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Riforma del piano socio sanitario,
l’attacco del Partito Democratico:
«Rischia di abbassare
la qualità dell’offerta»

SANITA' - L'allarme del Pd in vista dell’ormai prossimo approdo in Consiglio regionale delle modifiche apportate dalla giunta: «Si perderanno risorse fondamentali». L'affondo Anna Casini sulla situazione vaccini del Piceno: «La Regione manda a casa i cittadini che devono fare la seconda dose»
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pd-regione

Il gruppo Pd in Regione

«Una riforma che rischia di abbassare la qualità dell’offerta sanitaria marchigiana e di far perdere risorse fondamentali per il ripensamento del modello sanitario dopo la drammatica esperienza del Covid».

In vista dell’ormai prossimo approdo in Consiglio regionale delle modifiche apportate dalla giunta regionale al Piano socio sanitario regionale, il gruppo assembleare del Partito Democratico lancia l’allarme.

«A nove mesi dal suo insediamento – spiega il capogruppo Maurizio Mangialardi, componente della IV commissione Sanità e Politiche sociali – e dopo una miriade di annunci senza alcun seguito, con un colpo di teatro il presidente Acquaroli e l’assessore Saltamartini porteranno nei prossimi giorni in consiglio le modifiche al “Piano socio sanitario regionale” che non tengono assolutamente conto né di quanto accaduto in questo anno e mezzo di emergenza sanitaria, né delle linee guida indicate dalla missione 6 del Piano nazionale di ripresa e resilienza».

Anna Casini

«Sarebbe stato necessario che il nuovo strumento non solo prevedesse quell’auspicato potenziamento dei servizi territoriali, con l’individuazione strategica di case e ospedali della comunità, centrali operative, assistenza domiciliare e telemedicina, ma anche la razionalizzazione della rete ospedaliera con il mantenimento di quanto indicato dal decreto ministeriale 70 del 2015, i cui punti fondamentali vengono ribaditi dallo stesso Pnrr e fungono da presupposto per attrarre quelle risorse che costituiscono un’occasione unica e imperdibile per ripensare la sanità regionale -conclude-. Invece nulla di tutto questo: si è scelta ancora una volta la via dell’arroganza, della demagogia e della mancanza di confronto con sindaci e operatori sanitari, frutto esclusivo dell’incapacità di riprogrammare la medicina del territorio».

A rincarare la dose è il consigliere Romano Carancini, anch’egli componente della IV commissione.

«Una modifica, che vale 18 righe rispetto a un piano di grande complessità -afferma-. Dopo 9 mesi sono riusciti a partorire qualcosa di inaccettabile: un provvedimento in contrasto con la legge quadro nazionale, che nega i diritti, fa confusione sul modello sanitario e appare completamente piegato sulla campagna elettorale per le elezioni amministrative di San Benedetto. È evidente, infatti, che la programmazione di un nuovo ospedale a San Benedetto del Tronto risulta in netta contraddizione con la possibilità di avere nell’area vasta 5 un ospedale di primo livello. Gravissimo, poi, è il metodo unilaterale con cui sono state prese queste scelte dalla giunta regionale, che avrebbero dovuto quanto meno essere sottoposte a momenti di partecipazione con le comunità locali e oggetto di conferenza d’area vasta in ogni territorio».

Dura anche Anna Casini, ex vicepresidente della Regione ed oggi consigliere, che attacca sulla situazione vaccini nel Piceno.

«Mentre Saltamartini gioca con i numeri e da giorni propone di annacquare i risultati -spiega- negli hub vaccinali la Regione manda a casa i cittadini che devono fare la seconda dose, con il personale che, come spesso è accaduto, deve mettere la faccia per coprire le manchevolezze di chi dovrebbe organizzare una campagna del genere nel minimo dettaglio».

«A causa della mancanza di una adeguata programmazione si rischia infatti di negare un diritto sacrosanto, quello del vaccino -continua Casini- . È inaccettabile prendere in giro i cittadini e il personale sanitario, soprattutto considerate le temperature di questi giorni. Le immagini del centro vaccinale vuoto mentre la variante delta corre e ci avviciniamo ai giorni più “caldi” dell’estate sono una ferita per la sanità e la prevenzione del Piceno».

 


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