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Baby gang in Riviera,
controreplica del Sap:
«La soluzione può essere valutata
soltanto dalla Prefettura»

IL SINDACATO di Polizia, attraverso il suo segretario provinciale Massimiliano d'Eramo, risponde all'intervento di Gian Luigi Pepa, assessore al decoro urbano del Comune di San Benedetto
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di Andrea Ferretti

 

“Baby gang a San Benedetto”. Non è il titolo di un film poliziettesco degli anni ’70 – quelli che andavano forte al cinema con Maurizio Merli nei panni del commissario Betti, o magari con Er Monnezza l’improbabile ispettore romano interpretato da Tomas Milian – ma il termine con cui nella Riviera picena sono accaduto incresciosi episodi che hanno visto protagonisti (buoni e cattivi) ragazzi, anche minorenni.

“Baby gang” è un’altra cosa. Lo sa bene il Sap, sindacato di Polizia composto da gente che da decenni indossa una divisa e che ha anche lavorato su fronti ai quali ciò che accade a San Benedetto fa forse solo sorridere. E lo sa bene anche l’assessore al decoro urbano del Comune di San Benedetto, Gian Luigi Pepa, avvocato, che ricopre un ruolo istituzionale come quello di assessore. Fa bene a tenere alta l’attenzione su un problema, che deve comunque restare circoscritto. Altro, al momento, non risulta essere. In caso contrario, se ne sarebbe già occupato il prefetto di Ascoli Carlo De Rogatis attraverso una delle periodiche puntuali riunioni del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.

Inoltre, nessun grido d’allarme si leva neppure dalla Questura, istituzione che nella provincia di Ascoli, e quindi anche a San Benedetto, rappresenta il Ministero dell’Interno.

Alla replica dell’assessore Pepa, che proprio questa mattina venerdì 13 agosto aveva replicato al Sindacato di Polizia Sap, rappresentato dal segretario provinciale di Ascoli Massimiliano d’Eramo, arriva ora la controreplica lampo dello stesso d’Eramo.

Eccola: «In data odierna ho avuto modo di leggere la risposta dell’assessore del Comune di San Benedetto signor Pepa ad un mio comunicato stampa riferito al fenomeno delle baby gang che sta preoccupando i territori rivieraschi, e non solo, di questa provincia. Sono certo che la replica non è collegata ad una questione di visibilità alla prossima tornata elettorale sambenedettese, ma è animata dal forte attaccamento dell’assessore. Tra le righe, però, non ho potuto far a meno di percepire una nota di polemica e rammarico dell’assessore, forse risentito del mio intervento, che confermo in toto. Avendo il dubbio che egli non abbia inteso con precisione il mio pensiero, ritengo opportuno chiarirlo nuovamente a scanso di equivoci. Ribadisco che le soluzioni tecniche-operative da intraprendere per far fronte a circostanze di emergenza di ordine e sicurezza pubblica nella provincia debbano essere valutate e decise dall’unico organo previsto dalla normativa, ovvero dal comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica convocabile dalla Prefettura. Tutte le valutazioni, ancorché legittime e di buoni propositi fatte al di fuori del comitato, rimangono fine a se stesse. A tal proposito, approfitto del forte attaccamento al territorio dell’assessore Pepa per chiedergli, dato che persegue lo stesso mio obiettivo di aumentare la sicurezza dei cittadini, e in considerazione che è un esponente politico di una forza di Governo, di farsi portavoce della problematica presso il vice ministro Nicola Molteni affinché si possa finalmente far elevare di grado il Commissariato di San Benedetto, con conseguente aumento di uomini. E, quindi, senza dover sguarnire il personale della Questura di Ascoli, già fortemente sotto organico».

 

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