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Ferrovia dei due mari,
anche Italia Nostra dice sì:
«Fondamentale per uscire dall’isolamento»

ASCOLI - La grande opera di collegamento tra Roma e il Piceno continua a registrare consensi. Anche Gaetano Rinaldi, presidente della sezione locale dell’associazione, conferma l’importanza strategica del progetto, ribadendo la necessità di un dibattito aperto per elaborare una proposta quanto più lontana da pregiudizi e campanilismi
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Dopo le tante adesioni fatte registrare nelle ultime settimane (leggi l’approfondimento), anche la sezione ascolana dell’associazione Italia Nostra dà la sua personale benedizione al progetto della Ferrovia dei due mari, che nelle intenzioni del sindaco Marco Fioravanti e dei principali promotori dell’iniziativa dovrebbe collegare la sponda adriatica del Piceno a quella tirrenica della Capitale, contribuendo attivamente al rilancio delle aree interne colpite dal sisma del 2016 e alla piena valorizzazione del potenziale turistico e attrattivo locale.

La stazione ferroviaria di Ascoli

Un’infrastruttura di sistema, come la definisce il professor Gaetano Rinaldi, presidente della sezione ascolana di Italia Nostra, che in un momento di transizione come quello che stiamo vivendo per via dell’emergenza sanitaria in corso darebbe nuova linfa al nostro territorio sia in chiave infrastrutturale che economica, andando a implementare quella rete di collegamenti che a oggi non rappresenta certo il fiore all’occhiello di Ascoli e provincia, come anche delle aree limitrofe.

«Questa fondamentale opera – spiega Rinaldi – si trova al centro della proposta della bioregione del Medio Adriatico e consentirebbe finalmente di far uscire dall’isolamento le splendide città di Ascoli Piceno, Fermo e Teramo, i due Parchi Nazionali del Gran Sasso e dei Monti della Laga e dei Monti Sibillini, l’area del Centro Italia devastata dalla furia degli eventi sismici e lo splendore degli altipiani interni e della conca di Rieti, collegati finalmente alla metropoli romana.

Oltretutto – prosegue – questa infrastruttura consentirebbe di inserire in questo processo di sviluppo le aree dinamiche fermane e teramane, caratterizzate dalla presenza di attività economiche e industriali di indubbia importanza».

Gaetano Rinaldi

Secondo i rappresentanti nostrani di Italia Nostra, per valutare al meglio pro e contro del progetto, è necessario riscoprire e approfondire la questione legata al grande valore sistemico dell’opera attraverso un dibattito di ampio respiro, privo di pregiudizi e aperto al futuro, in grado di mettere da parte ogni sorta di interesse privato nel nome del territorio e del suo bene comune.

«Alla base di questa ferrovia – conclude il professor Rinaldi – non ci sarebbe una scelta di carattere campanilistico, bensì la volontà di realizzare un’infrastruttura che possa rendere fruibili le eccellenze di un territorio sicuramente fortunato, a partire dalla esuberante luminosità e dalla mitezza del clima fino ad arrivare all’incanto di Ascoli, Teramo e Fermo, che entrerebbero così a far parte del circuito ferroviario delle città d’arte del Centro Italia da Sulmona a Firenze, senza dimenticare i tanti borghi delle aree interne, ora ancora con gli edifici devastati dal terremoto, che prima o poi riacquisteranno il loro antico fascino».


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