionati. Non deve più essere dispensatore di poteri nelle istituzioni e negli enti. Il rinnovamento deve coinvolgere i territori con l’attivismo degli iscritti e dei militanti, con gli interventi sanificatori del nazionale”.
LA LETTERA DELLA MERCIAI
Care compagne e compagni, non senza rammarico devo comunicarvi la sofferta e ponderata decisione di dimettermi da segretaria del circolo di Porta Maggiore. Questo tratto della mia vita ha rappresentato un’esperienza umana e politica molto importante. Ho condiviso con voi tante battaglie, valori e idealità che affondano le radici nella cultura della sinistra Italiana, lo abbiamo fatto con passione lealtà e senso di appartenenza. Ho vissuto come donna, orgogliosamente comunista gran parte della mia vita, ho creduto e credo nel ruolo fondamentale del Partito Democratico che ha il compito di essere federatore di un centro sinistra largo, progressista, fatto di alleanze che non si costruiscono solo dentro le istituzioni, ma devono nascere nella società nei territori. Occorre riannodare quei legami sentimentali, di rappresentanza e di prospettiva politica con chi si sente escluso, con chi è piagato dalla crisi pandemica, economica e sociale che ha drammaticamente sconvolto la vita dei più deboli, nel Paese e nel nostro territorio.
Nelle mia esperienza di segretaria di circolo ci sono stati momenti difficili, spesso vissuti in forte dissenso con il gruppo dirigente che guida il partito, subendo attacchi anche personali, ingiustificabili in un confronto politico e democratico. Non per questo mi sono arresa, ma sono sempre andata avanti insieme a voi, con il sostegno che mi avete dato, convinta che i conflitti vadano rappresentati dentro, senza sottrarsi, per superarli con la forza delle azioni delle convinzioni chiare e tenaci per costruire un’unità vera, non di facciata. Credo che le durissime parole di Zingaretti che si dimette da segretario nazionale stiano soprattutto a denunciare la degenerazione morale di una classe dirigente, e inducono tutti ad una profonda riflessione. Il Partito Democratico è sempre meno impegnato a costruire processi di cambiamento, ma sempre più luogo per aspiranti a cariche pubbliche e posizionamenti personali. Al principio di lealtà ai valori e agli ideali propri del nostro partito si è sostituito il principio di fedeltà, a percorrere non la propria strada ma sentieri segnati da altri, dai capi o capetti di turno, a volte eterni ed inamovibili.
Al neo segretario Letta va tutta la mia stima e un augurio di buon lavoro; venga nei territori e potrà toccare con mano qual è la realtà, se vorrà ricostruire il partito e, dovrà ricostituirne il corpo, e l’ossatura di un corpo sono i circoli, i militanti, gli iscritti, il lavoro di chi, con tenacia e passione, tiene duro. Il partito dovrà ritrovare la propria identità, indicare l’idea di società che ha in mente, formare una classe dirigente capace e autorevole, costruire alleanze politiche sociali e territoriali alternative alla destra. Io ho lavorato per questo, ma gli ostacoli sono stati tanti, le nostre proposte le nostre idee non sono mai state accolte a volte pure negate al confronto, oggi per tutto questo ho perso anche la più residua speranza di poter svolgere una funzione utile, se pure ai margini del partito, al punto che la mia posizione è diventata ostacolo ad ogni mia partecipazione politica. Per i motivi che vi ho espresso me ne vado, ma non in punta di piedi, in silenzio come mi chiede il segretario comunale.
Me ne vado a testa alta, ma soprattutto ad alta voce perché “di tutte le cose che le donne possono fare parlare è ancora considerata la più sovversiva” e io non starò mai zitta. A voi cari compagni un abbraccio fraterno, un grazie di cuore per avermi supportato e sostenuto. Saremo ancora insieme a difendere i nostri principi e i nostri valori, la libertà e l’eguaglianza.

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