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Cristo Redentore:
statua in balìa dei vandali,
ma ora ci pensano
i Maestri del Lavoro

ASCOLI - L’opera, realizzata 67 anni fa dallo scultore ascolano Antonio Mancini, è deturpata. Come l’area verde che la circonda, da anni è nel completo abbandono. Scatta l’iniziativa “Adottiamo un monumento”
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La statua del Cristo Redentore, opera dello scultore ascolano Antonio Mancini, che da 67 anni (venne inaugurata il 18 maggio 1954) domina Ascoli dalla collina del Sacro Cuore, da molto tempo vive nell’abbandono e nel degrado. Non più meta di turisti, ma di vandali che sfogano – in questo caso non solo approfittando del buio della notte ma anche di giorno – le loro frustrazioni con spray e danneggiamenti vari.

E’ così che, nell’ambito dell’iniziativa “Adottiamo un monumento” promossa dall’Amministrazione comunale, la Federazione Maestri del Lavoro di Ascoli-Fermo si è resa disponibile ad “adottare” il Crocifisso del Sacro Cuore, con l’intento di evitare che, una volta ripulita e risistemata l’opera (compresa l’iscrizione Tibi Servator Divine Honos et Gloria, mancante di diverse lettere) e l’area verde che la circonda, non si ritorni al vergognoso degrado in cui versa attualmente. Situazione che una città candidata per essere Capitale italiana della Cultura 2024 non può e non deve permettersi.

Si tratta di una scultura ricavata da massi di travertino provenienti da Castel Trosino. È alta 12 metri dei quali 7 di basamento (disegnato dal famoso architetto Vincenzo Pilotti) e 5 di statua. Nel corso di questi decenni il monumento è stato lesionato dalla caduta di fulmini nel 1965 e nel 1990, ma sempre puntualmente restaurato.


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