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Abramo Levato: «Turismo e tecnologia le caratteristiche di una comunità che sa adattarsi ai cambiamenti»

ASCOLI - Il manager della HP propone la sua strategia di sviluppo: «Occorre investire in formazione, perchè in un territorio martoriato da una disoccupazione giovanile vicina al 15% la creazione di competenze specifiche è la chiave di volta, ma anche in innovazione e processi alternativi perchè così si migliora la competitività degli stabilimenti»

 

di Piersandra Dragoni

 

HP Composites è una realtà che va decisamente in controtendenza, basti pensare che nel 2020, anno in cui il lockdown ha messo in ginocchio l’economia mondiale, l’azienda ascolana ha effettuato ben 120 assunzioni che aggiunte alle 220 dei trenta mesi precedenti hanno portato il totale dei dipendenti a quasi 650. Numeri sorprendenti, soprattutto dato il periodo, che sono un segnale di speranza per il Piceno, territorio da tempo in sofferenza per le conseguenze della crisi, del terremoto e della pandemia. Lungimiranza? Coraggio?  Abbiamo cercato di capire quali sono i segreti del fenomeno HP parlando con il direttore generale Abramo Levato. E siamo partiti proprio dall’inizio.

Abramo Levato

Come mai il Gruppo Everspeed ha rilevato e mantiene uno stabilimento proprio ad Ascoli?

«Jacques Nicolet, imprenditore francese nel ramo immobiliare e Gentleman Driver, ovvero pilota non professionista, nella sua seconda giovinezza decise di investire su aziende che gli avrebbero permesso di coltivare ancor più la sua passione e creò il Gruppo Everspeed all’interno del quale HP ha trovato la sua giusta dimensione. Nel 2011 scelse di investire proprio su HP perchè nonostante fosse una piccola azienda con poche decine di dipendenti già vantava notevoli competenze tecniche».

Perdoni l’interruzione: HP è l’acronimo di?

«High Performance. In italiano avrebbe potuto chiamarsi EP: Elevate Prestazioni».

Riprendiamo dal Gentleman Driver, stavamo parlando delle ragioni per cui ha investito su HP.

«Se la scintilla che ha innescato l’innamoramento è stata la competenza tecnica, è opportuno sottolineare che la tipologia di gestione aziendale improntata sul massimo rispetto, il tentativo costante di far sentire i dipendenti come appartenenti ad una famiglia e la bellezza di Ascoli e del suo territorio sono stati gli elementi che hanno convinto Nicolet a continuare ad investire su HP. Quest’ultimo aspetto, poi, come lui stesso ha più volte spiegato, è il motore che gli permette di salire facilmente su un aereo a Parigi nonostante la consapevolezza che raggiungerà la sua azienda non prima di svariate ore d’auto fatte anche di traversate dell’Appennino. Lui dice sempre che quando poi arriva in Piazza del Popolo gli torna il sorriso».

Dal 2014 ad oggi gli stabilimenti piceni del gruppo sono cresciuti di numero.

«Abbiamo 4 realtà su una stessa via della zona Industriale: oltre HP Composites, la società Ecodime Italia per la formazione sui materiali compositi, la start up Carbon Mind e la neo nata piccola scuderia endurance HP Racing voluta per rendere partecipi i dipendenti del mondo in cui operano: il sogno è vedere proprio i dipendenti stessi pilotare e gestire ai box la vettura»

HP è anche in prima linea nella ricerca e nella collaborazione con le Università marchigiane.

«Ed è capo fila in MARLIC, un progetto che coinvolge 21 imprese e 5 fra Centri Ricerca e Università che porterà alla creazione, a Camerino, di un laboratorio per lo studio e la realizzazione di materiali compositi biobased. La fibra naturale come rinforzo su materiali compositi è già una realtà e trovare anche il modo di garantire una seconda vita ai prodotti non più utilizzati attraverso eventuale riciclo sarà sicuramente al centro dei prossimi studi».

Quali sono i fattori che stanno garantendo il progressivo potenziamento della realtà HP persino in tempo di pandemia?

«Contaminazione con le realtà vicine, prediligere il chilometro zero, aprire l’azienda ai giovani cercando di farli sentire parte di un progetto di medio-lungo termine, coltivare un dialogo costruttivo e una collaborazione con le università, ricordo per inciso le borse di studio sui materiali compositi che il Ministero ha assegnato per i prossimi tre anni agli atenei di Camerino e Politecnica delle Marche… ecco, questi sono solo alcuni degli elementi guida di questo percorso non sempre facile ma decisamente entusiasmante».

Quali potrebbero essere delle concrete strategie di sviluppo per il Piceno?

«Intanto investire in formazione, perchè in un territorio martoriato da una disoccupazione giovanile vicina al 15% è chiaro che la creazione di competenze specifiche è la chiave di volta. Inoltre investire in innovazione e processi alternativi perchè così si migliora la competitività degli stabilimenti: questo è il carburante giusto per irrobustire delle fondamenta che vogliamo resistenti anche ai venti e ai terremoti più insidiosi».

Lo stabilimento della HP Composites

E il segreto del successo professionale personale di Abramo Levato?

«Alla portata di tutti: lavorare con entusiasmo per 14-16 ore al giorno, macinare chilometri, dormire poche ore a notte e mettere tanta passione in tutto, perchè solo con la passione si possono realizzare i sogni».

Com’è il Piceno che vorrebbe?

«Bella domanda tanto più se fatta a un siciliano di Siracusa, come me, adottato da un territorio splendido e pieno di potenzialità forse ancora inespresse, potenzialità che se ben valorizzate potrebbero sbaragliare la concorrenza di città molto più blasonate. Il Piceno è un piccolo gioiello che grazie al numero non esagerato di abitanti potrebbe davvero rappresentare una realtà grande dove tutti concorrono per far bene. Probabilmente la mia è una visione viziata dalla professione, ma l’esperienza ci insegna che l’unione fa la forza e che solo mettendo insieme le propositività/progettualità dei molti evitando di cadere nelle solite scaramucce dovute a questo o a quello schieramento si raggiungono gli obiettivi prefissati. Vorrei un Piceno raggiungibile facilmente nel quale turismo e tecnologia siano i principali connotati di una comunità che sa adattarsi ai cambiamenti, perchè Darwin ci ha spiegato che chi si adatta sopravvive e nessuna verità più vera potrebbe sposarsi con il territorio che ci ospita».

Ma le piace vivere nel Piceno?

«Sono profondamente innamorato di Ascoli e del suo territorio e sono felice di essere stato adottato: vivo qui da 19 anni e qui sono nati i miei figli. Mi piacerebbe fare molto di più per la città perché ne vedo il grande potenziale, sono certo che già nell’immediato futuro l’adattamento che le dicevo poco fa ci sarà».

 


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