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Caldo africano, il meteorologo:
«Il picco registrato a metà settimana,
a Ferragosto risaliranno le temperature»

L'ESPERTO - Massimiliano Fazzini, docente sambenedettese di Unicam: «Il termometro scende un po' per rialzarsi domenica. Seguiranno un paio di giorni di pioggia, ma non ricaricheranno le falde acquifere». Sulla siccità: «In alcune zone negli ultimi due anni, annualmente non sono caduti più di 500 millimetri di acqua, tipico delle regioni semi aride. E’ un segnale molto critico»
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di Michele Carbonari

 

«Il picco massimo degli effetti dell’anticiclone africano si sono registrati tra martedì e mercoledì. Non ci sono stati, né ci saranno record di temperature in questa ondata di calore», così il meteorologo Massimiliano Fazzini, sambenedettese docente all’Università di Camerino (sezione di Geologia della scuola di Scienze e Tecnologie).

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Massimiliano Fazzini

NUOVO CLIMA – «Se fino a vent’anni fa un’ondata di calore come quella di questi giorni poteva essere considerata estrema, ora siamo nella normalità – spiega Fazzini -. Fa parte della nuova climatologia della nostra zona: può capitare una o più volte durante l’estate. È un’ondata di calore di moderata intensità e significativa, ma non eccezionale, anche se nei fondi valle negli ultimi giorni si sono raggiunte punte di 38 gradi. In questo caso persisterà fino a tutto Ferragosto».

«La giornata del 15 sarà stabile e prevalentemente soleggiata, con qualche addensamento sui rilievi ma senza precipitazioni -continua-. Le temperature resteranno sui valori di oggi e il mare sarà poco mosso. A differenza di altre ondate di calore che si sono verificate negli ultimi anni, questa volta le temperature minime scendono abbastanza nella notte, quindi c’è un minimo di refrigerio rispetto alle punte del giorno. Proprio oggi c’è stato un lieve cambiamento della circolazione dell’aria. Non credo che a questa possano seguirne altre più forti. Si va verso la fine della stagione, il sole è meno alto, le ore di sole alto sono in calo e tutto ciò non favorisce punte massime estreme».

TEMPERATURE DI 40 GRADI – «Considerando la conformazione delle Marche, non ci sono state punte eccezionali di temperature, queste si hanno quando c’è il Garbino. Basta che durante l’estate si abbia una conformazione del tempo per cui arrivano venti da sud ovest che, scendendo dall’Appennino, si scaldano notevolmente e quindi si toccano i 40/41 gradi, come ad esempio avvenuto circa due settimane fa, quando ci sono stati i tre, quattro giorni più caldi dell’estate». Il 31 luglio a San Severino è stato registrato il record di temperatura massima nelle Marche: 40,8 gradi. La città settempedana rientra in quella zona maceratese più o meno circoscritta in cui si toccano i valori estremi.

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Dissetarsi per combattere il caldo (foto Fabio Falcioni)

VERSO FERRAGOSTO – Superato il picco di caldo raggiunto fra ieri e oggi, i prossimi giorni dovrebbero essere più godibili. A ridosso di Ferragosto, però, si prospetta una nuova impennata delle temperature. Queste le previsioni.

«Le massime scenderanno di un paio di valori tra giovedì 12 agosto e venerdì, poi domenica potrebbero risalire perché fra lunedì e martedì passerà una perturbazione veloce ma intensa – spiega l’esperto -. Questo perché prima della perturbazione si ha un richiamo di aria calda, quindi si potrebbe avere un piccolo rialzo termico, che potrebbe durare poche ore o al massimo un giorno. Questo fronte atlantico potrà dare dei rovesci, anche temporaleschi e di moderata intensità. Sono piogge che non servono per ricaricare le falde acquifere o per l’agricoltura. Anzi, possono provocare danni. Non risolvono i problemi di siccità che ci attanagliano da anni».

SICCITA’ – «La situazione è decisamente preoccupante perché questo è un anno che per ora si sta rivelando secco – prosegue Fazzini –. In certe zone costiere e di fondo valle le cumulate per ora sono sotto i 200 millimetri, quindi veramente basse. Nelle stesse zone, negli ultimi due anni, annualmente non sono caduti più di 500 millimetri di acqua, tipico delle regioni semi aride anziché sub umide come rientra la nostra regione. Questo è un segnale molto critico: se lo ritroveremo nei prossimi due o tre anni alcune zone della regione potrebbe iniziare ad avvertire un inaridimento, che potrebbe portare ad un calo della produzione agricola o ad un maggior ricorso all’irrigazione non solo durante i periodi estivi ma anche nei mesi primaverili. In questo senso i cambiamenti climatici sembrano essere già presenti e gravosi».


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