facebook rss

Dall’Alhambra fino al Supercinema,
passando per i “misteri” del Cinema Olimpia
Ascoli si racconta al buio della sala

LE MEMORIE cinematografiche delle cento torri rivivono nello studio condotto da Nicolò Piccioni per l'Università "La Sapienza". Ricordi, interviste e curiosità: dalle prime dimostrazioni dell’impresario Augusto Leoni nell’atrio del teatro Ventidio Basso nel 1897 si passa ai fratelli Giuseppe e Giacomo Angelini, i "Lumière ascolani". Un'epopea magica, poi la crisi degli anni '80 e il rilancio con le multisala

Qui si entrava per andare al mitico Supercinema

di Luca Capponi 

Dalla prima sala nata in città nel 1908, la Edison in via del Trivio, ai fasti del Supercinema Italia, dai misteri dell’Olimpia al mitico Cine Roma, passando per l’inesorabile declino degli anni ’80 e l’avvento dei multisala, che ha restituito alle cento torri un ruolo importante nel rapporto con la settima arte.

Nicolò Piccioni

È un viaggio suggestivo che attraversa la storia (non solo) del secolo scorso, un viaggio di celluloide che restituisce particolari inediti ma, soprattutto, contribuisce a preservare una memoria forse impolverata ma meritevole di restare viva. E di venire tramandata anche alle nuove generazioni.

Non può non far piacere, quindi, che sia proprio un giovane a realizzare lo studio intitolato “Il cinema e il Piceno: storie e memorie cinematografiche della città di Ascoli nel secondo dopoguerra“.

Lui è Nicolò Piccioni, classe 1994, ed ha condotto la ricerca nell’ambito del Corso di laurea magistrale in Spettacolo, Moda e Arti Digitali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università “La Sapienza” di Roma.

«L’argomento è stato ispirato da un progetto proposto dal professore di cinematografia documentaria, corso in cui poi mi sono laureato -spiega Nicolò-. Prima dei multisala il cinema era qualcosa di completamente diverso, un luogo di fruizione comune dove poteva succedere di tutto. Da questo siamo partiti per alcune interviste e ricerche nel quartiere romano del Pigneto. Successivamente ho pensato di fare lo stesso ad Ascoli, datosi che l’argomento mi affascinava molto».

Foto d’epoca: su un muro vicino piazza del Popolo la locandina del film “Michele Strogoff”

Dunque, in vista della tesi di laurea Nicolò si è messo in moto. Libri, riviste, incontri, immagini, intercettando tutto quanto riguardasse la storia del cinema nel capoluogo. Riportando di fatto alla luce luoghi, fatti e storie…da film. Leggendo, sembra di rivivere le atmosfere di “Nuovo Cinema Paradiso“, il capolavoro di Tornatore che narra (anche) dei fasti e della crisi delle sale.

Dall’epoca d’oro, coi posti pure in piedi e le platee che traboccavano umanità varia, all’agonia decretata dall’avvento dell’home video, tra spettacoli lascivi e film a luci rosse proiettati per sopravvivere.

E allora ecco le prime dimostrazioni pubbliche della nuova invenzione, siamo all’incirca nel 1897, organizzate dall’impresario Augusto Leoni nell’atrio del teatro Ventidio Basso. La prima sala, in via del Trivio, arriva una decina d’anni dopo: si chiama “Edison”, è vasta ed elegante, riadattata da un vecchio magazzino grazie ai “Lumière ascolani”, i fratelli Giuseppe e Giacomo Angelini. Prezzo del biglietto, pochi centesimi di lira.

Una piantina del Cinema Olimpia di Vincenzo Pilotti

Nel novembre del 1908, lo stesso Giacomo Angelini apre un pezzo da novanta, lo sfavillante “Alhambra” sotto i portici di piazza del Popolo, sala maxilusso da 300 posti. Ma gli aneddoti e le cronache ripercorse da Nicolò sono tante e tutte meritevoli.

«Ho impiegati circa 6 mesi di lavoro tra concezione, ricerche, interviste e stesura -continua-. Sono partito dalle persone a me vicine poi sono arrivato a chi ha lavorato nei cinema storici, grazie anche all’aiuto di mio padre. A un certo punto ho dovuto dire basta, le storie sono effettivamente tante, c’era molto più materiale di quanto pensassi. Fondamentale per cominciare è stato il volume “Novecento ascolano” di Luca Luna, poi l’individuazione di personaggi chiave come ad esempio la maschera per eccellenza Fernando Luzi o l’imprenditore Paolo Ferretti, fino a Erminia Tosti, moglie di Luna. Ho parlato anche col regista Giuseppe Piccioni, che mi ha lasciato sua importante testimonianza».

Sei le situazioni su cui Nicolò si è concentrato maggiormente: il Supercinema Italia (aperto nel 1935, era una delle sale più grandi d’Italia coi suoi 1.500 posti), l’Olimpia, il Cine Roma (che oggi si chiama Odeon) e il Cinema Piceno, questi ultimi due unici “superstiti” del lotto.

Anni ’80: uno spettacolo dal vivo al Supercinema

Parentesi speciale per i teatri Filarmonici e Ventidio Basso; anch’essi per anni hanno ospitato migliaia di proiezioni intervallate a spettacoli di prosa e rivista.

«È stata una bella esperienza, coinvolgente, ho scoperto una comunità di cinefili molto più nutrita di quanto pensassi -conclude Nicolò-. La media di 6 sale per 50.000 abitanti rendeva ai tempi gli ascolani molto dotti in materia, appassionati, e tutto ciò traspare dal lavoro svolto».

Curiosità. Tra le tante presenti nel lavoro di Piccioni, c’è quella dello scheletro rinvenuto nella caldaie del Cinema Olimpia, siamo nel 1950. Lui, si appurò poi, era Alvaro Bucci, la cui vicenda sulla scomparsa e sulla conseguente morte non è mai stata chiarita del tutto.

Di certo c’è che lo studio di Nicolò Piccioni meriterebbe di essere pubblicato e veicolato, magari con un ulteriore sviluppo a livello di contenuti. Se c’è qualche editore sveglio, ente o associazione, non si lasci sfuggire l’occasione per fare un bel regalo alla città.

Oggi il l’ex Olimpia ospita i locali della Bottega del Terzo Settore

L’ingresso del Filarmonici

L’interno appena restaurato

Il teatro Ventidio Basso

 


© RIPRODUZIONE RISERVATA


Torna alla home page


Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati




X