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Sconosciute al fisco, la Guardia di Finanza scopre sette imprese fantasma

L'OPERAZIONE delle Fiamme Gialle di Fermo ha portato a scoprire veri e propri “evasori totali” ai quali è stata constatata l’omessa dichiarazione di ricavi per oltre 10 milioni di euro e la mancata presentazione delle dichiarazioni ai fini Iva per un’imposta dovuta di oltre 1,2 milioni di euro. Sequestrate somme per oltre 700.000 euro
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Per contrastare gli effetti distorsivi causati alla concorrenza ed al mercato dall’evasione e dalle frodi fiscali, accentuati dall’emergenza sanitaria e dalla conseguente crisi economica, la Guardia di Finanza di Fermo negli ultimi mesi ha concretizzato un’attività investigativa mirata e selettiva a tutela delle entrate, per individuare soggetti con elevati profili di “pericolosità fiscale”.

Infatti, grazie a specifiche indagini preventive, sono state scoperte sette aziende totalmente sconosciute al fisco, veri e propri “evasori totali”, e nel complesso è stata constatata l’omessa dichiarazione di ricavi per oltre dieci milioni di euro, la mancata presentazione delle dichiarazioni ai fini iva per un’imposta dovuta di oltre 1,2 milioni di euro e sono state sequestrate somme per oltre 700.000 euro.

Significativo il risultato conseguito nell’ambito di controlli eseguiti a tre aziende operanti nel settore del commercio elettronico online, la nuova frontiera del mercato nazionale ed internazionale del terzo millennio, settore che sta vivendo una fase di straordinaria espansione soprattutto in questo periodo pandemico.

L’attività condotta nei confronti delle tre aziende, attive nel settore dell’e-commerce per la vendita on line di calzature ed accessori, si è conclusa con la constatazione dell’omessa dichiarazione di ricavi per 6,4 milioni di euro e della mancata presentazione delle dichiarazioni Iva e con la segnalazione all’autorità giudiziaria di tre responsabili per reati penali-tributari.

Contestualmente, è stata avanzata proposta di sequestro preventivo “per equivalente”, per recuperare quanto constatato e per garantire l’effettivo ristoro alle casse dello Stato di quanto illecitamente sottratto alla collettività.

Grazie alle numerose banche dati operative disponibili, è stato poi possibile rilevare l’incongruenza tra le ingenti movimentazioni finanziarie evidenziate in sede di controllo anti-riciclaggio ed il profilo economico patrimoniale delle parti, formalmente nemmeno titolari di partita Iva.

 


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