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«Diciotto euro per un piatto di pasta,
non vengo più a San Benedetto»,
lo sfogo di un turista
fa discutere politici e operatori

SAN BENEDETTO - Il consigliere comunale Carmine Chiodi: «I visitatori non vanno trattati così, pronto ad offrire un pranzo riparatore». Gli addetti ai lavori del comparto accoglienza lamentano i rincari nelle materie prime
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di Marco Braccetti

 

«In uno stabilimento balneare, ho dovuto sborsare 18 euro per un semplice piatto di pasta allo scoglio. San Benedetto è davvero una bellissima località; ma se ai turisti fate certi prezzi, qui la gente scappa a gambe levate». E’ lo sfogo che un villeggiante avrebbe rivolto pochi giorni fa ad un baywatch di stanza lungo la spiaggia di Porto d’Ascoli.

«Non conoscevo affatto questa persona – ci riferisce l’operatore in maglietta rossa – mi è venuta incontro mentre ero sulla riva e mi ha raccontato questo suo episodio, evidentemente aveva voglia di riferire a qualcuno del posto la disavventura che, a suo dire, è avvenuta in un semplice pranzo. Mi sembrava una persona seria, non ho motivi per dubitare delle sue parole. L’ho sollecitato più volte a dirmi il nome dello chalet in questione, ma non me l’ha voluto dire».

Ora, riuscire a rintracciare il turista per farsi spiegare i dettagli sarebbe come cercare un ago nel pagliaio. Ma l’essenziale c’è, almeno secondo le parole del bagnino di salvamento (uno dei veterani del servizio) sul quale riponiamo massima fiducia.

La notizia di questo salasso ha acceso subito il dibattito tra addetti ai lavori e rappresentanti dell’Amministrazione comunale. «San Benedetto può vantare decenni di ottima ospitalità verso i turisti, garantita anche da un conveniente rapporto qualità/prezzo in fatto di ristorazione» afferma il consigliere comunale Carmine Chiodi, presidente della commissione Attività produttive e turismo.

«Sono sicuro che questa situazione sia come una mosca bianca che si vede una volta e mai più – prosegue l’esponente del Municipio – sono davvero dispiaciuto che un nostro villeggiante sia stato trattato in questa maniera e sono pronto a riparare personalmente. Se dovesse leggere, gli dico: contattami, sei mio ospite per un bel pranzo di pesce».

Mentre le voci degli addetti ai lavori del comparto balneare possono essere sintetizzate così: «Quest’anno, le materie prima sono aumentate e, dunque, un rialzo dei prezzi può essere giustificato, ma non a questi livelli».

Entra più nel dettaglio Luigino Capriotti, gestore dello chalet “Bagni Oltremare” ed esponente di Confcommercio: «Un litro di olio di semi è aumentato di circa 50 centesimi rispetto all’anno scorso. Anche il pesce ed altre materie prime sono più care. Personalmente, faccio ancora pagare un primo allo scoglio 9 euro e 50, come durante gli anni scorsi. Ma penso di essere io in torno, visto che qualche ritocco ai prezzi in linea con le variazioni di mercato sarebbe più che giustificato. Certo, se poi è vero quello che racconta il turista in questione, qualche mio collega ha calcato un po’ troppo la mano».

«Non conoscendo bene la dinamica dei fatti, non me la sento di demonizzare il mio collega – sostiene Serafino Bernardini, titolare dello stabilimento “Il Tritone” nonché rappresentante locale di Fiba-Confesercenti – una situazione del genere poteva essere evitata alla radice se magari il turista avesse fatto più attenzione al menù. Certi malintesi possono capitare soprattutto con i vini, con le persone che ordinano etichette senza prima accertarsi del prezzo effettivo. In ogni modo, è vero che siamo alle prese con un rialzo dei prezzi delle materie prime. Quest’estate stiamo pure affrontando difficoltà a causa del calo di turisti stranieri, come quelli russi, e certa cattiva pubblicità proprio non ci aiuta».

Sulla stessa lunghezza d’onda troviamo Giuseppe Ricci, patron dello chalet “Stella Marina” e presidente del sindacato Itb-Italia: «Quanto accaduto mi sembra una cosa esagerata, anche se non me la sento di condannare lo stabilimento che ha fatto questo prezzo, perché occorrerebbe vedere la tipologia di pescato che c’era in quel piatto. Magari invece di uno scoglio, era un marmo di Carrara. In ogni modo, in base alla mia esperienza, posso dire che, al prezzo di 10 euro si riesce ad imbastire un primo allo scoglio che coniuga bene qualità e prezzo, nel segno della migliore tradizione sambenedettese».


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