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Le radici instabili di Emiliano D’Auria
Ecco “In-Equilibrio”,
il disco al confine tra i generi

NUOVE USCITE - Il musicista ascolano torna con un album multiforme e poliedrico, simboleggiato dal travertino impresso in copertina, tra jazz e suoni avanguardistici. Con lui anche il trombettista Luca Aquino: «Vogliamo dare un segnale al settore in un momento così difficile»

Emiliano D’Auria, il primo seduto da sinistra, con la band

di Luca Capponi 

Il travertino che caratterizza l’art work mette in risalto una calzante metafora per quello che è il nuovo disco di Emiliano D’Auria: materiale mutevole ma stabile, simbolo di radici e di disequilibrio che si fa equilibrio.

Nuovo disco per D’Auria

Si intitola “In-Equilibrio“, infatti, questa creatura discografica che vede la luce in un periodo che sembra riduttivo definire particolare per il mondo della musica (e non solo).

D’Auria, ascolano classe 1974, torna dunque con un’avventura creativa insieme al suo amato pianoforte, un’avventura che lui stesso non vuol definire “jazz”: «Un termine forse troppo abusato e svuotato di significato. In questo album ci sono tanti generi, io lo chiamerei “avant garde“, un sound da terra di confine, alla continua ricerca del suono, un album cinematico ed evocativo».

Il messaggio è quindi chiaro. Poca concessione alle furbizie “commerciali”, nessuna parte cantata e obiettivo diretto verso interiorità, cinema, immagini, tra ritmi più incalzanti e sperimentazioni.

La copertina con la bella foto di Pierluigi Giorgi

Come sempre, ad affiancarlo ci sono musicisti di rango. Su tutti il trombettista Luca Aquino. Poi Giacomo Ancillotto alla chitarra elettrica, Dario Miranda al basso ed Ermanno Baron alla batteria.

Per D’Auria si tratta di un ritorno a 3 anni di distanza da “The place between things” con la formazione Jano. Il disco, registrato negli studi ascolani del Cotton Lab e prodotto dallo stesso D’Auria, era stato completato già lo scorso anno, poi il lockdown ha cambiato molte delle carte in tavola.

«Il nostro settore ne sta uscendo a pezzi, non esagero se lo definisco un disastro -spiega D’Auria- Parlo a livello ovviamente pratico, con molto di noi che hanno dovuto annullare interi tour con grandi perdite economiche, e anche psicologico: mi capita di sentire colleghi avvolti da apatia, insicuri, impauriti, alcuni hanno addirittura venduto gli strumenti. Con il mio gruppo, in due anni, abbiamo suonato dal vivo una volta sola, lo scorso settembre in Polonia: sembravamo un manipolo di ragazzini impauriti. Questa pandemia sta spegnendo molte voci e soprattutto molte anime, col disco vogliamo dare un segnale di speranza».

Curiosità. Tra i pezzi di “In-Equilibrio” c’è n’è uno intitolato “Sergej“, dedicato al mitico Sergio D’Auria, papà di Emiliano, una delle colonne della musica (non solo) picena, fondatore dello storico Cotton Jazz Club.


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