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Le ville storiche, patrimonio
della bassa valle del Tronto

SPINETOLI - Da Villa Saladini-Pilastri a Casa Santa Maria, ecco le residenze signorili d'epoca situate sui rilievi collinari, lungo la direttrice della consolare Salaria. Molte di esse erano legate alle finalità produttive, una caratteristica evidente se si considerano gli “annessi” delle costruzioni
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La caratteristica volumetria piramidale di Spinetoli, borgo d’altura

testo e foto di Gabriele Vecchioni

(foto storiche dell’Archivio Antonio Vagnoni)

Il patrimonio storico-culturale delle residenze signorili della bassa valle truentina costituisce uno degli attrattori turistici del territorio spinetolese: sono costruzioni storiche – presenti peraltro anche nel comprensorio dei comuni limitrofi – situate sui rilievi collinari della bassa valle del Tronto, lungo la direttrice della consolare Salaria.

Nella foto d’epoca, Casa Santa Maria, già Villa Guerrieri (a sinistra)

L’economia della zona, prevalentemente agricola, ha portato alla costruzione «… specie nel XVIII-XIX secolo, delle belle ville che dotano il pae­saggio di numerosi edifici di notevole valore con parchi e giardini» (B. Egidi, 1994). Già l’Abate Giuseppe Colucci, nelle sue Antichità Picene (1795), aveva scritto che «Molti Signori Ascolani avevano scelto avvedutamente il territorio […] per farvi fabbriche commo­de per villeggiarci» vicino al Tronto, in una «fertilissima campagna, coperta da ogni parte di viti, ma specialmente di olivi e fertile di grano, e d’ogni altro genere di biade».

Ancora il Colucci aveva specificato che «Il principale requisito, che gli scrittori di architettura precettano per fab­bricare una villa, è la scelta dell’aria salubre; vi aggiungono la collina con l’amenità della verdura pel piacere della vista. […] è ben fornita di tutte le prerogative, godendosi molto paese nell’intorno della valle del Tronto, con vaga prospettiva de’ suoi colli, da’ quali si vede spuntare la montagna de’ fiori, e più da lungi anche il gran sasso d’Italia; ed è dominata dall’oriente, sul cui orizzonte si scuopre un tratto di marina».

Quasi un giardino segreto: Villa Guerrieri semi-coperta dagli alberi del parco

A differenza delle ville presenti nelle Marche settentrionali, che raccontavano l’agiatezza della famiglia proprie­taria, quelle della nostra zona erano legate alle finalità produttive, una caratteristica evidente se si considerano gli “annessi” delle ville, legati alle attività rurali: sono «granai, depositi, essiccatoi, magazzini, cantine, frantoi, molini, bigattiere, roccoli [che] consentono di capire quale ruolo e quale funzione la residenza estiva doveva svolgere per il proprietario».

In epoca romana, la villa indicava una dimora rurale o un gruppo di rustici afferenti a un unico proprietario; in età medievale, indicava il nucleo costituitosi intorno all’edifìcio signorile. Più tardi, il termine è associato alla residenza di campagna con la duplice funzione operativa e di “villeggiatura”.

Villa Mozzoni. A sx, Villa Piccinini; l’edificio in rosso è la chiesa-oratorio

I termini villa e villeggiatura erano strettamente connessi: il nobile costruiva la residenza in campagna in un contesto paesaggistico scenografico, con le comodità del palazzo cittadino. La casa aveva strutture accessorie (il parco, il giardino) che permettevano di passeggiare, accogliere ospiti, praticare l’otium. Nell’Ottocento si incontra, oltre l’espressione casino, costruzione distinta dalla casa colonica e situata in posizione centrale rispetto alla proprietà (per facilitare la funzione di deposito dei prodotti), utilizzata soprattutto per la caccia e la villeggiatura.

In questo articolo saranno descritte brevemente le principali ville che punteggiano l’area, con una ridotta ma puntuale documentazione fotografica, seguendo la strada che dalla Salaria sale verso il centro di Spinetoli, per poi ridiscendere di nuovo verso la strada statale, dove si trovano le ultime strutture. Chi fosse interessato ad approfondire l’argomento può trovare notizie in letteratura e sul sito web del comune spinetolese.

La chiesetta di Villa Piccinini, dedicata al santo cinquecentesco Sant’Andrea Avellino, aveva un secondo ingresso sulla strada, per permettere la frequentazione dei fedeli

Casa Santa Maria (ex-villa Guerrieri). I fratelli Guerrieri costruirono (1833) al centro della tenuta agricola che la famiglia amministrava fin dal ‘700, «una casa di proprio uso con annesso mulino a olio a una ruota», per meglio seguire i lavori agrari.

Il sito istituzionale del comune di Spinetoli riporta le parole che, nel 1936, così descrivevano la Villa, ben visibile dalla Salaria, all’altezza della popolosa frazione Pagliare: «Chiunque da S. Benedetto, per la dolce e amenissima via Salaria, corra verso la nostra Ascoli Piceno non può fare a meno di posare [lo sguardo] su una lunga e graziosa fuga di colonne in pietra, che fanno quasi da piedistallo a un lungo filare di superbi tigli, che terminano con la nuova e degna casa residenza della Casa S. Maria».

Completamente immersa in un parco fitto di piante di alto fusto, la struttura imponente testimonia l’importanza di un tempo. Attualmente il complesso (già sede di un collegio per ragazzi), è una struttura dei Padri Dehoniani, con un frequentato santuario mariano.

Villa Cardi. La cartolina (anni Quaranta) è stata stampata in maniera errata: in realtà, la posizione dell’oratorio di San Rocco (qui a destra) è speculare

Villa Piccinini (ex-Giacomini, secc. XVIII-XIX). L’edificio si trova in Contrada Palazzi, a circa metà strada tra la frazione Pagliare e il capoluogo, circondata da un ampio parco e con una chiesa-oratorio dedicata a Sant’Andrea Avellino, già presente nel 1815. A differenza di altre, non è stata una proprietà di nobili ma della borghesia. Una breve digressione. Nell’Ottocento, la borghesia produttiva raggiunge un elevato tenore di vita, e acquista vaste proprietà, continuando la tradizione, tipicamente aristocratica, di “villeggiare” nei pressi delle proprietà terriere.

Edificata dalla famiglia Ventura nella prima metà dell’Ottocento, come «casa di proprio uso» (ma nel Catasto del 1876 diventa «casino di villeggiatura»); attualmente è proprietà della famiglia Piccinini.

Villa Cardi

Casa Mancini. L’imponente edificio ristrutturato e con un ampio orto-giardino sul davanti (verso il fondovalle), nasce come casa di abitazione (1855) della famiglia Pierantozzi. Nel 1885 diventò proprietà di Nazzareno Mancini, abruzzese di Torano Nuovo, convinto dalla bontà della posizione e dalla qualità dei terreni agricoli annessi. Mancini fu anche sindaco di Spinetoli (nel 1911).

Villa Cardi. La grande costruzione di Villa Cardi è in stile neoclassico con, sulla facciata principale, un grande timpano decorato da un mascherone di travertino, con una formella recante la data di costruzione del primo corpo (1797); gli ambienti interni sono af­fre­scati in stile neoclassico. Nelle immediate vicinanze, è situato l’Oratorio extra moenia di San Rocco (articolo precedente, leggilo qui).

La costruzione, utilizzata per la villeggiatura, era situata in posizione dominante per controllare i lavori dell’azienda agraria ad essa collegata. Le ultime modifiche alla costruzione risalgono ai primi del Novecento, volute dalla famiglia ascolana Cardi, divenuta proprietaria dell’edi­ficio. Una menzione particolare merita il bel giardino, costruito su più livelli e dal quale si gode uno splendido panorama.

La limonaia di Villa Cardi durante una vista guidata del FAI (ph P. Balestra)

Villa Piediprato. La villa e gli edifici di pertinenza, circondati dal parco, sorgono su un rilievo, di fronte all’incasato di Spinetoli. La prima costruzione (dei Tibaldeschi) risale, probabilmente, ai secc. XIII-XIV e aveva funzioni difensive. Divenuta proprietà del cardinale Felice Centini, uno dei giudici del processo a Galileo Galilei, la villa fu donata al nipote Giacomo. Alla figura di quest’ultimo è legato l’avvenimento per cui è famosa. Nei sotterranei della villa avvenne un episodio a metà strada tra superstizione e stregoneria: sarebbe stata “maledetta” un’immagine di Papa Urbano VIII, per favorirne la morte e l’ascesa al soglio pontificio del cardinale; una volta scoperta la congiura, il Centini fu decapitato.

Più tardi, i Centini aggiunsero il cognome Piccolomini; nel 1860, a causa del dissesto economico del Conte Giacinto Centini Piccolomini, la proprietà fu acquistata dal chirurgo ascolano Costanzo Mazzoni, medico di Papa Leone XIII. Nel 1922 la villa passò per via ereditaria ai Marchesi Flajani, che la cedettero nel 1989 agli attuali proprietari, i Castelletti.

Villa Piediprato

Il magnifico giardino, terrazzato e rivolto verso la Vallata del Tronto, è un giardino all’italiana con siepi di bosso, palme, cipressi, roseto e limonaia.

Villa Marcatili. La residenza è l’unica che non sorge su un rilievo collinare ma nel fondovalle (nella frazione Villa San Pio X), sulle rive del Fiobbo, affluente di sinistra del Tronto. I proprietari attuali sono i Cardi ma la villa fu eretta, nel sec. XIX, dai conti Marcatili, famiglia originaria del Fermano ma “ascolana” di adozione; la costruzione era strettamente legata allo sfruttamento agricolo del territorio. Tra gli annessi, un frantoio, tuttora in attività, un mulino e un’imponente bigattiera; quest’ultima è un interessante opificio del periodo pre-industriale, per la coltivazione del baco da seta (una delle peculiarità del territorio), costruito nel 1830 su un panoramico rilievo ma bisognoso di un ra­di­cale intervento di restauro.

Villa Piediprato. L’agrumeto (ph L. Piunti)

Villa Saladini-Pilastri. L’imponente costruzione neoclassica è situata in contrada Piedipra­to, su un poggio che domina la vallata e la sottostante via Salaria. L’edificio risale al sec. XIX e si deve all’antica famiglia Saladini, le cui origini risalgono all’anno Mille e alla quale appartengono diversi personaggi legati alla storia della città picena. Il progenitore della famiglia è Lodovico, feudatario di Rovetino, alle falde dell’Ascensione; nel sec. XVIII, grazie a un matrimonio, i Saladini unirono titolo e arma con i conti Pilastri di Cesena.

Villa Piediprato (allora Villa Mazzoni) in una cartolina del 1925

La villa, alla quale si accede con un monumentale ingresso sulla Via Salaria, ha diverse strutture annesse, tra le quali un’avviata cantina di produzione enologica, diversi appezzamenti di terra, case coloniche, una piccola chiesa e un roccolo per la caccia. Nel giardino, una lussureggiante vegetazione di querce, resinose e palme.

Villa Piccinini (ex Sgariglia). La costruzione sorge in posizione sopraelevata rispetto al fondovalle, in località Villa Ciarulli. Per arrivare alla villa si attraversano strutture produttive legate all’attività vivaistica dell’attuale proprietario.

Alessandro Piccinini, patrizio di Ascoli (originario della frazione di Mozzano), avvocato e segretario del Papa, nel 1850 acquistò il “casino di villeggiatura” dalla famiglia ascolana degli Sgariglia. La costruzione ha diversi “annessi” (case coloniche, mulino, oratorio). Al viale d’ingresso si accede oltrepassando due pilastri sui quali il proprietario fece apporre due scritte in latino che chiarivano la funzione della sua proprietà: OTIA EX STUDIO e SIBI SUIS ET AMICIS ([per il] tempo libero dallo studio per sé e gli amici). Le parole volute dal proprietario rimarcano la funzione della residenza: un refugium dove passare momenti sereni in famiglia e con gli amici.

Villa Saladini-Pilastri

Ciclisti percorrono la Salaria di fronte al monumentale ingresso di Villa Saladini

Villa Marcatili in una cartolina del 1951

La bigattiera, ormai fatiscente

 


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