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Tragedia al fiume, città sotto shock:
non si può morire così a 17 anni
L’appello del sindaco:
«Ragazzi, siate prudenti»

ASCOLI - Tante domande si rincorrono dopo la morte del giovane lungo le sponde del Castellano. Un luogo molto frequentato, a due passi dal centro e apparentemente privo di insidie, fattori che spesso portano a sottovalutare i rischi. Fioravanti: «Cercheremo di organizzare tavolo con la Provincia per capire come insistere sul tema della sicurezza»

Il tratto di fiume dove si è consumata la tragedia

di Luca Capponi 

«Ma come è potuto succedere?». 

È questa la domanda che tutta la città, ancora sotto shock, si sta ponendo da quasi 24 ore. Un ragazzo di 17 anni ha perso la vita in una tragedia che si fa fatica ad accettare. Entrato nell’acqua del fiume Castellano, non ne è più uscito. Solo dopo tre ore, intorno alle 20 di venerdì 4 giugno, il suo corpo è stato localizzato poco distante e tirato fuori dai sommozzatori dei Vigili del fuoco. Un momento straziante, di quelli che piegano il cuore. E per questo ancor più difficile da comprendere.

I Vigili del fuoco in azione

Tante le domande che dovranno trovare risposta dagli accertamenti che chi di dovere sta compiendo. Il giovane, di origine nordafricana, era ospite di un centro per minori e si trovava sulle sponde del fiume, poco distante dalla Cartiera Papale, insieme al suo gruppo.

In primis c’è da capire cosa sia accaduto intorno alle 17, quando il ragazzo è entrato nelle fredde acque del fiume, nei pressi della prima cascata che si incontra dopo aver percorso il ponticello di legno. Un luogo tutto sommato circoscritto, dove in alcuni punti si creano delle piccole “piscine” con un livello d’acqua piuttosto basso. Ma non per questo meno insidioso, soprattutto per i mulinelli che si possono creare a ridosso del salto.

La bara in cui è stato collocato il corpo del ragazzo

Il ragazzo è entrato in acqua di sua spontanea volontà? C’erano gli accompagnatori con il gruppo? Se sì, perché nessuno lo ha sconsigliato date le temperature? Oppure è scivolato? E poi, cosa è accaduto? Un malore dovuto al letale connubio tra freddo e digestione? Un mulinello, la corrente? L’urto contro un sasso oppure la paura, il panico o il fondo infido del fiume da cui non è riuscito a liberarsi?

A parte di questi interrogativi può rispondere solo chi era presente al momento della tragedia, agli altri risponderanno invece le ricognizioni sul cadavere del povero ragazzo.

Di certo, e non è una novità, c’è che quando si a che fare con il fiume occorre tanta prudenza. Soprattutto tra i giovani, che spesso, cosa fisiologica, si lasciano prendere da entusiasmi che portano a sottovalutare le situazioni. A maggiori ragione in quel tratto, frequentatissimo per la sua conformazione, a due passi dal centro, comodo da raggiungere e (solo) apparentemente privo di punti insidiosi, tutti aspetti che possono portare ad abbassare la guardia.

Fioravanti invita tutti alla prudenza

Nell’agosto del 2017, nella stessa zona, perse la vita un 24enne nigeriano che stava facendo il bagno insieme ad alcuni amici. Annegò senza che nessuno potesse fare nulla.

Anche il sindaco Marco Fioravanti è rimasto molto colpito da quanto accaduto. E lancia un appello rivolto ai giovani.

«Questa tragedia ha sconvolto tutti, il nostro pensiero va al ragazzo che non c’è più -spiega il primo cittadino-. Siamo stati chiusi per tanto tempo quindi c’è un’energia compressa dentro ognuno di noi, ma il richiamo che faccio è di prestare grande attenzione, perché si rischiano eventi tristi come questo. Ribadisco, dobbiamo essere prudenti. Ho avuto un sollecito dal consigliere Mario Tacchini, cercheremo di organizzare tavolo con la Provincia per capire come valorizzare la zona e insistere sul tema della sicurezza anche attraverso cartellonistiche adatte».

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