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Esplode la protesta davanti alla Ciip
I Comitati: «No alla multiutility,
rivogliamo la buona acqua del Pescara»

ASCOLI - In tanti sono scesi in piazza davanti alla sede della società che gestisce tutto il ciclo idrico integrato. Nel mirino la qualità della risorsa che sgorga dai rubinetti e le scelte in materia di rifiuti. Petrucci: «Gravissimo che gli ascolani debbano bere l'acqua di pozzo»

di Renato Pierantozzi

(foto di Stefano Capponi)

Dagli striscioni (alcuni anche molto “coloriti”) ai volantini fino al comizio finale di protesta. Davanti alla sede ascolana della Ciip spa (sbarrata visto che la manifestazione è stata organizzata di sabato) sono scesi in piazza cittadini, associazioni e comitati contro le scelte dell’azienda pubblica che gestisce tutto il ciclo integrato delle acque dalla sorgente alla depurazione.

E’ stata scelta una data simbolica visto che proprio oggi, 5 giugno, ricorre la giornata mondiale dell’ambiente.

Nel mirino, in particolare, è finita la qualità dell’acqua con striscioni di protesta molto espliciti: “E’ pubblica o è sporca“, “Rivogliamo le buone acque del Pescara”, “Noi acqua marrone, voi + 6 milioni. Ci avete preso per cogl…“, “Rivogliamo il Consorzio Idrico del Piceno, no alla multi utility“.

La mobilitazione è servita anche per far “risorgere” il Tavolo Piceno per l’Acqua bene comune che dopo la vittoria del referendum del 2011 era finito nel dimenticatoio come ammesso dagli stessi aderenti che hanno fatto mea culpa.

«Siamo stati anche noi colpevoli -afferma la consigliera di parità, Paola Petrucci– poiché in questi dieci anni abbiamo riposto fiducia verso questa società. Ora ripartiamo con la rete anche a livello regionale facendo progetti e proposte. E’ gravissimo che una società chiuda con sei milioni di attivo grazie ai soldi delle bollette facendo bere agli ascolani l’acqua dei pozzi e ai fermani quella di sorgente».

«Dai rubinetti esce acqua arancione -accusa Gregorio Cappelli dei gruppi social nati in questi mesi- le tariffe sono aumentate e inoltre c’è l’ulteriore esborso per acquistare l’acqua minerale i cui consumi sono aumentati del 60%. E’ una situazione insostenibile con ulteriori danni all’ambiente. La Ciip torni ad essere l’azienda efficace ed efficiente di un tempo sempre dalla parte dei cittadini».

«La Ciip sta tradendo i principi del referendum -accusa l’ex presidente della Provincia, Massimo Rossi- e c’è anche il rischio che l’affidamento in house  possa decadere se l’azienda si mette a fare cose al di fuori di quello che è previsto dai piani aprendo la strada e ricorsi e all’arrivo delle multinazionali».

Assenti i sindaci soci della Ciip, mentre era presente una folta delegazione del Pd guidata dalla consigliera regionale Anna Casini che non ha risparmiato nuove bordate al presidente della Ciip, Giacinto Alati.

«Da quando c’è lui e quindi da 11 anni le bollette sono sempre aumentare e la qualità dell’acqua è peggiorata con gli ascolani costretti a bere l’acqua dei pozzi e i fermani quella di sorgente -accusa Casini affiancata dall’on. Luciano Agostini e dai consiglieri comunali Francesco Ameli e Angelo Procaccini– Mi ricordo che alcuni fa facemmo una riunione alla Ciip alla presenza anche dell’ing. Saccodato dell’Anas (attuale commissario per i lavori sulla Salaria, ndr) con oltre 600mila euro a disposizione per scavare nuovi pozzi nella zona di Foce nell’ambito dei progetti per la viabilità del sisma. Mi risulta che poi non sia stato fatto niente».

LA FOTO GALLERY DELLA MANIFESTAZIONE

 


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