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Nuovo ospedale in Riviera, attacco
di “Salviamo il Madonna del Soccorso”:
«Silenzio inaccettabile dei candidati»

SAN BENEDETTO - Nel ribadire la necessità di una struttura all’avanguardia da realizzare in una posizione strategica, al netto di ogni interesse politico e personale, il presidente Baiocchi esprime le sue perplessità sull’atteggiamento degli aspiranti primi cittadini e sulla raccolta firme portata avanti dal nuovo comitato “Ospedale Madonna del Soccorso: io resto qui! E ci arrivo facile”. A rischio anche il bilanciamento dei reparti con il Mazzoni di Ascoli
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Con una campagna elettorale ormai in rampa di lancio in tempi di emergenza sanitaria, l’ormai annosa questione legata al destino dei due ospedali del Piceno torna inevitabilmente al centro del dibattito politico sambenedettese.

Questa volta è il dottor Nicola Baiocchi, presidente del comitato “Salviamo il Madonna del Soccorso”, a farsi portavoce della necessità di San Benedetto e dei suoi abitanti di dotarsi di una nuova struttura ospedaliera all’avanguardia, da realizzare in una posizione strategica e in linea con bisogni e caratteristiche del territorio.

Nicola Baiocchi

In questo senso, a finire nel mirino del dottor Baiocchi è la volontà contrapposta del comitatoOspedale Madonna del Soccorso: io resto qui! E ci arrivo facile”, che ha esordito sulla scena sambenedettese lo scorso aprile manifestando la ferma intenzione di promuovere la riconferma dell’attuale ospedale come struttura di riferimento per la Riviera attraverso una campagna informativa e, in questo caso, una raccolta firme.

«Il nuovo comitato – esordisce Baiocchi – formatosi proprio quando l’indirizzo sempre più chiaro della Regione era quello di dare alla costa un nuovo nosocomio, da quanto ci riferiscono non sembra aver brillato per la chiarezza espositiva dei suoi fini.

Ha dichiarato di aver raccolto 1300 firme contro lo spostamento dell’ospedale in una zona più consona e in nome di una radicale ristrutturazione della vecchia struttura, che il Pd ci ha lasciato obsoleta dentro ma vestita in un cappotto di lusso.

Vogliamo sperare che i promotori di tale nostalgica operazione abbiano chiaramente spiegato ai firmatari quale fosse il loro vero obiettivo, ma qualche anziano e ignaro firmatario giura di aver firmato “per l’ospedale” senza avere la minima idea delle questioni annesse, connesse e sottostanti».

Secondo Baiocchi, infatti, i numeri della raccolta firme portata avanti dal nuovo comitato sarebbero stati condizionati sia dalla genericità delle motivazioni presentate ai firmatari, sia dall’onomastica che accomuna in parte le due associazioni.

«Cogliamo questa occasione – prosegue – per ricordare che il nostro comitato nel corso della manifestazione del 2019 portò in piazza 2500 persone per chiedere indietro i servizi scippati negli ultimi due lustri e per rivendicare il nuovo nosocomio sambenedettese, oltre al fatto che a sostegno della proposta per il nuovo ospedale costiero di primo livello i comitati di quartiere hanno raccolto 5000 firme.

Ci sembra che il distacco sia in ogni caso incolmabile, al netto di firme ottenute con la poca chiarezza, e a volte, ci dicono, giocando sulla similitudine del nome del nuovo comitato con il nostro. Inoltre, la Giunta regionale ha deciso per un nuovo ospedale a San Benedetto, e non vi è chi non si chieda perché mai dovremmo rinunciare ad un investimento tanto strategico dopo tante battaglie».

Al di là del discorso legato alla raccolta firme, la posizione del comitato “Salviamo il Madonna del Soccorso” resta chiara: San Benedetto ha bisogno di un nuovo ospedale, nonostante le eventuali resistenze dovute a interessi personali o politici di sorta.

Il “Madonna del Soccorso” di San Benedetto

«Oltre a ribadire che l’attuale posizione del nostro nosocomio – sostiene Baiocchi – con la crescita esponenziale del bacino di utenza e della circolazione veicolare è ormai disagiata oltre che insalubre, ci chiediamo se questo comitato si sia posto il problema di spiegare in maniera dettagliata dove saranno spostati i vari reparti durante lo svolgimento dei lunghi lavori, che lo stesso afferma dureranno circa cinque anni.

Sospettiamo fondatamente che avrà luogo uno svuotamento totale verso Ascoli, dopo le espoliazioni subìte a causa del Covid.  Resta comunque inevasa la risposta ad una domanda che abbiamo posto a più riprese: a chi può dare così tanto fastidio un ospedale nuovo situato, più o meno, nella zona di confine con Centobuchi. Abbiamo pensato a interessi di costruttori, ma non sembra ci siano progetti presentati per quell’area.

Abbiamo poi pensato che un nuovo ospedale, in quella zona, potrebbe fare ombra a situazioni già esistenti, e che piccoli e squallidi interessi particolari siano usati da qualche “personaggetto” politico per avere la certezza di dare al nostro ospedale e ai nostri servizi un colpo mortale, per poi restituirci, se andrà bene, quattro reparti nuovi di zecca e il pronto soccorso, ossia un ospedale di base al modico prezzo di 65 milioni».

Come già anticipato, un’altra questione particolarmente a cuore del comitato è rappresentata dal bilanciamento dei reparti tra il Madonna del Soccorso e l’ospedale Mazzoni di Ascoli.

«La riapertura del reparto di malattie infettive ad Ascoli – sostiene il presidente Baiocchi – è la dimostrazione che la direzione dell’Area Vasta 5 ha finalmente deciso che d’ora in poi i malati Covid verranno tutti ricoverati al Mazzoni. Se ora si è deciso per Ascoli, nonostante l’esperienza accumulata in materia e sul campo dai nostri sanitari, ovviamente anche gli altri reparti internistici del Mazzoni dovranno farsi carico di quei malati, così come si è fatto qui per la Geriatria e la Medicina. E non resta alcun motivo per non ripristinare interamente e tempestivamente tutti i posti letto e l’operatività integrale dei nostri servizi sanitari riportando qui quello che è stato forzatamente portato ad Ascoli.

L’ospedale “Mazzoni” di Ascoli

Pensare infatti di tenersi Pneumologia con Malattie infettive per ricoverare una trentina di persone e poi smantellare ancora il Madonna del Soccorso sarebbe una furbata da cialtroni che non permetteremo in alcun modo, e di questo informiamo anche le autorità regionali».

A proposito di autorità, con le elezioni amministrative ormai alle porte il comitato presieduto dal dottor Baiocchi lamenta un preoccupante silenzio in materia sanitaria da parte delle istituzioni e dei candidati sindaci sambenedettesi, accusati di aver messo in secondo piano un tema così attuale e meritevole di attenzione nell’ambito dei rispettivi programmi elettorali.

«Le dichiarazioni della politica ascolana sono chiare ed inequivocabili – ribadisce Baiocchi – e ci aspettiamo che anche in Riviera si alzi la voce di coloro che si propongono per governarci.

Che parlino, una buona volta. Perché finora a parlare sempre abbiamo sentito solo i cialtroni che la sanità della Riviera l’hanno distrutta, e che adesso puntano il dito contro gli altri. L’unica cosa certa dei programmi dei signori candidati è il silenzio sulla sanità: una sanità ben articolata, con strutture, modalità, progetti.

Ci riferiscono che la questione non sarebbe di loro interesse, e che l’argomento più nevralgico di questo momento storico non sarà oggetto della loro campagna elettorale. Spero ricordino tutti quando il comitato veniva minacciato di denuncia per “procurato allarme” in quanto, secondo gli accusatori, tutto andava bene: gli stessi che ora piangono così tante lacrime. Il silenzio dei candidati diventa perciò ormai grottesco e non più tollerabile».


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