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Piovono milioni, Ascoli può davvero cambiare

ASCOLI - Il sindaco Marco Fioravanti, grande progettista, mette a segno il primo colpo: quello dei 90 milioni di euro per sistemare centro storico e frazioni. Ascoli capitale italiana della cultura 2024: i concorrenti non mettono paura
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di Franco De Marco

 

Fioravanti sindaco grande progettista, mette a segno il primo colpo

In questa rubrica avevamo definito “grande progettista” il sindaco Marco Fioravanti per il suo fervore, sin dal suo insediamento, nel mettere su carta tante e tante ipotesi progettuali. Grandi e piccole, E, diciamo la verità, non era facile, visti i precedenti, con il Piceno spesso penalizzato nella distribuzione delle risorse nazionali e regionali, pronosticare il colossale colpo riguardante il progetto della Qualità dell’abitare. Il Ministero delle Infrastrutture, accogliendo l’istanza del Comune di Ascoli, ha assegnato 75 milioni per la riqualificazione del centro storico e altri  15 milioni per la riqualificazione delle frazioni. Novanta milioni di lavori, di lavoro, di occupazione, ed edifici strategici recuperati ed indirizzati ad un nuovo sviluppo.

Il sindaco Fioravanti

La Qualità dell’abitare riguarda anche il monumentale Palazzo Saladini Pilastri che il proprietario, conte Saladino Salini, ha messo in vendita attraverso un’agenzia immobiliare. Sembrava impossibile che potesse finire nella mani pubbliche, al servizio della collettività, che potesse essere strappato alla voracità di qualche costruttore. Invece no. Pensa, scrivi, consulta, collabora, lima e definisci, ecco il “miracolo”.

Perché questi 90 milioni sono un “miracolo” non tanto per lo sforzo di tutti i soggetti coinvolti ma per la possibilità che una parte della città possa diventare più attrattiva, più ricca di opportunità e più bella. E bene ha fatto il primo cittadino “grande progettista” a rinforzare la quadra comunale dei tecnici che lavorano attorno ai vari progetti. Strada forse mai tanto battuta in precedenza. Insomma è stato sfondato un muro. Mai nella storia la città ha potuto usufruire di un intervento così sostanzioso.

Ora il problema è prepararsi a spendere bene questui soldi entrando nelle progettazioni esecutive e nell’apertura dei cantieri quando sarà ma speriamo presto. Ci vorrà una enorme capacità, come mai, per governare questi lavori. Dopo il progetto un altro efficiente gruppo tecnico per gestirlo.

Ascoli capitale italiana della cultura 2024: i concorrenti non fanno paura

Ora che sono stati resi noti tutti i concorrenti, 24 in totale, per conquistare il titolo di Capitale italiana della cultura 2024, c’è solo da buttarsi a capofitto nella elaborazione del famoso dossier-progetto da presentare alla commissione esaminatrice. Non è facile ma il capoluogo piceno, magari sulla scia di quanto conquistato con la Qualità dell’abitare, ce la può fare. Le concorrenti non fanno paura. C’è sì qualche “punta” ma, almeno da quanto emerge a prima vita, non ci sono “squadroni” invincibili e dominatori della scena.

Hanno presentato la domanda, oltre ad Ascoli, Ala (Trento), Aliano (Matera), Asolo (Trebiso), Burgio (Agrigento), Capistrano (Vibo Valentia), Chioggia (Venezia), Cittadella (Padova), Conversano (Bari), Diamante (Cosenza), Gioia dei Marsi (L’Aquila), Grosseto, La Maddalena (Sassari), Mesagne (Brindisi), Pordenone, Saluzzo (Cunero), Sestri Levante (Genova), Siracusa, Unione Comuni Montanti Amiata Grossetana (Grosseto), Unione Comuni Paestum-Alto Cilento (Salerno), Viareggio (Lucca), Vicenza, Vinci (Firenze).

Da parte del comitato tecnico scientifico, insediatosi all’Arengo, almeno fino ad oggi non sono uscite all’esterno le linee operative ma solo indirizzi di fondo. Cosa c’è nel piatto di concreto? E’ evidente che Ascoli, per vincere quest’altra battaglia, non meno importante, deve avanzare una proposta articolata con una quota – ecco il punto – significativa di originalità. Ci vuole una “cultura made in Ascoli Piceno” intendendo naturalmente anche montagna, con la sua Sibilla e le sue leggende, e mare. Non può bastare la ricerca di eventi, magari di spessore, ma di importazione e deja vu. No dipendenza da altri. Ecco la vera sfida.


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